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CHIARA RAPACCINI: “BAIRES E’ L’AVVENTURA DI UNA DONNA CHE DEVE PERDERSI PER RITROVARSI”

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TuaCityMag a Più Libri Più Liberi 2017 girando per i numerosi stand allestiti nel futuristico scenario della Nuvola di Fuksas ha incontrato Chiara Rapaccini: pittrice, scrittrice, illustratrice, conosciuta anche sul web per le sue esilaranti vignette raccolte nella seguitissima pagina facebook “Amori Sfigati”. Alla fiera della piccola e media editoria, Chiara Rapaccini è nella veste di autrice del libro “Baires”, un romanzo che racconta l’avventura di una donna alle prese con la vita, la morte, il dolore e soprattutto con se’ stessa, che si lancia in una grande avventura e, dopo essersi persa, si ritrova…dall’altra parte del mondo. A Baires, apppunto, cioè a Buenos Aires, una città che anche l’autrice ama e frequenta.

Chi è la protagonista di Baires?

“Anche Frida in un certo senso è uno dei miei ‘amori sfigati’, le donne di ‘amori sfigati’, come la protagonista di Baires, sono donne che vanno alla ricerca di risposte. Frida, è una donna che scappa dal dolore e anche un po’ da se stessa, fa un viaggio in questa città immaginifica, incredibile che è Buenos Aires, dove vado veramente ogni anno, e lì si perde completamente nel suo dolore e in qualche modo, anche magico, attraverso la santeria e altri incontri e avventure, riuscirà a ritrovarsi.”

Perché Buenos Aires?

Perchè è una città che a noi europei può apparire quasi assurda. Frida cappa da un lutto, ma scappa anche da un mondo vecchio che è l’Europa, l’Italia e arriva a Buenos Aires che è una città dove chiunque si perde. Molti non la conoscono perché è troppo lontana: 16 ore di aereo, un viaggio faticosissimo per arrivare in una città caotica, fatta di pezzi, di barrii, di quartieri tutti diversi l’uno dall’altro. Passeggiando ti puoi ritrovare in Italia, nel quartiere Palermo, poco più in là ti trovi a prendere un caffè a Berlino, camminando ancora ti ritrovi in un posto che sembra Parigi e così via. Nel libro si racconta quanto può essere forte la sensazione di straniamento di ritrovarsi in un posto impregnato di tante culture diverse. Frida arriva lì e si perde. Arriva tutta chic, vestita all’europea, che si da anche un po’ delle arie, è sostenuta, piena di sovrastrutture, ma dopo un po’ viene inghiottita completamente da questa città enorme e disordinata.”

Quanto c’è di lei autrice in Frida e nella sua avventura a Baires?

“La perdita, le nebbie, il mistero, l’avventura. Lei è una donna sicura di se’ ma disperata, che fugge in un momento luttuoso: si, ci sono molte cose che legano Frida a Chiara, perché quando ho scritto questo libro Mario era appena morto. Ma d’altronde un artista, chi scrive, come chi dipinge, non può che attingere anche alla propria biografia. E questo libro non fa eccezione. Quando è morto Mario (Monicelli, compagno di Chiara Rapaccini ndr), dopo sette giorni sono partita proprio per Buenos Aires. Tutti mi dicevano che ero pazza perché il lutto va elaborato, e io dentro di me pensavo:’a me che me ne frega di elaborare il lutto, io sto male adesso, voglio scappare adesso’. Sono arrivata lì e la situazione era talmente folle che, spersa tra le lande di Patagonia, mi sembrava di sentire lo spirito di Mario negli animali, nei luoghi, lo vedevo dappertutto. Quando dopo un mese sono tornata in Italia in effetti è stato terribile, quindi forse non bisogna scappare dalla morte perché tanto lei ti riprende, sempre. Ma di fatto anche in questo libro c’è l’omaggio a lui, l’uomo della mia vita, ma anche a tutta una generazione di ‘cinematografari’ italiani, registi, sceneggiatori che ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare e che non ci sono più ma da cui ho imparato tanto.La prima volta che ho scoperto questa città è stata quindici anni fa più o meno, con lui. Mario fu subito colpito da Buenos Aires: gli faceva impressione che da un lato, in quella città ci fosse tutta questa ricchezza di razze, di culture, di origini, di religioni,tutto questo movimento, questo caos, e intorno a questo centro elettrico, ci fosse poi il nulla. Gli molta malinconia, perché lui diceva: è vero che qui succede di tutto di più, in tutti i sensi è il mondo nuovo, anche nell’arte, nel cinema, nella moda, tutto è in fermento, ma intorno a questo non c’è niente, perché sotto Buenos Aires c’è la Patagonia, e poi c’è il polo, la fine. Lui la sentiva questa cosa, gli dava angoscia percepire di essere al centro del caos e che tutto intorno ci fosse il nulla. Qualcosa che noi europei, pigiati in mezzo ad altre terre e ad altri popoli non possiamo concepire. Questa sensazione l’ho fatta provare anche a Frida: questa cosa che lì ti puoi ritrovare in posti dove ti può capitare per giorni e giorni di non incontrare un essere umano è qualcosa che in Italia non possiamo nemmeno immaginare, ma ho fatto sì che la mia protagonista si ritrovasse a perdercisi dentro. A quel punto le sue origini, l’ Europa, il vecchio continente, diventano per lei un vestito tagliato addosso in un modo bellissimo, sartoriale, ma pesante come il piombo. Lì non ci sono vestiti sartoriali, tagliati su misura, lì c’è l’ improvvisazione, vestiti ‘accroccati’, donne disordinate e libere. Tutte queste componenti hanno affascinato prima me, e poi le ho fatte vivere alla mia protagonista nel libro.”

Baires è anche un libro che mette al centro dell’azione una donna in età, cosa che non è così frequente

“Questo libro e’ un pò anche un inno alle donne che mi leggono, in particolare alla donna di una certa età, che viene spesso ‘rottamata’ dalla nostra società. Qui, quando non sei più giovane non vieni più considerata, mentre nel libro c’è anche il racconto della sensualità che può vivere una donna non più giovanissima, perché lì, nel mondo nuovo, a Baires, questa è una cosa normale. Mentre in Italia dai 50, 60, 70 anni si pensa che una donna non abbia più certe necessità e che ormai debba pensare ad altro, in Sudamerica, se andate in una milonga qualsiasi, anche nei quartieri più popolari, trovate delle milonghere settanta-ottantenni che tengono testa alle trentenni. La bellezza, la femminilità è vissuta in un modo più pieno, per tutta la vita, c’è molto il senso del riconoscimento delle differenze tra i due sessi, intese nel modo migliore, nella loro valorizzazione. E’ anche un libro su una donna che viaggia. Donne viaggiatrici ce ne sono tante, che girano il mondo in modi particolari, ma si parla sempre di uomini viaggiatori. Invece Firda è anche un donna che viaggia, da principio munita di angeli custodi, di sovrastrutture, l’abito, la camicetta firmata, man mano diventerà più sporca, meno attrattiva, ma più vera, la sua anima uscirà piano piano di più.”

 

 

 

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