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Coronavirus, la quarantena dei bambini: i consigli della neuropsicologa per affrontarla

La quarantena dei bambini ai tempi del Coronavirus come affrontarla nel modo migliore? A margine dell’emergenza Covid 19, si è accesso, tra i tanti, anche il dibattito sul benessere dei bambini e il disagio dovuto al forzato isolamento in casa.

Tra le molte voci che si sono sollevate, c’è chi ha sottolineato la necessità di concedere anche ai bambini una passeggiata all’aria aperta, concessi nei decreti anti-contagio ai cani, ma non ai piccoli, ignorati dalla decretazione d’urgenza.

Tra i primi provvedimenti presi per fronteggiare la pandemia, c’è stata la chiusura di scuole, palestre e parchi, a cui non ha fatto seguito alcuna indicazione sulla gestione della quarantena dei bambini, chiusi in casa già da un mese.

Ai genitori dunque il compito di ingegnarsi per assicurare a piccoli e adolescenti un benessere e una routine quotidiana quanto più vicina possibile alla normalità sospesa.

Ma qual’è davvero l’impatto psicologico su bambini e adolescenti in isolamento? Come spiegare loro cosa succede? Come organizzare al meglio le giornate?

Di questo e altro parliamo con la dottoressa Michela Di Pastena, neuropsicologa infantile che si occupa di seguire bambini e adolescenti anche in questi giorni così particolari e che ci dice subito:

“Sicuramente all’inizio di questa esperienza i bambini saranno stati più nervosi, avranno magari preteso di andare al parco. Ma con genitori giocosi e positivi, i bambini saranno più incuriositi di sapere cosa possono fare in casa. È questo il momento giusto per riscoprire il gioco e la relazione.

Dottoressa, secondo la sua esperienza, come vivono bambini e ragazzi, l’emergenza Coronavirus? E come si può spiegare loro la situazione?

“Bisogna adeguare le informazioni da dare al bambino in base alla sua capacità di comprensione. Chiaramente i bambini da 0-3 anni difficilmente potranno capire cos’è un virus, si può loro raccontare una semplice filastrocca sul gioco, ce ne sono diverse sul web molto carine. Per loro sarà più importante esplorare giochi che i loro genitori sapranno predisporre per loro.

Ad esempio, alla domanda del perché non è possibile uscire si può rispondere che non potendo vedere questo virus, non sappiamo dove si nasconde e per evitarlo tutti i bambini restano a casa, finché il virus non è andato via. A quel punto si potrà uscire tutti!”.

I ragazzi più grandi invece, potrebbero voler fare più domande ai loro genitori, cosa rispondere?

“Molti studi psicologici e osservatori dell’infanzia stanno mettendo a disposizione il loro aiuto su social e web. Attraverso questi strumenti si può facilmente accedere a moltissime informazioni utili.”

Come affrontare l’argomento a seconda delle diverse fasce d’età, senza creare troppa ansia?

“Dipende dalla capacità del genitore di tenere sotto controllo la propria paura. I bambini si sintonizzano con le emozioni dei genitori. Non esponeteli troppo alle notizie e alle immagini che si susseguono nei Tg. Potrebbero non comprendere alcune informazioni, vedere i genitori agitati e non capire per cosa. E poi meglio non insistere spiegando tutti i giorni la stessa cosa. Caso a parte sono i bambini con difficoltà emotive. In questo caso, meglio puntare a renderli consapevoli di ciò che accade ma facendogli percepire che i loro genitori sanno cosa bisogna fare.

Attraverso una storia, ad esempio, si può raccontare che c’è un esserino invisibile -il Covid appunto- che può creare delle cose un po’ fastidiose nelle persone, come tosse e febbre. E che, anche se non è possibile vederlo, si può però evitarlo rimanendo in casa. La paura è un’emozione che ci mette in salvo, ma attenti a non esagerarla. Anche in una conversazione con figli più grandi, che sanno cogliere ciò che i genitori vogliono dire, consiglio di mantenere toni assertivi ma nello stesso tempo affettuosi.

