ospedale Forlanini

In giorni di emergenza Coronavirus in rete è stata lanciata una petizione che chiede la riapertura dell’ Ospedale Forlanini, ma sarebbe davvero fattibile?

Secondo gli ultimi dati della Protezione Civile il numero di contagi da Coronavirus è salito in modo esponenziale. Ad oggi in Italia si contano 14955 contagi, 1266 morti e 1439 guariti. È a causa di questi dati allarmanti e in costante crescita che su Change.org è stata lanciata una petizione, rivolta al Ministro della Salute, e che al momento in cui scriviamo ha raccolto 82000 firme, in cui si chiede la “Riapertura Immediata dell’Ospedale Forlanini”, di un ospedale molto caro ai romani, l’ospedale Forlanini, chiuso definitivamente nel 2015. In pochi giorni sono più di 80.000 le adesioni che sono state raccolte dalla petizione . L’obiettivo è di arrivare a 150.000 firme e la richiesta è la seguente: “ottenere la riqualificazione dell’area e la riapertura immediata dei servizi medici”.

La proposta è nata in seguito alla necessità di potenziare i posti disponibili in città per la terapia intensiva, il reparto atto ad ospitare i contagiati più gravi.

Con i suoi 3 mila metri quadrati e una capienza di circa 2500 posti letto, l’ex ospedale Forlanini permetterebbe di far fronte all’emergenza causata dal coronavirus e garantirebbe una miglior copertura sanitaria in vista di un eventuale propagarsi della pandemia non solo nella regione Lazio, ma anche nelle regioni vicine.

La struttura sanitaria, nata negli anni ’30 per volontà di Eugenio Morelli, ha rappresentato un’eccellenza per la cura delle malattie polmonari, ma oggi versa in condizioni fatiscenti in quanto chiusa da cinque anni. Nel 1925, quando ancora non esistevano antibiotici efficaci sul microbatterio della tuberlocosi, il professore decise di creare per ciascuna provincia italiana una catena di sanatori dove curare i malati e isolarli, in modo da preservare dal contagio tutti gli altri. Per la provincia di Roma fu pensato il Carlo Forlanini. Fondato nel 1934 e intitolato ad uno dei principali seguaci in Italia del professor Robert Koch, Premio Nobel per la medicina nel 1905 e scopritore dell’agente patogeno della tubercolosi, da “Sanatorio Benito Mussolini” fu trasformato in Istituto Scientifico di riferimento e Centro di Ricerca Sociale sulla Tubercolosi. Inizialmente suddiviso in quattro grandi padiglioni, due riservati alle donne e due agli uomini, nel 1938 disponeva di duemilasessanta posti letto diventati insufficienti quando, a partire dal 1940, la frequenza dei ricoveri crebbe in modo esponenziale fino ad arrivare nel 1943 a quattromila degenti, registrando il suo picco massimo. Negli anni successivi i ricoveri iniziarono a diminuire e si decise di trasformare l’ex sanatorio in una struttura ospedaliera a tutti gli effetti. Oggi è considerata tra le più grandi al mondo ad essersi dedicata allo studio della cura della tubercolosi. Il 30 giugno del 2015 la Regione Lazio decreta la chiusura dei battenti della struttura e trasferisce le sue funzioni nei due ospedali adiacenti: al San Camillo, oggi San Camillo-Forlanini, sulla Circonvallazione Gianicolense, e al Lazzaro Spallanzani, su via Portuense. In questi anni entrambe le strutture hanno saputo rispondere al fabbisogno dei cittadini ma, a causa della situazione di emergenza sanitaria scoppiata nel nostro Paese, buona parte dei cittadini e della politica chiedono a gran voce la riapertura dell’ospedale Forlanini. Posti letto in più sarebbero quindi necessari, ma la cosa è davvero fattibile? Se da un lato la proposta ha incontrato pareri favorevoli, tra cui quello della Sindaca Virginia Raggi, dall’altro non sono mancati quelli contrari. Tra questi quello dell’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, secondo cui:

“Riattivare una struttura come il Forlanini richiederebbe mesi, forse anni. Dunque, una proposta assolutamente inutile. Siamo impegnati con lo Spallanzani e il Gemelli e con i loro 157 posti letto per la terapia intensiva. Roma e il Lazio vanno difese subito e servono risposte immediate e concrete, non progetti per i prossimi anni”.

Se la struttura dovesse essere recuperata dovrebbe infatti subire lavori di restauro che andrebbero a protrarsi nel tempo e verrebbe meno il principio di immediatezza dettato dall’emergenza sanitaria in corso. Sebbene al momento non ci sia nulla di certo riguardo il futuro del sito ospedaliero, quello che è certo è che l’ex ospedale Forlanini rimane un bene storico e artistico importante che deve essere preservato, tutelato e valorizzato.

Rispondi