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Per battere definitivamente il Coronavirus serve un vaccino e i ricercatori italiani stanno lavorando alacremente e con risultati che fanno sperare

La lotta al Coronavirus passa dai laboratori di ricerca.

“Vorrei cominciare ringraziando prima di tutto, ancora una volta, i medici, gli operatori sanitari, i ricercatori che mentre vi parlo stanno lavorando senza sosta negli ospedali per combattere l’emergenza sanitaria, per curare i nostri malati”.

È iniziato così il discorso che il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha fatto agli italiani mercoledì 11 marzo, ringraziando il personale sanitario che sta fronteggiando la grande emergenza che sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario. Sebbene il numero di contagi nel nostro Paese sia in costante aumento, un barlume di speranza arriva dalla ricerca. Laboratori su tutto il territorio nazionale stanno lavorando alacremente alla ricerca della ‘cura’. Tra questi un centro d’eccellenza alle porte di Roma, Irbm, il centro di ricerca composto da oltre 250 scienziati, già protagonista anni fa della lotta contro Ebola. La società italiana, fondata nel 2009, opera nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Una delle sue maggiori aree di ricerca è la scoperta di nuovi farmaci nelle aree terapeutiche della neurodegenerazione, dell’oncologia e delle malattie infettive e parassitarie: nel 2009 ha messo a punto Isentress, il farmaco per la cura dell’Aids tutt’ora utilizzato per la terapia di questa malattia, mentre nel 2014 il vaccino anti – Ebola. In collaborazione con l’Università di Oxford, l’Istituto di ricerca sta oggi lavorando a ritmi serrati per immettere il prima possibile sul mercato un vaccino contro il virus, come ha spiegato Piero Di Lorenzo, Amministratore di Irbm:

“In questa nuova grande sfida che abbiamo accettato non siamo soli. Stiamo lavorando in partnership con l’Istituto Jenner dell’Università di Oxford ed entrare in produzione con il vaccino. Saremo pronti per giugno con le prime mille dosi da sperimentare inizialmente sui topi poi, successivamente, sull’organismo umano”.

Si tratterebbe di un grande successo che andrebbe a vantaggio della comunità, come afferma Di Lorenzo:

“È una competizione globale dove vincono tutti, perché ognuno avrà i suoi compratori e i suoi canali distributivi. Ognuno sarà utile per debellare il virus. Determinante è stata la collaborazione con l’Università di Oxford, che ha messo a punto il vaccino per la Mers in sperimentazione sull’uomo in Arabia Saudita e ha un’expertise importante sul Coronavirus. Da parte nostra, invece, contano gli studi sugli Adinovirus, che hanno portato alla creazione del farmaco anti Ebola. La combinazione di queste due competenze ci sta portando alla realizzazione del vaccino anti Covid 19”.

Il coronavirus è stato isolato per la prima volta a dicembre da un gruppo di ricercatori cinesi. Dopo poco l’istituto Jenner ha sintetizzato il gene della proteina “spike” (la corona, ossia quella parte che trasmette il contagio). Una scoperta – aggiunge Di Lorenzo – che ha permesso a Irbm di entrare in scena e collaborare:

“Quel gene, sintetizzato e depotenziato, va inoculato nell’organismo umano per generare gli anticorpi. Per fare questo serve però uno ‘shuttle’, un carrello trasportatore all’interno dell’organismo umano che, come per il nostro farmaco anti Ebola, è rappresentato dall’ ‘adenovirus’, quello di un banale raffreddore, su cui lavoriamo da anni. Stiamo purificando la molecola e a partire da metà mese cominceremo a produrre le prime mille dosi. Non è escluso che, se la pandemia dovesse aggravarsi, possa essere invece autorizzato in tempi brevissimi”.

Mentre nell’istituto alle porte di Roma si lavora giorno e notte alla ricerca della dura contro il Cornavirus, buone notizie arrivano da Napoli. Qui, Paolo Ascierto, Presidente Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli, ha annunciato che il primo dei due pazienti risultati positivi al Coronavirus sarà estubato nei prossimi giorni. Le sue condizioni di salute sarebbero nettamente migliorate grazie al trattamento

“con il farmaco tocilizumab. In 24 ore il paziente ha avuto miglioramenti importanti. Faremo un controllo ulteriore per massima precauzione e procederemo. Inizieremo il trattamento anche in altre due persone colpite e ci apprestiamo a trattarne altre due”.

Si tratta di un farmarco anti-artrite reumatoide risultato efficace nel trattamento della polmonite interstiziale causata dal virus. Un netto miglioramente delle condizioni di salute è stato poi registrato anche nel secondo paziente, che ora è stabile. Il farmaco, utilizzato anche a Milano, Bergamo e Fano, ha prodotto risultati positivi sui pazienti sottoposti alla cura e, per questo motivo, l’Azienda produttrice, la Roche, ha messo a disposizione il medicinale gratis per l’uso off label. A causa della velocità di diffusione del coronavirus, l’obiettivo è cercare di curare quanti più pazienti possibili e per far sì che ciò diventi realtà

“sarebbe necessario un protocollo nazionale per estendere l’impiego di tocilizumab nei pazienti contagiati e che si trovano in condizioni molto critiche. Conosciamo molto bene il suo meccanismo d’azione – ha spiegato Ascierto – che rappresenta il trattamento di elezione nella sindrome da rilascio citochimica dopo la terapia con le cellule Car-T in alcuni tipi di tumori. I colleghi cinesi ci hanno confermato la sua efficacia, con un miglioramento delle condizioni di 20 pazienti con coronavirus, su 21 trattati, in circa 24-48 ore”. Un risultato straordinario che è stato possibile ottenere grazie ad una cooperazione internazionale Italia-Cina, come ha confermato Gerardo Botti, Direttore Scientifico del Pascale:“ è solo facendo così che sarà possibile mettere a punto armi efficaci contro il virus. I risultati positivi di tocilizumab devono essere validati, per questo serve uno studio multicentrico a livello nazionale”.

Intanto per gestire l’emergenza sanitaria arrivano aiuti concreti dalla Cina: è atterrato ieri all’aeroporto di Fiumicino il volo proveniente dalla Cina con 9 esperti e un grande carico di aiuti inviato dalla Croce Rossa Cinese alla Croce Rossa Italiana, che veicolerà i materiali al Governo e in parte distribuirà i dispositivi tra i volontari dell’Associazione impegnati nell’emergenza Coronavirus.

Sul volo 9 bancali con ventilatori, materiali respiratori, elettrocardiografi, decine di migliaia di mascherine e altri dispositivi sanitari. I nove esperti, capitanati dal Vicepresidente della Croce Rossa cinese, Yang Huichuan, e da Liang Zongan, professore di rianimazione cardiopolmonare, sono rianimatori, pediatri, infermieri e figure che hanno gestito l’emergenza Coronavirus in Cina. Il gruppo sarà ospitato dalla Croce Rossa Italiana.

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