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CHRISTIANA RUGGERI: “VOLEVA UCCIDERE ME E MIA FIGLIA, ORA VIVIAMO NEL TERRORE”

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Scampare alla morte e poterlo raccontare. Femminicidio, omicidio, comunque si chiami, si tratta di un attentato ai danni di una vita. Anzi due. E poco importa se la vita è anche quella di una bambina. Christiana Ruggeri è un volto noto della televisione, giornalista del Tg2 per la redazione esteri, scrittrice, da sempre in difesa dei diritti dei bambini, delle donne e degli animali. La sua storia è lo specchio della brutalità quotidiana in cui ci siamo rassegnati a vivere, un degrado tangibile, ma soprattutto dell’animo umano, da cui sembra non esserci ritorno.

Christiana, come ogni mattina, stava portando a scuola sua figlia Grace di sette anni. Un giorno come tanti, agli inizi di marzo, che ha avuto una svolta totalmente inaspettata. È allora che l’ex compagno della tata di sua figlia si è fatto strada con l’intento di uccidere lei e sua figlia. Armato di pugnale, l’uomo incolpa la giornalista di essere la responsabile della fine della sua relazione con la babysitter, la quale da tempo aveva lasciato il suo impiego per evitare ritorsioni sulla famiglia. La prontezza di spirito di Christiana ha permesso di salvare lei e Grace dalla furia dell’individuo, ma entrambe portano tuttora i segni di quei momenti di terrore, attimi che possono portare a stress psicologici non indifferenti.

Dalle sue parole traspare la paura provata in quei lunghi istanti, la rabbia di non poter più condurre una vita normale. Ascoltare la sua testimonianza è difficile, si tende spesso a pensare che simili eventi accadano sempre a qualcun’altro finché non si scopre che vittime possiamo esserlo tutte.

Era una mattina come tante, fatta di azioni quotidiane come portare tua figlia a scuola e andare a lavoro, ma la consuetudine di quella mattina è stata interrotta da un fulmine a ciel sereno. Cos’è accaduto?

Dopo aver sistemato la bambina sul seggiolino in macchina e aver chiuso lo sportello, ho fatto il giro dell’ automobile e, mentre ero all’altezza del retro, ho sentito mia figlia gridare: “Stai attenta mamma, Sami ti ammazza!”, è stato allora, a quel nome, che io ho alzato la testa e non ho pensato neanche per un secondo che fosse uno scherzo. Ho alzato la testa e ho visto quell’uomo con in mano un coltello dalla lama molto lunga, un pugnale tipico delle aree dell’Iraq, Afghanistan o Pakistan, che veniva verso di me gridando insulti e parolacce. Ho fatto uno scatto e lui mi ha mancata…aveva provato ad allungare il braccio per pugnalarmi, ma non ci è riuscito. Sono entrata di schiena in macchina perché mia figlia, prima di gridare, mi aveva aperto il portellone, così che sono potuta entrare. Mentre con la mano destra andavo a chiudere la sicura dello sportello, ho visto che lui già era dall’altra parte, urlando col coltello sopra mia figlia. Tra il suo coltello e mia figlia c’era solo un vetro. Grazie a Dio sono riuscita a bloccare la serratura in tempo: tutto questo è accaduto in una manciata di secondi. La sua furia è stata talmente violenta e cieca che gli è rimasta la maniglia della portiera, del lato di mia figlia, in mano. Io sono riuscita a fare marcia indietro e lui ha cominciato a colpire l’auto col manico del pugnale, e una volta che mi ero posizionata per andare via è salito sul cofano con gli occhi fuori dalle orbite, come se se fosse un demonio. È stato a quel punto che io ho sterzato, l’ho fatto cadere, ho messo la prima e sono scappata. Lui ci ha rincorse, sempre brandendo il pugnale, per circa 200 metri, finché non ha visto una serie di macchine ferme per il traffico che avrebbero potuto vederlo. Evidentemente si è fermato solo per questo, e poi è scappato.

Quali sono le ragioni per cui quest’uomo si è scagliato con tale violenza verso te e tua figlia?

Questa è una bella domanda…perché quest’uomo l’ho visto una volta soltanto. Ci aveva minacciato verbalmente giorni prima, ma comunque non lo avevo mai visto, non lo conoscevo. Lui era l’ex fidanzato della mia ex baby-sitter che a gennaio, dopo sette anni, si è licenziata. Siccome la riempiva di botte e la maltrattava, lei più volte lo ha denunciato, ritirando poi le denunce. L’ha denunciato anche recentemente e lui ha attribuito impropriamente a me l’alzata di testa di questa povera ragazza che, per anni, ha preso botte e chissà cos’altro ancora.

