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Photo by Elena Datrino

Questa è la storia di un percorso originale e pionieristico, che ha portato una donna a realizzare i suoi sogni, anche se in un modo diverso da quello in cui lo aveva programmato. Perché nella vita le occasioni arrivano anche quando e dove meno te l’aspetti.

Caterina Stringhetta ha sempre amato l’arte. Una passione che l’ha portata a intraprendere gli studi accademici in Storia dell’Arte, con il grande sogno, un giorno, di poter lavorare nei Beni Culturali.

Sulla sua strada, a un certo punto, le è capitato di fare una strana deviazione, e proprio in quella deviazione ha trovato gli strumenti e le idee che l’hanno portata, alla fine, a ciò che aveva sempre desiderato.

Caterina Stringhetta, è storica dell’arte, ma anche art blogger ed esperta di comunicazione digitale. Con il suo The Art Post Blog racconta la Grande Bellezza attraverso tutti i nuovi strumenti che il web ha messo a disposizione di appassionati e competenti narratori. E siccome è brava, aiuta anche musei, artisti e mostre, a raccontarsi meglio online.

 “Volevo lavorare con un museo, e ora lavoro con tanti musei!” racconta oggi, entusiasta del suo bellissimo lavoro, quello di art blogger di cui vi facciamo scoprire tutti i segreti in questa intervista.

The Art Post Blog, e il racconto dell’arte online

Come sei diventata art blogger? Com’è nato il tuo The Art Post Blog?

“Il blog è nato il 1 di aprile del 2005, un bel po’ di tempo fa ormai. Mi ero appassionata al mondo del blogging ma non trovavo nessun blog che soddisfacesse i miei interessi. Io sono laureata in storia dell’arte e non trovavo nessuno in rete che parlava di questa materia. Così ho deciso di farlo io! All’inizio era proprio un esperimento, una cosa per me. Poi ho aperto la pagina Facebook e in quel momento mi sono fatta prendere dall’entusiasmo, perché la pagina è cresciuta da subito molto velocemente. Questo mi ha fatto capire che c’erano molte altre persone interessate all’arte sul web. In quel momento ho iniziato a pensare a un progetto più serio. Ho deciso quindi di strutturare meglio il blog e via via ho aperto i profili su Twitter, Instagram e Youtube. E alla fine, è diventato il mio lavoro”.

Com’è successo che il tuo blog è diventato il tuo lavoro?

“Quando ho iniziato a pensare al blog e a tutte le attività collaterali come una cosa seria ho deciso di dargli un taglio più strutturato. E sì, ho abbandonato il mio lavoro precedente, mi sono dedicata esclusivamente al blog e ho iniziato a collaborare con varie realtà del mondo dei beni culturali per la creazione di contenuti digitali sui loro profili social.”.

Parola d’ordine:’contaminazione’

Storia dell’arte e comunicazione digitale: quando ti sei accorta che poteva essere quello il tuo futuro?

“Dopo la laurea in storia dell’arte ho lavorato per molti anni nel settore dei beni culturali. Poi, sul mio percorso lavorativo, mi è capitato di fare una deviazione, e sono entrata in una società che si occupa di tecnologia. Questa esperienza, così lontana dai miei studi, è stata fondamentale per portarmi dove sono ora. La mia formazione era da storica dell’arte. Nel momento in cui sono entrata in questa società mi sono accorata che mancavo di tante competenze, che potevano essere applicate al mondo dell’arte. Mi sono resa conto che non c’era allora nel mio mondo la consapevolezza di come questi strumenti potessero essere sfruttati. Allora mi sono ‘contaminata’, ho visto fare cose che non immaginavo si potessero fare, ho imparato cose nuove, cose che prima non sapevo fare. Con il blog ho provato a fare una sintesi di tutto questo percorso, per vedere che cosa ne sarebbe venuto fuori. E ne è uscito fuori qualcosa di buono.”

