contraccezione

Sulla contraccezione e i la salute sessuale e riproduttiva in Italia c’è ancora molta strada da fare: queste le conclusioni del nuovo Atlante Europeo della Contraccezione redatto da Aidos

L’accesso alla contraccezione in Italia? C’è ancora tanta strada fare. È questa la conclusione sfogliando il Contraception Atlas, l’atlante europeo della contraccezione stilato da Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) e da RETE PRO COICHE (Rete italiana contraccezione e aborto) presentato qualche giorno fa in un convegno alla Casa Internazionale delle donne.

Lo studio, che misura l’accesso alla contraccezione in 45 Stati dell’Europa geografica, colloca l’Italia soltanto alla 26° posizione nella classifica che comprende 45 Paesi. Un dato che fa riflettere e che ci porta a fare una considerazione: cosa si può fare in concreto per far sì che la situazione e l’accesso alla contraccezione nel nostro Paese migliori? La bassa posizione in classifica trova una causa ben precisa, secondo spiegato l’Atlante:

“oltre alla nota assenza di una strutturata e seria educazione sessuale nelle scuole, il problema non è la mancata disponibilità di metodi contraccettivi, ma il libero accesso al loro utilizzo. In Italia questo è ostacolato da vari fattori, tra gli altri una scarsa e a volte poco chiara informazione, il costo eccessivo dei contraccettivi, l’elevata presenza di medici obiettori e lo scarso finanziamento pubblico”.

A causa di un’inadeguata, se non inesistente, informazione sui metodi contraccettivi e la salute sessuale e riproduttiva, sono sempre di più gli adolescenti che cercano informazioni su internet. Una scelta sbagliata, spesso dettata dalla scarsa conoscenza del tema o dal non voler affrontare questo argomento con i propri genitori per paura del loro giudizio. Un’altra delle possibili cause dell’arretratezza del nostro Paese in questo campo sarebbe la scarsa conoscenza di uno “strumento” importante e gratuito di cui ogni Regione dispone: i consultori. Sono presidi vivi e molto importanti per la salute e il benessere generale, ma fortemente depotenziati e quasi sempre poco conosciuti e frequentati dai ragazzi. Il depotenziamento di queste strutture lo si riscontra soprattutto nelle regioni del Sud, dove sono sempre meno i giovani che partecipano ad incontri o corsi sul tema, rispetto al Nord con cui si registra un forte divario, accresciuto nel corso degli anni a causa dei diversi piani adottati dai consigli regionali. Unica eccezione meridionale la Puglia, prima regione italiana ad aver distribuito gratuitamente, nel 2008, i contraccettivi e ad aver fatto da apripista ad altre cinque: Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Lombardia e Marche.

“Una delle prime condizioni per la piena tutela della salute riproduttiva – spiega la ricerca Atlas – è che a tutte le persone venga garantito un libero accesso alla contraccezione attraverso un’informazione ricca e corretta e un’offerta gratuita e pubblica”.

Non è però quanto accade in Italia, che Atlas colloca tra i paesi con l’indicatore sull’accesso all’informazione e all’offerta dei metodi contraccettivi tra i più bassi d’Europa. Lo studio nasce quindi da quest’esigenza, dal voler esplorare in modo più approfondito la bassa performance del Bel paese e capire se questa dipenda da modelli territoriali differenti. Dalla ricerca è emerso che probabilmente è ancora troppo presto per valutare gli effetti delle delibere regionali sulla contraccezione gratuita. Per aumentare l’indice di accesso ai contraccettivi, il rapporto ha lanciato delle raccomandazioni che riguardano soprattutto il sostegno ai consultori, che dovrebbero essere molti di più e maggiormente sostenuti a livello economico e culturale. Nonostante siano stati fatti numerosi passi in avanti, purtroppo sono ancora molto alti i numeri di persone che non hanno accesso ai servizi di pianificazione familiare e che mettono in evidenza il fatto che la libertà di scelta delle donne e delle ragazze sul proprio corpo e la propria sessualità siano ancora oggi messe fortemente in discussione. A sottolinearlo è ancora una volta Aidos:

“L’accesso all’aborto, alla contraccezione, alla libertà di scelta sul proprio corpo vedono restrizioni notevoli in diversi paesi europei, non ultimo l’Italia. Il restringimento di spazi femministi dedicati alla salute di genere porta velocemente ad un ulteriore passo indietro nella libertà delle giovani, delle donne e oggi delle persone LGBTI, della cui salute sessuale e riproduttiva in pochi sembrano volersi occupare”.

La ricerca conclude sottolineando l’importanza dei consultori familiari, per il ruolo strategico che ricoprono per l’affermazione dei diritti sessuali e riproduttivi, e stila una serie di raccomandazioni che riguardano soprattutto il sostegno di questi ultimi, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista culturale e sottolinea l’importanza e la necessità di dar vita a programmi di educazione sessuale nelle scuole, in modo da educare i giovani sin dalle fasce d’età più sensibili a questi argomenti.

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