Approfittando di una delle domeniche in cui l’ ingresso ai musei di Roma è gratuito, ho scarrozzato i miei ragazzi in giro per la città alla scoperta di un luogo unico e affascinante: la Centrale Montemartini.

Questa struttura, fu la prima centrale elettrica pubblica romana e, a partire dal 1997,  ospita al suo interno più di quattrocento opere d’arte, tra sculture antiche e importanti manufatti rinvenutti a Roma durante gli scavi archeologici di fine Ottocento e dei primi tre decenni del secolo scorso.

Il museo si trova nell’area di più antica industrializzazione della città: la zona Ostiense Marconi.

L’esito dell’”avventura” con i piccoli è stato incerto. Prendete dei bambini di sei, sette, otto e tre anni, portateli in una centrale termoelettrica degli inizi del ‘900 riconvertita in sede museale, spiegategli la bellezza e il fascino dell’accostamento dell’archeologia classica all’archeologia industriale, la magia di una statua di Atena, magistralmente eseguita millenni fa, immersa nello scenario di enormi caldaie e macchinari industriali, quale sarà l’effetto sulle loro giovani e malleabili menti? Suppongo conosciate tutti la risposta, ma, immaginiamo di vivere in un mondo, ideale dove la cultura e la sensibilità artistica siano instillate nelle loro anime fin dal momento del concepimento e nel loro DNA esista il codice che li predisponga naturalmente alla curiosità e alla comprensione dell’arte, allora, solo allora, la risposta sarebbe la seguente:”I bambini ne rimangono affascinati ed incantati, colgono immediatamente la dissonante armonia del contrasto, non gli sfugge la bellezza dell’operato e dell’ingenio dell’uomo, sia esso mirato alla necessità di costruire macchine che rendano la vita più facile, sia, invece,mirato al compiacimento visivo e alla soddisfazione del desiderio del “bello”.

Sarei veramente orgogliosa di me tessa se potessi affermare che i miei figli si aggiravano silenziosi e rispettosi per il museo cogliendo ogni particolare della perfezione dei macchinari e delle statue, ma, la verità è, che dopo avere appurato che quelle opere d’arte non erano in vendita e non avrebbero potuto sistemarle nel giardino di casa, e, che quelle grandi caldaie in nessun modo avrebbero potuto sostituire il sistema di riscaldamento domestico come neanche le gigantesche chiavi inglesi utilizzate per la manutenzione della centrale ci sarebbero potute tornare utili per abbassare il sellino della bicicletta, si sono soffermati, complici ed intimiditi, ad osservare con attenzione tutte le “vergogne” delle statue messe in bella vista.

A fine serata, tirando le somme della visita culturale, quando pensavo che per loro fosse stato solo un viaggio nell’approfondimento dell’anatomia umana, mi sono sentita ringraziare per avergli fatto scoprire un posto “nuovo e diverso”, allora penso che, forse, non è tutto inutile.

Francesca Guglielmi

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