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Tra le novità della manovra di bilancio c’è l’introduzione dell’Iscro, considerata la cassa integrazione per le partite Iva.

Viene così introdotto un’ ammortizzatore sociale che prevede una indennità variabile anche per i lavoratori autonomi iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps. Vediamo come funziona.

Cassa Integrazione per le partite IVA: i requisiti

Per ottenere l’Iscro, bisogna essere titolari di una partita Iva aperta da almeno quattro anni, essere iscritti alla gestione separata Inps ed essere in regola con il pagamento dei contributi.

L’ammortizzatore è pensato per le partite Iva che abbiano registrato un calo molto vistoso del proprio reddito. Il calo si riferisce all’anno precedente a quello nel quale verrà percepita l’indennità.

Il fatturato deve aver registrato almeno un -50% nell’anno di riferimento, rispetto alla media dei precedenti tre anni di fatturato.

Per esempio: chi chiede l’Iscro da percepire nel 2021 per il 2020, deve aver registrato in quell’anno un calo di almeno il 50% rispetto alla media degli incassi del trienno 2017-2018-2019.

In ogni caso, il reddito dichiarato non può essere superiore alla cifra di 8145 €.

La cassa integrazione per le partite Iva non è cumulabile con altri ammortizzatori, indennità e misure di sostegno del reddito quali il reddito di cittadinanza.

Iscro: come fare domanda e a quanto ammonta

La domanda va presentata all’Agenzia delle Entrate entro il 31 ottobre di ogni anno e al momento basta l’autocertificazione.

Il contributo varierà dai 250 agli 800 euro al mese (sarà comunque pari al 25% dell’ultimo reddito dichiarato) e l’erogazione durerà un massimo di 6 mesi e si potrà chiedere una sola volta in tre anni.

Cassa Integrazione per partite Iva, i limiti

In caso di cessazione dell’attività mentre si percepisce l’Iscro, le somme percepite andranno restituite.

Per i lavoratori autonomi che otterranno la cassa integrazione è previsto infine l’obbligo di aggiornamento professionale.

Per finanziare la cassa integrazione per lavoratori autonomi è stato deciso un aumento dell’aliquota contributiva per i lavoratori autonomi, che cresce nel 2021 dello 0,26%, nel 2022 e 2023 dello 0,51% .

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