Durante la quarantena dei bambini come si può spiegare ai più piccoli la lontananza da amici e parenti cari?

“Tutti dobbiamo cercare di adattarci al momento e di arginare le emozioni negative. Si, lo stare in casa ci toglie gli stimoli a cui eravamo abituati, ma proprio per questo serve leggerezza e capacità di essere più flessibili e accomodanti, anche con i figli. In questo caso un aiuto può venire dalla tecnologia. La videochiamata è uno strumento che permette ai bambini di avere contatti verbali, ma anche non verbali, con quei membri della famiglia che altrimenti non potrebbero incontrare. Sta al genitore gestire e inserire nella routine quotidiana anche una videochiamata a parenti e amici o, nel caso delle famiglie separate, al padre o alla madre che in quel momento è fisicamente altrove. Per farlo, si potrebbe creare un cartellone delle attività con una routine giornaliera che ad un certo punto della giornata preveda una videochiamata alle persone care. Se un bambino sa che in un dato momento della giornata è prevista la videochiamata, attende quel momento e predispone la mente e il cuore all’appuntamento con l’altro. E poi, c’è da dire che i bambini sono a loro volta portatori di positività. Non soltanto fruiscono dell’energia emanata dai componenti della loro famiglia, come i nonni, ma la restituiscono a loro volta. E questo scambio reciproco aiuta tutti a mantenere un’armonia emotiva” .

Che rischi possono derivare per il benessere del bambino da uno stato di isolamento forzato come la quarantena?

“È quello su cui ricercatori, sociologi, psicologi si stanno interrogando. Non sappiamo ad ora davvero cosa genitori e bambini stiano vivendo. Sicuramente la convivenza forzata può generare agitazione all’interno delle relazioni di coppia, che poi si possono riversare sul bambino, che a sua volta vivrebbe emozioni negative. Se i genitori sono però in grado di tenere a bada lo stress emotivo che l’isolamento comporta, il bambino è protetto. I bambini che ora vivono in famiglie conflittuali saranno invece in difficoltà, e potrebbero vivere un disagio psicologico.”

Infine, ci dia qualche ‘dritta’, come possiamo gestire al meglio le nostre giornate in quarantena con i bambini piccoli?

“Il mio consiglio è di continuare ad alzarsi abbastanza presto, fare colazione, lavarsi e vestirsi, proprio come nella normale routine di tutti i giorni, e poi prepararsi per fare attività concordate con i genitori. I bimbi molto piccoli hanno più bisogno di un contatto fisico con i loro genitori: creiamo momenti di relazione, in cui ballare con loro in braccio o fare del momento del cambio del pannolino un momento giocoso. Per quelli fino ai 3 anni va creata una routine in cui giochi di movimento si alternano a giochi di rilassamento, come le letture o il disegno.

Dai 4 anni in su, può essere divertente creare un cartellone delle attività. Si possono raccontare delle favole e farli rilassare, magari prima del riposino pomeridiano.

Se il bambino è soddisfatto ed ha ricevuto le attenzioni di cui ha bisogno, riesce poi a gestire con più tranquillità la sua interiorità e dunque si può poi arrivare a sperimentare il gioco autonomo. Una volta che il genitore ha intrattenuto il figlio, può lasciarlo poi libero di fare anche un gioco in cui lui sperimenta la sua autonomia.”

Parliamo della quarantena in casa degli adolescenti e dell’uso di social e internet. Che consigli dare ai genitori?

“Gli adolescenti sono molto più capaci di gestire il loro tempo in casa, perché hanno ovviamente più strumenti a cui attingere. L’adolescenza in sé porta a voler sperimentare l’autonomia dalla famiglia e l’accettazione da un gruppo di pari. Concediamo ai figli adolescenti quel momento di privacy con i loro pari di cui hanno bisogno, chiaramente senza abbassare il tiro! In questo momento è importante cercare un dialogo più attivo ma non intrusivo, lasciando loro lo spazio di privacy“.

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