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Come funzionavano i matrimoni per procura raccontati da La Sposa

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Va in onda questa sera su Rai Uno la prima puntata della fiction La Sposa. La protagonista, interpretata da Serena Rossi,  è Maria, una giovane ragazza del sud. Attraverso la sua storia, la serie racconta il fenomeno dei matrimoni per procura.

Se oggi l’idea di sposare uno sconosciuto e attraversare l’Italia o addirittura i confini nazionali per iniziare una nuova vita con qualcuno di cui abbiamo solo una foto ci fa rabbrividire, così non era nell’Italia povera degli anni ’50.

Il fenomeno dei matrimoni per procura era diffuso ed era considerato per molte ragazze una buona soluzione per sfuggire l’indigenza e aiutare se stesse e la propria famiglia ad avere una vita migliore.

Come la Maria della fiction La Sposa, la maggior parte delle giovani che diventavano mogli a distanza provenivano dai territori del meridione.

I mariti alla ricerca di mogli per procura erano soprattutto emigranti.

Se la fiction di Rai Uno ci racconta di una ragazza del sud Italia che sposa un uomo del nord Italia, il grosso dei matrimoni per procura in realtà è legato al fenomeno delle migrazioni internazionali. Qelle che hanno interessato non solo il sud, ma anche vaste zone del nord negli anni ’50.

Come sappiamo furono migliaia gli italiani a partire con la speranza di poter dare da mangiare a se stessi e alle proprie famiglie. Destinazioni: il nord Europa, l’America, l’Australia.

La vita dei migranti italiani era dura e difficile. Si partiva spesso giovani e giovanissimi, senza sapere la lingua del paese in cui si arrivava, con molta buona volontà ma pochi mezzi. L’integrazione era molto difficile.

Quando i giovani migranti avevano il desiderio di mettere su una loro famiglia, era quindi prassi rivolgersi ai paesi d’origine. Qui amici e famigliari spargevano la voce e cercavano una ‘candidata’. La prospettiva di sposare uno sconosciuto non spaventava granché le giovani donne di famiglie umili, molto più preoccupate dall’indigenza. E dalle magre prospettive di fatica e patimenti che si ponevano loro davanti per gli anni a venire.

In molte quindi scelsero questa strada, non facile, ma che comunque rappresentava un’alternativa. Altre la scelsero perché spinte non solo dalla loro povertà, ma soprattutto da quella della famiglia d’origine che imponeva un matrimonio per procura della figlia femmina, come soluzione per allentare la morsa della miseria per tutti.

In concreto il matrimonio per procura funzionava così. La giovane candidata al ruolo di moglie veniva individuata dai parenti dell’aspirante marito. Spesso ad impegnarsi in questo compito erano le madri dell’interessato. Dopo aver raccolto informazioni soddisfacenti sull’onesta e lo stile di vita della ragazza e della sua famiglia, questa veniva avvicinata e si tastava il terreno.

Se la ragazza era interessata si faceva fare un ritratto fotografico da spedire oltreoceano, aspettando il ‘verdetto’ dell’ uomo in cerca di moglie. Stessa cosa, ovviamente, accadeva a parte inversa: l’aspirante marito si faceva ritrarre e attendeva la risposta.

Se le immaginette inviate erano considerate apprezzabili si procedeva con i documenti e l’unione tra i due.

Ovviamente, come succede ancora oggi nel molto più spensierato mondo del dating online,  non furono pochi quelli che usarono foto di amici o conoscenti che ritenevano più attraenti per convincere l’uomo o la donna, dall’altra parte dell’oceano, a contrarre matrimonio. Nella speranza che, una volta avvenuto l’incontro, l’inganno venisse considerato un innocuo stratagemma dettato dal desiderio di conquistare l’altra persona.

Un bel racconto di questo spaccato, ambientato qualche anno più avanti, ce lo hanno fatto al cinema Alberto Sordi e Claudia Cardinale, nel film Bello onesto emigrato australia sposerebbe compaesana illibata…

Certo, se la prassi era diffusa e accettata, questo non vuol dire che i matrimoni per procura rappresentassero sempre davvero un’ancora di salvezza per le giovani che li contraevano. A volte, per sfuggire alla miseria, si cadeva in altre difficoltà. Ma molte furono quelle che attraversarono regioni, paesi e oceani, mosse solo dalla voglia di scrollarsi di dosso la povertà e dalla speranza di un domani migliore.

Una pagina che racconta di un’Italia in cui scarseggiava il lavoro per gli uomini. E quello per le donne era limitato allo spaccarsi la schiena nei campi e poco altro. Un’Italia in cui la scolarizzazione di massa era ancora lontana e la vita era talmente dura da spingere migliaia di giovani ad affidare il proprio futuro a perfetti sconosciuti.

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