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Floriana Bulfon: Ecco come il declino di Roma ha favorito l’ascesa dei Casamonica”

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La giornalsta Floriana Bulfon, spiega la storia e l’ascesa dei Casamonica, uno dei più potenti clan presenti nel tessuto criminale di Roma

“I Casamonica, anche se oggi sono considerati un’organizzazione di stampo mafioso a tutti gli effetti, non hanno una tradizione criminale datata nel tempo. Nel corso di pochi decenni sono riusciti a costruire un solido sistema di potere e la loro ascesa ha coinciso con il declino della Capitale”.

È con queste parole che Floriana Bulfon, giornalista d’inchiesta per Repubblica e L’Espresso, ha aperto l’incontro organizzato al Tufello da Grande Come Una Città. Floriana Bulfon ha iniziato ad occuparsi di Mafia Capitale e ad approfondire i fatti della cronaca romana, concentrandosi sugli eventi riguardanti una della famiglie mafiose più note della città, i Casamonica, più di dieci anni fa. Ha scritto e racconta tutt’oggi in che modo i Casamonica abbiano pianificato la loro ascesa e di come silenziosamente siano riusciti ad insinuarsi nel tessuto urbano e capitolino, nonostante si sia tentato di ignorarne l’esistenza per anni, come lei stessa ha raccontato:

“Siamo un paese che, anche dal punto di vista della rappresentazione mediatica, non si interroga spesso sul potere delle mafie. L’unico momento in cui se ne parla è quando ci sono delle sparatorie, come quella avvenuta al Roxy Bar il 1 aprile dello scorso anno, ma questo accade raramente perché quello che queste organizzazioni vogliono, per continuare ad agire indisturbate e a comandare, è il silenzio”.

Per anni queste persone sono state etichettate come gente di borgata relegata nelle periferie, che negli anni hanno trasformato in roccaforti di violenze, spaccio e criminalità. Nonostante i Casamonica presentino caratteristiche differenti dalle mafie tradizionali, per capire il loro modus operandi è necessario- come suggerisce la giornalista –

“Discostarsi dagli stereotipi perché non si tratta più di gente che vive nelle borgate, bensì di borghesi, di colletti bianchi perfettamente integrati nel tessuto imprenditoriale. Viviamo in una città che per tantissimo tempo ha voluto ignorare il fatto che la mafia esistesse sul territorio. A Roma la mafia esiste ma ha una particolarità, non ha un capo bensì dei mediatori, ossia dei signori chiamati ‘zio’. Queste persone intervengono, in quanto hanno l’autorità per farlo, quando le organizzazioni devono fare un affare, risolvendo eventuali controversie. Non c’è un capo dei capi perché i boss o sono in carcere oppure sono morti quindi si cerca, da sotto, di spartirsi il territorio, comprese le piazze di spaccio”.

Nel suo libro “Casamonica la storia segreta. La violenta ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma”, frutto di dieci anni di lavoro sul campo, Floriana Bulfon ha raccontato l’ascesa di questo clan, le sue origini e l’arrivo nella Capitale:

“Originari dell’Abruzzo, arrivano a Roma negli ’60/ ’70 e si insediano ai Castelli Romani. Qui iniziano a costruire la loro roccaforte fatta di case abusive e iniziano a fare rapine e a vivere di piccole usure. Oggi il loro patrimonio si aggira intorno ai cento milioni di euro, ripartiti tra circa un migliaio di persone appartenenti alla famiglia. Tra i loro ‘parenti’ abbiamo gli Spada di Ostia, gli Spinelli, i Di Silvio,… Il loro è un potere accresciutosi nel tempo e poi diffusosi a macchia d’olio in tutta la zona sud-est di Roma, oggi posta completamente sotto il loro controllo come Porta Furba, dove signore sedute su sedie poste agli angoli delle strade decidono chi può o non può varcare la soglia del quartiere”.