Secondo gli esperti , in genere un’aggressione di questa portata fa seguito a pregressi attacchi, atti a intimidire la vittima, che non hanno sortito effetto. C’erano già stati precedenti, o la violenza è esplosa improvvisamente, magari dopo un periodo in cui l’uomo aveva covato un sentimento vendicativo?

Come ti dicevo, lui mi ha minacciato verbalmente “te la farò pagare, sei immondizia..” solo quindici giorni prima dell’aggressione. Lui pensava che io nascondessi la baby-sitter a casa mia. Quando gli ho detto che la babysitter si era licenziata, e non lo sapeva, ha cominciato ad insultarmi e a dire che me l’avrebbe fatta pagare e che mi avrebbe ammazzata Ma io l’avevo presa come una minaccia di uno che che gli era andato il sangue al cervello, letteralmente, perché aveva perso la donna che maltrattava da anni. Non avendo alcun tipo di rapporto con lui e non avendo più rapporti con lei, pensavo che l’episodio fosse circoscritto. Mai e poi mai avrei pensato che lui si potesse ripresentare e cercare di uccidere me e la mia bambina: non dimentichiamoci che questo criminale ha cercato di uccidere una bambina di sette anni!

Il tuo aggressore è stato arrestatoè terminato un incubo?

No! L’incubo comincia adesso! Purtroppo, nonostante all’inizio sia stato riconosciuto il tentato duplice omicidio, non so per quale motivo, ma per la magistratura italiana il tentato omicidio di mia figlia non è stato contemplato. Quindi, siccome questo signore ha, tra l’altro, lo stato di rifugiato politico, non verrà nemmeno espulso! Quando uscirà dal carcere, molto presto, tornerà per ammazzarci, come mi aveva promesso. Vogliamo fare qualcosa oltre a proteggere, giustamente, i rifugiati, e quelli che delinquono invece li rispediamo al loro paese!? La vita di mia figlia per la legge italiana non ha valore!

C’è chi riesce a trovare la forza di andare avanti, chi necessita di supporto psicologico, chi a fatica cerca di nascondere le proprie paure dietro un velo di sicurezza. Com’è cambiata la vostra vita dopo questa aggressione?

Il nostro quotidiano è stravolto! Abbiamo cambiato casa, macchina. Abbiamo cambiato vita. Io e mia figlia stiamo andando in terapia, siamo seguite da medici specialisti. Viviamo con la paura h24 soprattutto per il fatto che quest’uomo ce la farà pagare, lo ha detto la polizia, i carabinieri, ce l’hanno detto anche alcuni magistrati, e io vorrei sapere per quale motivo, invece di parlare, la legge non si applica in modo corretto e soprattutto non sia orba, per il semplice fatto che una bambina di sette anni, di nazionalità italiana, non è protetta nel nostro Paese. Questo è un criminale che ha provato ad ucciderci, e chi parla è una persona che si è sempre occupata di donne e bambini, rifugiati, ho girato per il Tg2 tutta l’Africa, mi sono sempre occupata delle persone vulnerabili. Adesso io chiedo semplicemente che, se una persona che ha ottenuto lo status di rifugiato delinque, deve essere messo sul primo aereo di sola andata per il paese da dove è venuto. Non importa se c’è una guerra, una rivoluzione, non importa di che nazionalità è e di che religione, queste persone devono pagare altrimenti le vittime sono alla mercé di questi criminali senza scrupoli!

Eventi così scioccanti sono indelebili per un adulto, ancor di più per un bambino. Chi si macchia di crimini così efferati spesso non si ferma soltanto alla vittima designata, ma colpisce anche i legami che ha quest’ultima. Si stima inoltre che il 65% dei minori è testimone di casi di violenza nei confronti della madre, con un conseguente aumento del rischio di divenire vittima o autore di maltrattamenti in futuro. Quali ripercussioni ci sono state su tua figlia a seguito di questo avvenimento?

Mia figlia è un’altra bambina. Grace non aveva paura di niente, adesso ha paura di tutto! Appena vede una persona con i tratti vagamente mediorientali mi stringe la mano e ha paura che sia amico di Sami. Mia figlia è una bambina indipendente, allegra e solare. Adesso mi chiede ogni 10 minuti di controllare se c’è qualcuno dietro le tende, sotto il tavolo, una bambina terrorizzata perché non capisce, come me d’altra parte, perché una persona abbia cercato di ucciderci, e secondo la legge italiana invece, la sua vita non conta niente. Io questo mi chiedo, la vita di una bambina italiana non conta niente!? Questo è il punto e questa è l’amarezza, il dolore, l’incredulità che mi lascia questa situazione: se per la legge italiana la mia vita vale qualcosa, quella di mia figlia no. È stato riconosciuto che quest’uomo ha tentato di ammazzarmi, una povera creatura senza la quale io sarei morta invece, non conta niente! Come si ragiona!? Abbiamo dovuto mettere in vendita la casa, abbiamo dovuto cambiare macchina, abitudini, vita, tutto. Chi mi ridà tutto questo, oltre ad aver subìto anche un danno economico!?

