Coronavirus: chi sono le ricercatrici dello Spallanzani di Roma che l’hanno isolato

Una vita lontano dai riflettori, dedicata con passione allo studio e alla ricerca quella dell’equipe italiana quasi tutta al femminile che allo Spallanzani di Roma, l‘Istituto Nazionale Malattie Infettive, è riuscita, prima in Europa, nell’impresa di isolare il Coronavirus, responsabile della pandemia che sta facendo tremare il mondo.

Maria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti hanno tagliato un traguardo importante, costato ore di incessante lavoro nel laboratorio di massima sicurezza, il BL3, e nottate al microscopio, faccia a faccia con il “grande ricercato” del momento, il Coronavirus.

Infatti, a meno di 48 ore dal ricovero dei primi due pazienti infetti, una coppia di turisti cinesi provenienti dalla città di Wuhan, epicentro dell’epidemia da Coronavirus, il team di ricercatrici italiane è riuscito a fotografare ed isolare il 2019-nCov, aprendo così la strada ad una diagnosi più semplice e alla messa a punto di un vaccino.

Alla guida della squadra di ricerca Maria Capobianchi, 67 anni, di Procida, una laurea in scienze biologiche con specializzazione in microbiologia, lavora da vent’anni allo Spallanzani ed è la Direttrice del laboratorio di Virologia dell’INMI:

“Il risultato ottenuto è il frutto del lavoro di squadra, della competenza e della passione dei virologi di questo Istituto, da anni in prima linea in tutte le emergenze sanitarie nel nostro Paese”.

Ad affiancarla nel lavoro Concetta Castilletti, 56 anni, originaria di Ragusa, un marito e due figli grandi, con una specializzazione in microbiologia e virologia e responsabile della Unità dei virus emergenti, e la ricercatrice del laboratorio di Virologia e Biosicurezza Francesca Colavita, trentenne di Campobasso, con all’attivo diverse missioni in Sierra Leone ai tempi dell’Ebola e da quattro anni allo Spallanzani. Precaria, come tanti della sua generazione,

Donne, mamme, ricercatrici appassionate che hanno fatto del loro lavoro una missione, mettendo al servizio di tutti le loro competenze e la loro bravura, nonostante la precarietà, come nel caso della giovane Francesca Colavita che con lo Spallanzani ha un contratto di collaborazione e, nonostante le difficoltà di tanti ricercatori come lei, ha deciso di non arrendersi e rimanere in Italia per svolgere il suo lavoro.

La sequenza parziale del virus isolato nei laboratori dello Spallanzani, denominato 2019-nCoV/Italy-INMI1, è stata già depositata nel database GenBank, ed a breve anche il virus sarà reso disponibile per la comunità scientifica internazionale.

Un successo italiano tutto in rosa alla faccia del gender gap!

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