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Immaginate di essere la mamma di una bella bimba di quattro anni. La mamma si chiama Piera Maggio, la bimba Denise Pipitone.  Abitano in Sicilia, a Mazara del Vallo, e si vogliono molto bene. Immaginate ora di precipitare in uno dei peggior incubi che una madre possa vivere: la scomparsa della vostra bambina. Immaginate di combattere contro lo sconforto e il dolore per cercarla, cercarla, cercarla, e ancora, cercarla.

Un incubo lungo 17 anni

Sentite il vostro cuore che si restringe, ogni volta che, in 17, lunghissimi, anni arriva una telefonata, un messaggio, una segnalazione: “Signora abbiamo visto sua figlia, era a Milano”. “Signora la sua bambina perduta è una ragazzina che sta in orfanotrofio in Marocco”. “Signora!” “Signora!!” Signora!!!”. Immaginate, per ogni messaggio di questo tipo (e sono decine e decine), le capriole che fa il vostro animo. Dapprima speranzoso, poi man mano che il tempo passa e l’esperienza si fa più solida, sempre meno incline a concedersi quel lusso che è diventato per voi la possibilità di crederci davvero. Eppure, alla speranza non rinunciate mai, mai.

Non importa quanti buchi nell’acqua abbiate fatto, non importa quante piste sbagliate abbiate battuto. Non importa il dolore di affrontare un processo, l’ennesimo vicolo cieco, che intanto rivela dell’odio per voi e per quella bambina innocente. Nemmeno il dover sopportare le chiamate dei mitomani che fanno perdere tempo ed energie, non importa niente. Importa solo che devi trovare la tua bambina.

 Perché quel pomeriggio di tanti anni fa, qualcuno l’ha portata via da te e, da qualche parte, lo sai, in fondo al cuore, anche lei ti sta cercando, sta cercando la sua mamma.

 Anche se ormai quella bambina sarà una donna, e chissà come sarà diventata bella! Anche se ormai, il ricordo della sua mamma sarà lontano, annebbiato, forse addirittura cancellato. Non importa, la sua mamma si ricorda tutto. Per tutte e due. E spetta a lei trovare quella figlia rubata.

Dunque, state vivendo in questo modo da più di quindici anni.

Ora immaginate che succeda quello che aspettate da tanto tempo.

 C’è una ragazza russa che va in televisione a Mosca. E’ bionda, ma i suoi capelli sono tinti. Ha la stessa età della vostra piccola portata via. E vi assomiglia. Molto. La ragazza inizia a raccontare la sua storia. Racconta che la sua mamma non se la ricorda più. Racconta che pensava che la sua mamma fosse una zingara, che invece non era. Parla di un’infanzia e di un’adolescenza in orfanotrofio. E racconta di un sogno che la tormenta per anni, un sogno in cui vede una donna. E lei sa, la giovane alla disperata ricerca delle sue origini, che quella che le appare in sogno è proprio lei, la sua vera madre.

La trasmissione in cui la ragazza racconta il suo dolore va in onda sulla televisione russa. Ma una telespettatrice che ha vissuto in Italia, trova somiglianze con la storia della piccola scomparsa a Mazara del Vallo nel 2004, di cui i giornali e la tv tanto hanno parlato e, grazie alla sua mamma, continuano a parlare. La piccola Denise Pipitone. Sì, proprio lei!

Parte l’ennesima segnalazione che arriva alla famiglia. Una pista che portava all’Europa dell’est era già stata battuta in passato. Nella storia di Olesya, questo il nome della ragazza alla ricerca della sua mamma, ci sono dettagli che bisogna approfondire.

Denise Pipitone: lo scoop prima della verità

Bene. Cosa si può fare allora? Anzi, cosa di deve fare? Una sola, semplice, cosa. Confrontare il gruppo sanguigno di Olesya con quello di Denise Pipitone. Basterebbe questo per aprire uno spiraglio e per portare al successivo, decisivo step: quello dell’esame del dna.

Immaginate ora la mamma della bimba rubata. Immaginate Piera Maggio in questi giorni. Immaginatela soprattutto dopo che la notizia è stata diffusa. Immaginate la confusione, la voglia di sperare e la coscienza di non poterselo permettere, se non davanti a una certezza.

“Basterebbe che ci inviassero un whatsapp con il gruppo sanguigno di Olesya” dice a questo punto, pieno di buon senso, l’avvocato della famiglia di Denise Pipitone.

Facile no? Siamo nel 2021: basterebbe qualche secondo per sollevare una madre da un peso inumano.

Ma nel frattempo è successo qualcosa. La televisione russa ha fiutato la portata mediatica del caso di Denise Pipitone, e vuole che le ‘rivelazioni’ su questo caso,  sul quale tutta Italia vuole sapere la verità siano uno scoop, un’esclusiva internazionale. Quindi sì, il gruppo sanguigno lo sanno, ma lo diranno solo in tv.

Fermo restando, che parlare del caso di Denise Pipitone in Russia, comunque vada con Olesya, è utile per continuarne le ricerche, pensate di nuovo a Piera Maggio. Al suo cuore straziato e stanco. Immaginate la sua faccia nel guardare l’anchorman della tv russa che si ‘selfa’ con Olesya e annuncia: “Sappiamo il vero nome di Olesya, ma ve lo diremo solo nella prossima puntata! (sorriso)”. Immaginate tutto questo, e non arriverete mai alla realtà di quello che il cinismo mediatico sta infliggendo a questa madre. Una donna che vuole solo ritrovare la sua bambina. Quella con gli occhi neri e il sorriso buffo che conosciamo tutti, e davanti al quale tutti ci siamo inteneriti. Non sarà certo la meschinità di un circo mediatico barbaro che farà desistere o indietreggiare Piera Maggio nella sua ricerca della verità. Ma a noi che assistiamo da fuori, invece, ci fa venire solo voglia di fare molti passi indietro.

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