virginia raggi ha incontrato la casa internazionale delle donne

Oggi in piazza del Campidoglio manifestazione per la Casa Internazionale delle donne e Lucha y Siesta

Le donne tornano in piazza per difendere le loro case: dalla Casa Internazionale delle Donne, a Lucha y Siesta, a tutte le altre realtà minacciate da una politica cieca. Per questo, proprio dalla storica Casa Internazionale delle Donne di via della Lungara, è stata lanciata una nuova mobilitazione. Appuntamente alle 17 i9n piazza del Campidoglio, sotto gli uffici di chi può decidere le sorti di luoghi a cui la città non può rinunciare.
Perché la Casa Internazionale delle donne rischia ogni giorno lo sfratto. Da agosto 2018 il Comune di Roma ha revocato la convenzione (ve lo avevamo raccontato qua) ma le associazioni della Casa continuano a svolgere i servizi per tutte le donne, senza riconoscimento del loro valore sociale, senza alcun finanziamento da parte del Comune.

“Si cancellerebbe un luogo storico e simbolico del femminismo romano, patrimonio della storia dei diritti e delle libertà delle donne ma anche di tutta la città.” spiegano le organizzatrici della giornata di protesta che serve anche per tenere accesi i riflettori e chiedere soluzioni per un’altra casa delle donne di Roma: Lucha y Siesta ai danni della quale “

il 20 febbraio è previsto il distacco delle utenze, per volere di Atac spa con il sostegno del Comune, nella procedura di concordato per evitare il fallimento della municipalizzata più indebitata d‘Italia, nonostante la Regione Lazio abbia avviato le procedure per partecipare all’asta e acquistare l’immobile. Si vuole chiudere così un presidio sociale e politico contro la violenza e un luogo prezioso con 14 stanze in una città drammaticamente carente di posti in case rifugio e ben al di sotto degli standard previsti nella Convenzione di Istanbul.Lucha y Siesta e la Casa Internazionale delle donne sono laboratori culturali e politici riconosciuti che puntano sui sogni liberi ed autonomi delle donne che li attraversano. Noi siamo il sogno vivo, libero ed autonomo.”

Le motivazioni della mobilitazione sono così riassunte:

“Perché le Case delle donne devono restare aperte e moltiplicarsi in ogni territorio rivendicando progetti di sviluppo nati sui desideri delle donne che lì vivono. Perché si deve riconoscere la loro autonomia e il valore sociale, politico ed educativo che riversano intorno, sulle scuole, nelle associazioni e per le strade di tutti i quartieri. Noi siamo valore sociale, politico ed educativo.Perché il regolamento del patrimonio comunale in discussione disconosce di fatto il tessuto sociale, culturale e associativo che in questi anni ha tenuto insieme la città.
Perché non siamo aziende e non ci curiamo di interessi privati, ma tuteliamo i nessi comunitari indeboliti dall’impoverimento culturale e dalla precarietà. Perché siamo in agitazione permanente verso lo sciopero globale femminista 2020.”

Il tutto in preparazione dell’8 marzo

“sarà giornata di mobilitazione sui territori e il 9 marzo sarà sciopero femminista. Incroceremo le braccia e ci riprenderemo il tempo e lo spazio che vogliamo. “

Rispondi