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Dove finiscono le parole di Andrea Delogu: la dislessia come non ve l’hanno mai raccontata

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Dove finiscono le parole, è il nuovo libro di Andrea Delogu, in cui la conduttrice, con una buona dose d’ironia, racconta in prima persona la dislessia

“Per noi, è come se ogni testo fosse scritto con l’inchiostro simpatico, con le lettere che all’improvviso scompaiono” La dislessia come non ve l’hanno mai raccontata ora la potete scoprire grazie a Dove finiscono le parole, il libro di Andrea Delogu, edito da RAILibri, che racconta com’è convivere con questo disturbo dell’apprendimento.

La conduttrice televisiva e radiofonica è alla sua seconda prova da scrittrice e, dopo il successo de La Collina, best seller in cui raccontava della sua infanzia a San Patrignano, si mette ancora in gioco narrando di qualcosa che la accompagna da tutta la vita, ma a cui ha potuto dare un nome solo da adulta, a ventisei anni.

“Ho scritto questo libro pensando al fatto che quando io ho scoperto di essere dislessica, ho sentito subito il bisogno di leggere tutto quello che trovavo sull’argomento. Ma ho trovavo solo testi scritti da studiosi o da psicologici, niente che mi rassicurasse, niente che mi facesse sentire che non ero sola ad affrontare questa cosa.” ha raccontato Andrea Delogu, nel corso della presentazione del libro a Roma, a Casa Ripetta, “In ‘Dove vanno le parole’ racconto la mia storia in prima persona, e la racconto soprattutto per i ragazzi dislessici, che possono capire che una ragazza un pò più grande di loro, dislessica come loro, è riuscita a coronare tutti i suoi sogni.”

Il libro è stampato in un font particolare, studiato da un italiano e pensato proprio per agevolare la lettura ai dislessici. La Delogu ci mette tutta la sua verve narrativa per spiegare a ‘dis’ e ‘non dis’ la sua vita sempre in salita, dalle elementari fino alla fine del liceo, quando doveva faticare il quadruplo degli altri e, nonostante tutti i suoi sforzi, il suo rendimento non migliorava. Ed ecco il racconto pieno di vita e di ironia, di una odissea personale tra lezioni aggiuntive, ansie, strategie di apprendimento alternative e tutto quello che una ragazzina intelligente e volenterosa ha potuto mettere in campo per vincere la sua battaglia per l’apprendimento. Si, perché, che la piccola Andrea fosse dislessica, durante tutto il suo percorso scolastico, nessuno si è mai accorto. Erano altri tempi, certo, parliamo degli anni a cavallo tra gli 80 e i 90, ma ad oggi, la Delogu ha la sensazione che la situazione non sia così cambiata. E anche per questo ha deciso di pubblicare il suo libro.

Bisogna parlare di dislessia, fare informazione. Ancora noto un certo imbarazzo nella reazione delle persone quando dico:‘sono dislessica’, un imbarazzo che può essere abbattuto dando informazioni sulla dislessia, che non è una malattia. Questa è la cosa che andrebbe spiegata, a chi è dislessico e sopratutto a chi non lo è. A parte la difficoltà di apprendimento, se l’approccio alla dislessia rimane ancora quello di ‘hai qualcosa che non va’, allora, chi la ha, può avere anche dei problemi di autostima, di depressione. Quando invece si capirà che è solo una strada diversa per arrivare alle cose, sarà più facile per tutti. Se un bambino ha problemi di vista deve mettere gli occhiali, se un altro è dislessico, deve a vere a disposizione i suoi strumenti.”

Eppure la situazione in quanto a informazione, sembra molto cambiata dagli anni in cui la piccola Delogu arrancava perché nessuno sapeva che mezzi era giusto usare con lei per farla imparare. Ma la conduttrice non è della stessa idea.

“Quando mi dicono ‘ma ora è una cosa di cui si parla tanto’, io non ho la stessa sensazione. Dai messaggi che ricevo di genitori e insegnanti ho l’impressione che la gestione della cosa nelle scuole italiane sia lasciata alla buona volontà degli insegnanti. Se il ragazzo dislessico ha la fortuna di incontrare un insegnante preparato, sarà anche messo in grado di stare al passo con gli altri. Se invece non ha questa fortuna, il suo percorso sarà difficile.”

Il percorso di Andrea Delogu, raccontato nel libro con vivacità e positività, è stato comunque faticoso e irto di ostacoli, e per molto tempo, questi ostacoli sono rimasti senza un nome.

“Ho dovuto aspettare 26 anni per capire che sono dislessica. E sono stata contentissima quando l’ho scoperto, per caso, grazie a un video su youtube che aveva trovato mia madre. Finalmente sapevo, finalmente ho potuto iniziare a capire. Quello che è importante dire ai ragazzi dislessici, alle loro famiglie,è che la dislessia non è qualcosa di brutto, è solo un modo diverso di apprendere. E loro possono tagliare il traguardo come tutti i loro coetanei. Per arrivarci prenderanno semplicemente una strada diversa”.

Il libro, uscito da pochi giorni è già alla terza ristampa. La metà dei proventi delle vendite andrà all’Associazione Italiana Dislessia che li utilizzerà per programmi formativi nelle scuole.

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