Da straccioni e gente de noantri, come sono stati spesso definiti sottovalutandone la pericolosità, i Casamonica hanno iniziato a farsi notare, a spostarsi dalla periferia al centro di Roma, a frequentarne i locali più esclusivi, ad ostentare il loro potere anche e soprattutto attraverso i soldi, mezzo principale attraverso cui affermano quello che è stato definito il Casamonica style. Floriana durante le sue inchieste si è infiltrata più volte nelle loro vite, nelle loro case, e li descrive come

“amanti dell’ostentazione. Dietro quei lustri e a quella cosa un po’ da folklore hanno costruito un sistema criminale che stabilisce l’assegnazione delle case popolari, gestisce la movida al Testaccio, compra ristoranti a Campo dei Fiori, fa spostare la fermata dell’autobus perché gli impedisce di parcheggiare il Ferrari, ecc…Tutto questo mostrare benessere e ricchezza confluisce sui social, in particolare Instagram da loro particolarmente apprezzato e utilizzato, perché gli permette di far vedere che sono i numeri uno, che possono permettersi di bere bottiglie da duemila euro nei locali più esclusivi e indossare Rolex d’oro e diamanti al polso. Nell’immaginario creato da fiction come Suburra sono sì come gli Anacleti, che amano ostentare, ma sono anche quelli che si siedono al  tavolo delle trattative e fanno affari con i più potenti narcotrafficanti colombiani in ristoranti di lusso”.

La loro crescita è stata esponenziale tanto da permettergli di arrivare a fare affari con le più importanti famiglie mafiose del Sud Italia, di insediarsi in luoghi chiave della criminalità organizzata come il porto di Gioia Tauro e a stringere alleanze con i narcos dell’America Latina, arrivando a trasportare per loro tonnellate di cocaina all’anno. Queste ‘influenze’, se così vogliamo chiamarle, hanno contribuito a definire il loro stile, che ben poco ha a che fare con la cultura rom a cui sono stati spesso, erroneamente, associati e i motivi- spiega la Buflon- sono principalmente due:

“Il primo è che nei campi, come i rom, non ci vivrebbero mai, visto le case che si sono costruiti e in cui vivono, il secondo è che coloro che ci abitano sono poveri e loro odiano la povertà. Il loro valore principale sono infatti i soldi. Non sono solo violenza perché hanno imparato a dosarla con i soldi e le raccomandazioni e quello che hanno trovato come tessuto è stata una metropoli che ha chinato la testa di fronte a tutto questo e gli ha permesso di agire indisturbati. Oltre allo spaccio di droga un’altra attività che gli rende molto è l’usura per cui hanno previsto un metodo che prevede il prestito di denaro alla vittima e il pagamento settimanale delle rate da parte di quest’ultima, che non esce dal vincolo fino a quando non ha restituito la somma iniziale prestata, a cui applicano interessi altissimi, circa del 1000% annuo. Il controllo che viene esercitato sulle vittime non riguarda soltanto loro, ma si riversa sulla cerchia familiare e gli amici”.

Casamonica

Il controllo che esercitano, su attività legali e illegali, è ormai totale. Riescono ad agire indisturbati non solo grazie alla rete di contatti che si sono creati sul territorio, ma soprattutto grazie alla paura che esercitano sulle persone che sanno della loro esistenza, dei loro affari, ma non denunciano per paura che possa accadere qualcosa a loro o alle persone a cui vogliono bene. Questo ‘sistema del silenzio’ lo spiega molto bene la Bulfon, che ha scavato a fondo e ha scoperto come la loro rete sia arrivata a radicarsi anche nel tessuto sociale, come lei stessa ha spiegato:

“Il motivo per cui ho iniziato ad occuparmi della questione mafia a Roma è stato perché quando andavo in questi quartieri e incontravo le persone queste nemmeno li nominavano. Mi dicevano solamente ‘ci sono loro’. Si capiva che c’era questa entità del terrore e della paura, motivo per cui la gente non denunciava, perché loro sono l’unica autorità riconosciuta in alcuni quartieri. Nella loro ascesa hanno approfittato del vuoto lasciato dalle istituzioni e si sono insediati. Dove non c’è niente arriva la criminalità e quindi anche chi non ne fa parte si ritrova davanti a qualcuno che fa quello che avrebbero dovuto fare le istituzioni e che fornisce alla gente del quartiere i servizi di cui necessita”. 

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