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Come tutte le ragazze libere, parte del cast Foto: Ufficio Stampa/ Francesca Lucidi

Come tutte le ragazze libere è lo spettacolo che andrà in scena il 30 novembre alle 21 al Teatro Tor Bella Monaca di Roma, nell’ennesima tappa di una turnè che ha raccolto interesse e consensi.

Il testo di Tanja Sljivar, viene messo in scena per la regia di Paola Rota. Il  progetto è di Paola Rota, Tanja Sljivar, Simonetta Solder attrice in scena con Silvia Gallerano, Liliana Massari, Irene Petris, Simonetta Solder, Sofia Celentani, Sara Mafodda, Martina Massaro, Sylvia Milton, Amina Dabo.

Sul palco, la storia di sette ragazze di tredici anni viene raccontata in sette scene e sette monologhi. Nel testo si intrecciano il dramma, ma anche la leggerezza, l’irruenza delle protagoniste. Il tutto intinto nel giallo, ovvero il mistero che aleggia su queste sette ragazzine, tutte incinte.

A raccontare a Tua City Mag qualcosa in più dello spettacolo “Come tutte le ragazze libere”, è la regista Paola Rota.

Come è nato il progetto?

Lo spettacolo nasce dall’incontro tra me e l’attrice Simonetta Solder e il testo dell’autrice Tanja Sljivar, qualche anno fa. Ci siamo subito incuriosite di questa storia, e abbiamo fatto tradurre il testo tramite il Progetto Fabula Mundi.

Bisognava, oltre che tradurlo, adattarlo alle esigenze sceniche, perché presentava diverse criticità. La più importante è che le protagoniste sono sette ragazzine di tredici anni. Ci abbiamo lavorato attraverso varie tappe, e alla fine abbiamo deciso di avere in scena attrici di tutte le età, in modo che questi tredici anni diventassero un’età simbolica. L’età che rappresenta la difficile convivenza nella vita di ognuno di noi tra norma sociale e vita interiore.

E poi, soprattutto, abbiamo così messo in scena l’età che rappresenta ‘la prima volta’, il primo incontro con determinate tematiche, con nuovi capitoli della vita, a cominciare dalla sessualità.

 Così si è formata questa compagnia di attrici bravissime che vanno dai 18 ai 50 anni. Sono otto attrici in scena con età tutte diverse, ma con l’età simbolica dei tredici anni.

Cosa l’ha colpita dell’adolescenza, così come è raccontata in questo testo?

Lo spettacolo parla in particolare di adolescenti che si confrontano con la maternità. La maternità rimane un tema molto complesso, e che si porta dietro tutta una serie di altre tematiche, come ad esempio l’aborto, di cui si parla o in maniera pesantissima e dogmatica, oppure non se ne parla affatto, perché vengono trattate come tabù. Il fatto di utilizzare i tredici anni per poter raccontare il femminile in maniera più libera, mi sembrava una grandissima occasione.

Mi ha anche fatto riflettere la figlia di miei amici, una ragazza di 18 anni che, dopo aver visto lo spettacolo, mi ha detto che è riuscita a vedere finalmente qualcosa su un’età molto poco rappresentata, l’età delle medie.

Sono anni, quelli, in cui ci si sente invincibili. Allo stesso tempo sei pericolosissima e ti esponi a pericoli enormi, con una sfacciataggine e leggerezza pazzesca. Quindi penso che un altro motivo per cui è interessante focalizzarsi su quell’età è quest’ambivalenza: essere costantemente pericolosi e in pericolo.

C’è anche il tema della rivolta, della ribellione per riconoscere il vero sé, che è tipico di quell’età?

Certo, ma quello che più mi commuove di questo lavoro è il fatto che in quell’età affronti un passaggio in cui molto spesso ti ritrovi disperatamente sola. Invece queste ragazze raccontano di un patto, un patto di unità che diventa la loro forma di rivolta. Decidono di stare insieme contro il senso di indegnità e di inadeguatezza con cui devono combattere.

La cosa interessante di questo testo, è anche la delicatezza con cui tutto questo viene raccontato:non c’è niente di pesante, o di dogmatico. E’ un testo scritto con grande intelligenza.

C’è poi il giallo che aleggia su tutto, lo spunto di Come tutte le ragazze libere, come nasce l’idea?

Sì, c’è il mistero. La frase centrale dello spettacolo è: ‘Mai nessuno tra parenti, amici, famigliari, dottori, insegnanti ci ha chiesto: come è successo?’. Tutte le persone che sono intorno a queste ragazze si occupano di tutto quello che c’è fuori e dopo l’evento centrale: prendere posizione, dire cosa devono fare, ecc. ma nessuno chiede alle ragazze la cosa principale: che cosa è successo?

E’ questo lo spunto iniziale da cui parte lo spettacolo. Questo testo è liberamente tratto da una storia di cronaca, una ‘gravidanza collettiva’ di un gruppo di ragazzine in un paese della Serbia. L’autrice andò nel luogo dove successe il fatto, ma non è mai riuscita ad intervistare le ragazzine. Però quello che la colpì sul posto, era che queste ragazze fossero condannate come gruppo, senza appello, ma nessuno si chiedeva niente sui ragazzi che, ovviamente, avevano contribuito alla gravidanza. Ma questa parte della storia non veniva in alcun modo considerata o fatta oggetto di domanda. L’attenzione della società pesava unicamente sulle spalle delle ragazze.

Sono adolescenti dei giorni nostri, come viene raccontato il loro mondo?

Si, l’ambientazione è spostata in Italia, e le ragazze sono adolescenti di oggi che vivono tra skype, instagram e tik tok. Per questo abbiamo portato avanti un interessante lavoro sul linguaggio, cercando sempre la commistione tra alto e basso, tra il linguaggio dei social e quello più classico.

E’ una storia che nasce in un paese dei Balcani, ma potrebbe essere successa ovunque, è una storia universale ed è lo spunto per parlare di tante tematiche attuali ovunque.

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