donne in stem

La lotta al gender gap passa anche dall’interesse delle donne alle materie STEM.

Nelle materia scientifiche, ingegneristiche e matematiche infatti, le donne sono ancora in forte minoranza, e questo le taglia fuori dalle grandi opportunità che si porta dietro la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo.

Donne in Stem, ancora troppo poche

Secondo i dati dell’Istituto Europeo per la Gender Equality per esempio, nel digitale, solo 2 posti di lavoro su 10, in UE, sono occupati da donne.

In Italia, le ragazze che scelgono di iscriversi alle facoltà universitarie dell’area STEM sono solo una su sei.

Una differenza, anzi ‘una segregazione’, che lascia uno dei campi lavorativi capace di garantire migliori stipendi e prospettive di carriera, quasi esclusivamente alla forza lavoro qualificata maschile. Un rischio di esclusione che non farebbe altro che allargare il già ampio gender gap. Ecco perché, devono diventare di più le donne in STEM.

 Il presidente del Consiglio Draghi, come già annunciato mesi fa, ha assicurato pochi giorni fa, in occasione di una visita ai laboratori del Gran Sasso, che una quota dei fondi del Pnrr, circa un miliardo, sarà usata per incentivare le ragazze ad avvicinarsi al mondo della scienza e della tecnologia, e a scegliere quelle facoltà che assicurano sbocchi professionali nei settori chiave dello sviluppo scientifico e tecnologio. A tutto vantaggio della lunga marcia verso l’equità, ma anche del Pil del paese.

Le prime #100ragazzeinStem de La Sapienza

Su questa scia, arrivano le prime 100 borse di studio dell’iniziativa #100ragazzeinStem dell’Università La Sapienza di Roma. Sono state infatti riconosciute a 100 studentesse iscritte alle facoltà dell’area, altrettante borse di studio del valore annuale di 3255 euro.

Per mantenere le borse di studio queste ragazze dovranno darsi da fare, perché il criterio per il rinnovamo, negli anni successivi al primo, è quello del merito.

«Questa iniziativa rappresenta un segnale concreto per sostenere la componente femminile nella formazione superiore in ambito scientifico, riducendo il cosiddetto gap di genere, uno degli obiettivi espressi dal PNRR. E si inserisce nell’ambito delle linee strategiche delineate da La Sapienza, declinate nel Gender Equality Plan adottato dall’ateneo». Ha spiegato la rettrice Antonella Polimeni, prima donna a guidare l’ateneo romano, e che si spende molto attivamente sulle tematiche della gender equality.

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