The Art Post Blog: le storie dentro la storia dell’arte

Parliamo del blog. Quali sono gli elementi che distinguono The Art Post Blog rispetto agli altri art blog?

 “Faccio una selezione e parlo solo di ciò che mi piace davvero. Punto a scegliere le cose migliori e più interessanti da segnalare al mio pubblico. L’altra cosa che distingue The Art Post Blog sono gli approfondimenti.

Ora, per esempio, sto facendo una rubrica molto seguita in cui, una volta al mese, racconto una donna artista. Quello del contributo femminile alla storia dell’arte è un aspetto ancora poco noto e poco raccontato. Sembra che ci sia stata solo Artemisia Gentileschi. In realtà di artiste anche importanti nelle loro epoche, ce ne sono state tante. La storia di Artemisia è arrivata con più forza fino a noi anche perché legata a un’esperienza di violenza, ma come lei in tante hanno lavorato come artiste nei secoli passati.

Ne è una testimonianza anche l’attuale mostra “Le signore dell’arte” in corso a Palazzo Reale a Milano, di cui ho scritto sul blog, e che è un segno che ormai c’è molto interesse nel riscoprire tante importanti figure di donne della nostra storia dell’arte che finora hanno avuto poca visibilità, non solo in Italia, ma in tutto il mondo”.

Raccontare l’arte: oggi e domani

E’ stato un anno particolare e difficile per tutti i settori. Con il lockdown in molti hanno scoperto la possibilità di seguire le mostre e le altre attività dei musei, attraverso i loro siti web e profili social. Da addetta ai lavori come giudichi questo fenomeno? E’ un’abitudine che rimarrà? Servirà anche in fase di ripartenza?

“Durante il lockdown i musei si sono subito affrettati a comunicare attraverso i social perché quello era l’unico strumento per rimanere in contatto con il pubblico. Ma è stata una corsa un po’ confusa, che ha portato a riversare online, un po’ alla rinfusa, una mole enorme di contenuti, e a un certo punto ho avito la sensazione che anche il pubblico fosse saturo. In tutta questa confusione c’è, però chi ha agito più razionalmente, e si è mosso da subito in modo più strutturato. Gli Uffizi per esempio, sono riusciti a costruire un bel progetto, che ha le caratteristiche giuste per andare avanti nel tempo. Tant’è che il pubblico li segue moltissimo sui social, anche ora che finalmente hanno riaperto.

 In questo caso, il lavoro è stato fatto molto bene, perché dietro c’era un progetto, uno studio, una strategia. Laddove ci si è invece improvvisati perché incalzati dall’emergenza, non c’è stato lo stesso successo.

Di certo, questa esperienza ha portato più consapevolezza e voglia di impegnarsi in progetti di comunicazione digitale importanti, chiari e adatti a diversi tipi di pubblico”.

Vuoi diventare art blogger? Ecco i consigli di chi ce l’ha fatta

Cosa consiglieresti a un giovane con la passione dell’arte e della comunicazione digitale che volesse diventare art blogger?

 “Innanzitutto consiglierei di studiare, quindi fare un serio percorso universitario per approfondire tutti gli aspetti della storia dell’arte.

Fatto questo, ad oggi, gli direi di ‘contaminarsi’, ovvero studiare e scoprire tanti strumenti nuovi che solo apparentemente sono lontani dal mondo della storia dell’arte, e in realtà non lo sono affatto.

 E poi consiglierei di accettare qualsiasi tipo di proposta o offerta, indipendentemente dal fatto che ti sembri davvero utile in quel momento per i tuoi obiettivi professionali. Perché le occasioni possono essere diverse, e bisogna sempre essere pronti a coglierle.

Uscita dall’Università non avrei mai immaginato di aprire un blog e di lavorare programmando la comunicazione di tanti musei. E questo lavoro è nato contaminando le mie competenze accademiche e accettando tutto quello che è venuto nel mio percorso e che si è rivelato un’arma in più”.

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