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Graziella Viviano, la mamma di Elena Aubry, la giovane motociclista morta sulla Cristoforo Colombo per il manto stradale dissestato, annuncia che ci sono i primi indagati per questa morte assurda

La morte assura e ingiusta di Elena Aubry morta a 25 anni per aver perso il contro della sua moto sulla Cristoforo Colombo ha cambiato per sempre la vita della mamma, Graziella Viviano, che da quel maledetto giorno combatte senza sosta perchè venga fatta giustizia. Una battaglia, che non le riporterà indietro il sorriso di Elena, ma una battaglia che è diventata preziosa per tutti, perchè al centro della lotta di Graziella c’è la situazione delle nostre strade, la sicurezza con cui possiamo tutti quanti muoverci sui nostri mezzi, insomma, la sua è diventata una battaglia per la civiltà.

Oggi questa battaglia fa un passo avanti, ed è la stessa mamma di Elena Aubry ad annunciarlo, come di consueto, sul suo profilo Facebook:

“Ci sono i primi indagati per la morte di Elena.”- annuncia mamma Gabriella, andando subito al punto, a una notizia attesa, non per brama di vendetta ma per sete di giustizia, come spiega lei stessa nel post.

Tre funzionari del Comune di Roma sono infatti da ora indagati per omicidio colposo, relativamente alla morte di Elena Aubry. Prosegue, nel suo post su facebook la mamma:

” Che quella strada sia la causa della sua morte , mi pare sia fuori da ogni dubbio. Altre due persone cadute li a 15 giorni di distanza dal suo incidente, tanto da ascoltarmi a chiudere quella strada (lo è stato fatto dopo un anno, almeno per le due ruote). Ma non è bastato: una decina di giorni fa un altro scontro di auto, esattamente davanti all’albero di Elena, sempre “per quelle maledette radici”. Io non provo odio “personale” verso nessuno. Ma un processo, la Giustizia, non può che stabilire dei principi che devono essere oggettivi. E il principio in questa vicenda è “La strada non deve uccidere”, né Elena, né nessun altro, mai più, ora e sempre”.

E chiarisce poi, ancora una volta, cosa la porta a combattere, cosa la muove dal profondo, quanlcosa che parte dalla necessità di avere giustizia ma poi va oltre:

Che la morte di Elena almeno serva a determinare questo: la strada è un elemento del nostro vivere quotidiano, indispensabile per “la struttura” del vivere. In termini urbanistici si definisce “urbanizzazione primaria”. Le case senza strade non sono un agglomerato urbano, non possono essere realizzate, non hanno senso senza il loro elemento di fruizione: la strada. Ecco perché la strada deve e non può che essere “la base minima” da cui non si può prescindere per la vita dell’essere umano. I Romani ce lo hanno insegnato e ancora partono da Roma “le Consolari” che vanno per tutta Italia. Questa base minima DEVE essere sempre garantita, da chiunque, sempre altrimenti il cittadino è in pericolo costante. E poi crollano i ponti, cedono i viadotti…. In questi anni ci siamo “distratti” da questo principio fondamentale. Ci siamo occupati “di cose più importanti” quando la manutenzione delle infrastrutture ” è la cosa più importante” la “base” di un paese. Che la morte di Elena sia servita e serva almeno a determinare questo. Io non potrò sorridere più, come in questa foto. Mi è stata tolto molto più della mia vita che sarei disposta a dare, anche adesso, se questo servisse a riportare Lei. E chi mi conosce sa che lo dico perché lo penso e lo farei. Ma, malgrado tutto, non provo odio per nessuno. Sono una donna di principi, ferrei, dai quali non derogo, ma l’odio, l’accanimento, il giustizialismo “ad personam “, proprio non mi appartiene. Un processo stabilisce “principi” di giustizia ed è “giusto” che questi vengano stabiliti e “definiti” una volta per tutte e spero che il processo di Elena su questo aspetto ” faccia giurisprudenza”. Per il resto, quello che personalmente dirò e farò, poi si vedrà”.

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