caso martina rossi

Stava fuggendo da un tentativo di stupro di gruppo e per questo è precipitata da un balcone ed è morta. Questo dice la sentenza della Corte d’Appello sul caso di Martina Rossi, la ventenne genovese che nel 2011 è volata giù dal sesto piano di un albergo, l’hotel Santa Ana di Palma di Maiorca. Martina Rossi non si è buttata, non è caduta per sbaglio. Secondo i giudici Martina Rossi era terrorizzata e stava scappando da chi le voleva fare del male.

Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, di 28 e 29 anni sono stati condannati dalla Corte d’Appello a 3 anni di reclusione per tentata violenza di gruppo. Da quella violenza la ragazza stava scappando. E’ stato quel tentativo di stupro di gruppo a colorare di buio l’ultima vacanza con le amiche di Martina e a spingerla verso la morte a soli 20 anni.

“Il mio primo pensiero è andato a lei, ai suoi valori. A lei, che non ha fatto niente e ha perso la vita”, con queste parole Bruno Rossi, il padre della ragazza, ha commentato la sentenza. I genitori di Martina hanno combattuto strenuamente per riaprire il caso e far sì che si scavasse davvero per arrivare alla verità. E oggi accolgono con sollievo la decisione della corte dopo una battaglia lunga anni.

Il primo processo si era concluso con l’assoluzione degli imputati. Le difese avevano negato il tentativo di stupro proponendo l’ipotesi suicidio, sempre rifiutata dalle persone che meglio di chiunque conoscevano Martina Rossi: i suoi genitori.

La Cassazione a gennaio aveva annullato l’assoluzione degli imputati e disposto un nuovo processo che oggi arriva a sentenza. Martina Rossi non si è buttata, Martina Rossi è morta mentre fuggiva dai suoi carnefici. Terrorizzata e confusa si è schiantata al suolo dopo un volo di sei piani iniziato tentando di passare da un terrazzo all’altro per sfuggire al branco.

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