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CARNEVALE: ORIGINI E STORIA DELLA FESTA PIU’ FOLLE DELL’ANNO

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Un breve excursus storico non si nega a nessuno e non fa male a nessuno, allora perché privare  giovani menti di informazioni curiose ed interessanti? La mia spiegazione sul Carnevale, pur avendo affascinato i bambini, non li ha di certo convinti ad indossare quelle amabili mascherine riposte nell’armadio in attesa solo loro. Pazienza, me ne farò una ragione!

Il fascino di questa festa non é veicolato solo dal costume (anche se questo ne rappresenta l’attrattiva maggiore), molti sono gli aspetti che nei secoli hanno catturato l’attenzione e l’immaginazione della gente. Di origini un pò nebulose, sembrerebbe proprio che i festeggiamenti del Carnevale abbiano avuto il loro natale a Roma, da qui l’origine latina del nome “carnem levare”, in onore del ricco banchetto a base di carne dell’ultimo giorno del Carnevale prima dei quaranta giorni di astensione da questo alimento in previsione della Pasqua. Anche se il periodo festivo é di indiscussa ispirazione Cattolica,  i dissoluti omaggi medioevali al signor Carnevale a base di cibo, vino e lascivi passatempi non rievocano certo la decantata morale cristiana, infatti nei secoli la Chiesa condannò questi comportamenti forvianti dal rigore imposto.

Al Cristianesimo va riconosciuto il merito di aver assorbito tradizioni antiche romane e pagane: lo scioglimento temporaneo dai vincoli sociali e dalle gerarchie trova le sue radici nell’antichità, nelle greche celebrazioni dionisiache e nei romani saturnali  (in onore dei rispettivi dèi, propiziatorie per la semina e il raccolto dell’anno entrante). L’abitudine  alla rappresentazione simbolica di carri e di mascheramenti è un retaggio millenario, lo si ritrova nei sumeri e negli egizi. E’ proprio dagli egizi, come ci spiega Lucio Apuleio nel libro XI delle Metamorfosi, ed in particolare dal culto egizio alla dea Iside che si celebrava con la presenza di gruppi in simbolici travestimenti, che i romani ereditarono l’abitudine di indossare maschere.

Questa tradizione folkloristica romana nata nel medioevo vede il suo massimo splendore celebrativo nel Rinascimento. La Chiesa  Romana ha scandito il ritmo della vita del popolo fin dalle sue origini ed anche in questa circostanza era un editto papale a dare il via alla celebrazione del carnevale. I festeggiamenti assunsero negli anni caratteristiche geografiche tipiche: a Roma si attendeva la tradizionale Corsa dei Berberi (cavalli con una muscolatura rimarcata), che apriva gli otto giorni di festa, e la Corsa dei Moccoletti ( uomini che correvano con un lumino in mano tentando di spegnere quello del vicino) che ne sanciva la fine. Queste manifestazioni si interruppero nel 1874 a seguito di un incidente mortale causato dai cavalli in corsa. Solo negli ultimi anni (dal 2009) il Comune di Roma ha riportato in auge queste tradizionali manifestazioni.

Nonostante le caratteristiche territoriali, il fascino maggiore del Carnevale è sempre stato soprattutto quello di celarsi dietro vesti insolite che rendono il nobile, l’artigiano e il povero tutti uguali. A questo punto della spiegazione i miei figli si erano alienati: uno guardava nel vuoto e l’altro russava! Ho provato ad animarli con il tema “maschere in commercio” e spiegandogli che studi psicologici dimostrano il fatto che il volersi mascherare rappresenta il desiderio di essere qualcun altro, ma ho ottenuto solo un tiepido coinvolgimento. Personaggi del fantasioso mondo dei cartoni animati, animali, cow boy, soldati, damime e fatine sono i costumi più ambiti dei nostri moderni bambini. Arlecchino, Colombina e Pulcinella ormai si incontrano quasi unicamete nei libri di scuola. Da oltreoceno (Usa) arriva una nuova tendenza: mascherare i domestici pelosi a quattro zampe. Quindi mamme, se dopo aver aquistato i costosi costumi carnevaleschi per i vostri piccoli, magari un simpatico naso o una parrucca per voi, non volete lasciare indietro nessuno della famiglia, mascherate anche il vostro cane o, perché no, il vostro gatto! Solo a questo punto i ragazzi hanno dato segni di vita volendo prendere un cane dal vicino canile per poterlo travestire (povero inconsapevole animale).

Più interessati, ovviamente, all’eccentrica tendenza statunitense che al mio pretenzioso soliloquio, hanno accettato di buon grado la proposta di andare in giro per le strade capitoline a tirare coriandoli con licenza di coinvolgere grandi e piccini, mascherine e non respirando, magari, l’aria di antichi retaggi.

Francesca  Guglielmi

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