Questa persona ha mostrato un livore impensabile quindi?

Lui non ha amici, non è integrato nella sua comunità, è solo, la donna l’ha lasciato e lui vive di vendetta. Per di più io sono una donna sola con una bambina. Sono il prototipo della donnaccia da eliminare, secondo i suoi criteri!

Al di là dei singoli casi, perché ogni caso di violenza ha origini e “motivazioni” generate da situazioni differenti (tensioni in famiglia, conoscenze, dinamiche pericolose), dove ritieni nasca la violenza di genere, che di fatto è sempre esistita ma che oggi ha un peso enorme nella società? È una sorta di ribellione dell’uomo nei confronti di una donna sempre più indipendente e in grado di ergersi al pari degli uomini anche nel campo lavorativo, o una mera violenza specchio di una società sempre più deformata, basata su valori non più esistenti?

Più che ribellione la chiamerei incapacità. Come giustamente dici, le motivazioni sono molto diverse, ma di base la società ha subìto un cambiamento che è stato molto a senso unico. Perché, mentre il maschio e la figura maschile è sempre stata quella che lavorava e portava i soldi a casa, negli ultimi decenni le nostre madri, nonne, hanno combattuto per cercare di fare in modo che la donna potesse studiare, lavorare, laurearsi ed ambire agli stessi ruoli sociali che ha sempre avuto l’uomo. Molti uomini questa cosa l’hanno assolutamente vissuta, e anzi, molti sono cresciuti con noi facendo anche i papà nel vero senso della parola, e non solo portando i soldi a casa. Quindi, se questo è stato da un certo punto di vista positivo, dal lato negativo vediamo come spesso i femminicidi non sono fatti solo da persone non colte, ma anche da persone con posizioni sociali più elevate. Si tratta di un livello morale, emozionale e comportamentale che non è cresciuto insieme alla società. Nel mio caso si tratta di una persona nata nella violenza dell’Afghanistan, cresciuta nella violenza e che sa agire solo con violenza e brutalità. Per questo sono terrorizzata. Perché una persona che è nata dalla violenza ed è scappata da questa agisce, vive e capisce solo le regole delle violenza. Questo ragazzo è nato nell’odio, vive in esso, e noi adesso siamo dei bersagli. I carabinieri, la magistratura, sanno che mia figlia ed io siamo dei bersagli, e confido che abbiano occhi e orecchie “wide open”, perché questa persona abbia una punizione giusta, e che io non debba sempre voltarmi per paura che spunti da qualche parte per tutto il resto della mia vita. Secondo me c’è anche un odio di tipo religioso, e lo sottolineo questo! Io mi chiamo Christiana, io credo profondamente in Dio, e parlo di terrorismo al telegiornale.

Pensi che dietro possa nascondersi anche una matrice fondamentalista?

Non a caso lui ha scelto un pugnale tipico che si usa contro gli infedeli, perché di questo il giudice non ne tiene conto? Una persona mi considera infedele nel mio territorio e il giudice non tiene conto di questo. Vengo vista, tra l’altro, una donna di facili costumi per il semplice fatto che sono una madre single. Questa è una Repubblica Democratica? No! Non siamo liberi, se non posso uscire tranquillamente con la mia bambina, non siamo liberi. Combattiamo per i diritti di tutti ma chi delinque, se sia cristiano o musulmano, bianco o nero, deve pagare.

È un po’ il classico cliché secondo cui ,quando siamo noi ad andare all’estero, se non ci atteniamo alle regole veniamo subito redarguiti, mentre quando qualcun’ altro viene da noi si sente libero di poter agire come meglio ritiene?

Questo criminale è protetto, ma mia figlia chi la protegge!? Non lo dico per razzismo, mi sono sempre occupata di stranieri, ma io ho bisogno di una risposta giuridica oltre che morale, sull’importanza della vita di mia figlia in Italia.

