coronavirus pulizie

Nella guerra al coronavirus, in primissima linea, oltre a medici e infermieri, ci sono anche i lavoratori delle pulizie che, secondo la denuncia dei sindacati, operano negli ospedali senza protezioni

Nella lotta che il Paese sta affrontando contro il Coronavirus in prima linea ci sono i tantissimi medici e operatori sanitari impegnati direttamente e senza sosta a fronteggiare gli effetti pesantissimi dell’epidemia. Accanto a loro però non vanno dimenticate le migliaia di lavoratrici e lavoratori di appalti di pulizia e sanificazione che operano negli ospedali, nei presidi sanitari e socio assistenziali e senza i quali non sarebbero garantite le condizioni igieniche e di sanificazione che impediscono, negli ambienti più a rischio, il propagarsi del contagio.
Secondo una nota di denucnia della Filcams Cigl, ad oltre un mese dall’inizio dell’emergenza ancora molti di loro sono esclusi dalle misure e dagli strumenti di protezione e prevenzione messi a disposizione del personale sanitario diretto.


“È una situazione inaccettabile, le lavoratorici e i lavoratori che puliscono e sanificano negli ospedali, nelle RSA e nei presidi medici devono avere gli stessi dispositivi di protezione individuale degli operatori sanitari – dichiara Cinzia Bernardini segretaria nazionale della Filcams CGIL– per la loro salute, ma anche perchè se non correttamente protetti, formati e informati rischiano di essere fonte di contagio da coronavirus a loro volta, e di mettere a rischio gli standard di sicurezza complessiva dei luoghi nei quali operano”.


Ancora in diversi territori la Filcams sta evidenziando e denunciando la scarsità e inadeguatezza di dotazioni di DPI (mascherine, guanti, camici, tute ecc.) nelle quantità e qualità richieste e previste dagli organismi tecnico scientifici, situazione da risolvere che chiama in causa la responsabilità delle imprese e dei committenti.


“In alcune Regioni, le ordinanze emanate stanno coinvolgendo le lavoratrici e i lavoratori degli appalti nei protocolli di prevenzione e sicurezza adottati per il personale sanitario: bene. Ora chiediamo a tutte le Regioni di includere le lavoratrici e i lavoratori degli appalti tra il personale sottoposto all’effettuazione dei tamponi e dei test sierologici – conclude Bernardini – non ci può essere una difformità di trattamento tra lavoratori diretti e lavoratori in appalto con il rischio di mettere a rischio tutto il sistema.”

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