Home Blog CASI UMANI E COME EVITARLI: LEONI DA TASTIERA E SIMILI

CASI UMANI E COME EVITARLI: LEONI DA TASTIERA E SIMILI

911
0

Ogni settimana inizio il post con un’idea. Mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi dico: “Oggi Fi raccontiamogli dell’evento di sabato scorso. O di quando hai mollato Bronzo, o di quando una tua amica è stata baciata all’improvviso mentre stavate facendo un aperitivo in centro e di quanto avete riso subito dopo.” In un attimo, cambio idea.

“Fi, 1 Ti rendi conto che stai a parlà da sola? 2. Ma non è meglio sviscerare qualche bel caso umano, che il mondo è pieno? Non so, l’amico respinto, il bello che non balla, quello che ti chiama al momento del bisogno, quello che “chiamami quando vuoi” e quando lo chiami non ti risponde, l’eterno Peter Pan, quello sempre impegnato e quello che non si vuole impegnare, avoja a scrive.”

Come sapete, la collezione è vasta e destinata ad aumentare. Grazie per i suggerimenti amiche e amici. Settimana dopo settimana, fra un cinema, un teatro, una chat, i vostri racconti e le mail che mi inviate, il “disagio” è destinato ad arricchirsi.

Il terreno su cui mi muovo oggi è scivoloso come olio, però è insapore, incolore e inodore. È il cyber spazio della comunicazione. È li che si annidano i peggiori fra i casi umani.

  • I leoni da tastiera (coglioni nella vita vera)

Ormai, non esiste più limite fra realtà e realtà virtuale. Le comunicazioni sono sempre più “sconnesse”, e “parlare” è sempre più spesso sinonimo di “chattare”. Chiariamo subito: chattare è chattare, parlare è parlare. Lo diceva pure Albano: “Felicità è un bicchiere di vino con un panino”. Che ci vuole. È mangiando che viene l’appetito. Il contatto visivo è importante. Ci sono sorrisi, sguardi, insomma tutto quello che è il sano flirt, antipasto (per restare in tema culinario) del ben più desiderato innamoramento. (Lunga è la strada fino al dolce, ma piano piano ci si arriva… e li saranno solo gioie!). Con la generazione “leoni da tastiera”, la confusione regna sovrana. Facebook, Instagram, su Tinder o Whatsapp, le emozioni passano attraverso le emoticon. Poco importa se accanto a loro nel letto dorme la fidanzata, la moglie, la convivente, la sorella, e l’importante è “smile”. Sempre. Pure se state al bagno… che ve frega? Mica ci vedono!

Se vedete che la situazione sta degenerando e in una chat vi arriva questo simbolo ?

SCAPPATE

Non sempre è un bene il dono della sintesi!

  • Il messaggero vocale

Parente stretto del “leone da tastiera”, il messaggero vocale, non si limita alle emoticon, ma condisce le sue comunicazioni con messaggi vocali (incluse le risatine). Ritorna prepotente il suo passato da dj alle feste del liceo, dove il massimo dell’eros non erano nemmeno le sue mani sul mixer, ma l’adrenalina di dire cazzate al microfono e sentirsi un re.

Il messaggero vocale, non si abbassa a telefonare (Così prendi e ti confronti da uomo adulto ed evoluto?? Mica è da tutti!), ma preferisce parlare da solo al microfono del suo cellulare (o del suo computer… e si, ci sono pure quelli che mandano messaggi vocali su Facebook!), creandovi ben due disagi: 1. Avere sempre le cuffiette a portata di mano. È un attimo che si sia sul bus, in metro, in ufficio e, colti da curiosità, assaliti dal massaggiatore vocale che vi deve dire posto e ora dell’appuntamento, ci si debba infilare le cuffiette o alle brutte allontanare dalla sala riunioni per ascoltarne il contenuto; 2. Stare a sentire lo sproloquio anche di un paio di minuti (tipo la pubblicità su YouTube!) che sarebbe stato facilmente gestibile con una telefonata.

Sono una Finta Diva coerente e quindi, permettetemi di precisare una questione che mi sta particolarmente a cuore. La durata. La durata è importante. Non mi stancherò mai di dirlo. Ma, ci sono durate e durate. Se il messaggio vocale dura più di 2’… SCAPPATE. Una donna ha il diritto di cambiare idea.

  • Quello affetto da “like” compulsivo

È lui il mix perfetto di entrambi i disagi. Lo sterminatore di like compulsivo. Questo giovane virgulto è destinato più di tutti a farvi battere il cuore. Fiori, cioccolatini, inviti a cena, ma de che: niente nelle nostre cyber vite è più eccitante del like.

Il soggetto, indeciso sulla giusta tecnica di corteggiamento da adottare, vi seguirà da (molto) lontano: dall’ufficio, dal bagno di casa, dalla macchina bloccata sul raccordo. Gli verrete in mente casualmente (ossia mentre sta ammazzando il tempo sui social) e per farvi cadere nella sua rete, ogni tanto dispenserà un like sul vostro status di Facebook, un cuoricino sulle foto di Instragram. Il massimo del suo impegno dei vostri confronti è guardare tutte le vostre storie. Per il resto, inviti a cene, apertivi, passeggiate ecc, non vi vuole disturbare. Sa che siete tanto, ma tanto tanto impegnate. Non vuole passare per accollo, anche se il confine è sottile. “Che sarà mai, così capisce che la sto pensando!” (leggi: ti faccio pipì tutto intorno come i cani, così se anche ti si avvicina qualcuno la prima domanda che ti farà è “ma chi è quello che ti mette sempre i like?”).

Massì, fategli credere che fa parte della vostra vita, e nel frattempo… SCAPPATE.

***

Le verità dietro questo tipo di atteggiamenti possono essere tante… l’importante è SCAPPARE. In amor vince chi fugge, no?

P.s. nonostante “disagi” e “casi umani” miei, di amiche e amici che mi scrivono, sotto la dura scorza di Finta Diva si nasconde l’ultima delle romantiche. Aspetto ancora il principe azzurro… il mio a quanto pare si è nascosto (bene, bene, bene) dietro una meravigliosa sfumatura di rosso.

Mentre aspettiamo insieme il mio colorato principe, continuate a scrivermi e raccontarmi storie: fintadiva@gmail.com

Rispondi