Sovente oggi si incolpano i nuovi mezzi di comunicazione per aver portato la società verso una deriva. In questo imbarbarimento degli animi si ricerca un piacere effimero personale dato dall’accettazione del singolo verso una data platea. Mi riferisco in particolar modo al desiderio di integrazione e riconoscimento attraverso l’uso dei social. Dal mostrarsi al meglio, quindi stravolgendo la propria identità, al compiere azioni deprecabili che incitano alla violenza e spesso all’omicidio/suicidio. L’omicidio di Mariam da parte del branco in Gran Bretagna, gli innumerevoli casi di ingiurie su Facebook, fino al fenomeno dello Slut-shaming. Fino a che punto i social sono rei di veicolare comportamenti errati e quanto c’è invece da ricercare nell’indole umana? Sono, in sostanza, atteggiamenti già insiti negli individui, o i social vengono utilizzati, prendendo in prestito la definizione di Valentina Spotti nel libro #EpicFail, come sfogatoio personale?

Secondo me hanno accorciato i tempi di realizzazione, sono assolutamente angelo e diavolo della nostra società moderna, della nuova forma di comunicazione, e come tali vanno. Ben vengano i Social Media che ci permettono di arrivare sulla notizia subito, la velocità dell’informazione adesso è straordinaria ed anche inoppugnabile perché, nel momento in cui hai la foto di un evento dall’altra parte del mondo, è la verità che corre sul filo. I Social Media hanno un’importanza per la comunicazione enorme, però sono anche una piattaforma democratica, come diceva Umberto Eco, che permette a qualsiasi cretino di poter mettersi in cattedra, per cui bisogna prenderli con le molle. Bisogna proteggere i bambini, ma anche gli adolescenti che sono giovani ma si sentono già adulti e che possono incorrere in profili falsi, diventare amici di persone che non esistono, quindi cadere nella trappola della pedofilia. La polizia postale svolge un ruolo preziosissimo da questo punto di vista. Io sono favorevole ai Social ma sono sempre favorevole alla cautela, la notizia data attraverso i social media va verificata tre volte invece che una volta sola, le famose Fake News nascono con i Social Media, d’altra parte. Ma peggiore dei Social è l’utilizzo della rete da parte dei criminali che mi fa molta più paura, più per i giovani che per noi adulti perché, se usiamo un minimo di cervello “basic” ne scopriamo le insidie.

I social se usati in maniera impropria sono veicolo di informazioni personali che, in un caso come quello che ti è accaduto, sapere ad esempio quali spostamenti, abitudini, ecc., della persona portano anche ad essere dei facili bersagli

Infatti ti ringrazio di sottolineare questo! Perché per anni sono stata presa in giro dalle mie amiche mamme perché non ho mai messo il volto di mia figlia online, adesso forse hanno capito perché non l’ ho fatto. Io vieterei le immagini dei bambini su ogni tipo di Social perché, come la polizia postale insegna, chiunque in questo modo espone i propri figli a pericoli immondi ed impensabili per una persona normale. Io sono molto fiera di aver messo, le volte che ho postato foto di mia figlia, di spalle. Mia figlia non è riconoscibile in nessun tipo di fotografia. Io invito tutte le mamme, le nonne, a togliere queste foto, perché una volta che sei online la foto gira e non sai in che mani finisce. Proteggiamo i nostri figli da questa parte di mondo folle che ci circonda!

Associazioni, manifestazioni, progetti educativi dedicati agli uomini. Sono validi mezzi di azione per contrastare la piaga della violenza di genere e divulgare una maggiore educazione o, secondo anche la tua diretta esperienza, serve qualcosa di più?

Io direi che la prima cosa è fare cultura, cultura della tolleranza e del confronto. Uomini e donne, abbiamo bisogno l’uno dell’altro, non siamo contro. Le donne non sono contro gli uomini e gli uomini non sono contro di noi, siamo solo cresciuti in maniera diversa, probabilmente per quanto riguarda le persone che usano la violenza invece del confronto. La proposta di confronto a tutti i livelli anche da parte degli intellettuali, dei giornalisti, da parte di qualsiasi figura professionale, secondo me è costruttiva. Ma la cosa principale è che le donne ritrovino coraggio, guardarsi allo specchio per ritrovare dignità, e che denuncino. Il mio messaggio è denunciate, denunciate, non vergognatevi, non abbiate paura! Denunciate e dite tutto quando andate dalla polizia o dai carabinieri, non dite le mezze verità non trovate giustificazioni alle violenze dei vostri partner o dei vostri familiari. Dite tutta la verità, nient’altro che la verità, come si dice. Ogni piccolo dettaglio può non solo mettervi in sicurezza e assicurare questi stalker, criminali, alla giustizia, ma può finalmente permettervi di ricominciare! E la vita va vista sempre a colori, non permettiamo a nessun uomo violento di toglierci la vita, che resta sempre unica e meravigliosa!

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