legge bullismo

Parla di bullismo Tuta Gold di Mahmood, il brano attualmente più streammato in Italia e il brano italiano più streammato all’estero, al 27mo posto della classifica globale di Spotify e uscito da un Sanremo 2024 in cui di bullismo si è parlato tanto, dalle confessioni di BigMama che ha raccontato di essere stata per anni bullizzata, ma anche abusata e violentata e ha messo tutto questo nella sua La Rabbia non Basta, alle accuse di bullismo al pubblico dell’Ariston che ha fischiato la vittoria nella serata cover di Geolier. Il bullismo dunque è un tema che questa nuova generazione, sente più suo rispetto alle precedenti che lo hanno tutte vissuto e spesso lo vivono anche da adulti sui propri posti di lavoro, ma forse non sapevano ancora dargli un nome, come per molte altre cose.

Oggi infatti c’è più attenzione mediatica e istituzionale su questo tema. Dal 2017, ogni anno il 7 febbraio, su Ministero dell’Istruzione dedica una giornata all’informazione e alle iniziative contro il bullismo. Un malessere che non trova cure adeguate, nonostante le numerose iniziative messe in campo, come per esempio, i tentativi del percorso didattico di Rai scuola, che se ne è sempre occupata con il programma “Mai più bullismo”, primo social coach televisivo centrato sul tema.

I numeri sono enormi, secondo l’Osservatorio In Difesa si parla del 61% dei ragazzi in età scolare, e molti sono anche quelli occulti di chi non ha il coraggio di confessare il disagio che sta passando, per paura o per vergogna.  Spesso, infatti, chi subisce bullismo è disorientato e non sa come reagire, sia che l’episodio sia lieve sia che si trasformi in un fatto grave, al punto di condizionare la vita di chi ne è vittima. Ma cosa fare quando il bullismo ci colpisce direttamente? E soprattutto cosa fare quando uno dei nostri figli ne è vittima scuola? Prima di tutto bisogna sapere come riconoscere il problema e poi decidere come intervenire.

Prendiamo innanzi tutto il bullismo a scuola, che è ancora oggi sottostimato. Soprattutto nelle elementari. Un fenomeno in continua crescita, che non essendoci una preparazione vera e propria, spesso non viene capito né dai genitori né dagli insegnanti, perché gli adulti tendono a non credere agli episodi di violenza infantili, considerandoli “sciocchezze da bambini”, che fanno parte della crescita o addirittura aiutano a crescere. Si fa fatica a pensare, infatti, che i bambini siano violenti. Ma invece anche nell’infanzia ci sono vari tipi di violenza che, se non fermati in tempo, peggiorano fino ad arrivare al bullismo, E non appartengono solo all’umiliazione fisica, ma anche a quella verbale. Un bambino che, per esempio, viene preso in giro continuamente, escluso dal gruppo, lasciato solo durante il periodo di gioco; che non é mai invitato alle feste o a giochi dopo la scuola, è decisamente un bambino bullizzato, che soffrirà per questa sua condizione, anche se spesso non avrà il coraggio di esternarla.

Cosa fare allora in questi casi, se ci sono motivi per intervenire, se un genitore nota che il carattere del figlio è cambiato, che piange per niente, che quando torna da scuola non racconta o racconta a monosillabi ciò che è accaduto durante le ore scolastiche? Intanto va evitata assolutamente la frase: “Siete bambini e i dispetti fra bambini sono sciocchezze!”. E bisogna invece regolare il nostro campanello d’allarme, cercando di riconoscere i segnali di un comportamento violento.

“ Se un bambino racconta che a scuola viene messo da parte dagli amici e soprattutto se qualcuno lo umilia- spiega la psicoterapeuta Valentina Bezzi– bisogna innanzi tutto parlare con gli insegnanti e con il dirigente scolastico, per allertarli modo che pongano attenzione a ciò che accade nella comunità. Da tenere presente poi che di bullismo nella scuola elementare, ne esistono diversi tipi. Quello diretto, come gli atti di violenza fisica o verbale( insulti, prese in giro, derisioni).Quello indiretto (esclusione dal gruppo, isolamento).

Molto pericoloso poi è il cyberbullismo ( un problema che di solito si presenta alle medie inferiori e se non fermato continua), che consiste nella violenza verbale tramite social, chat, internet. E questo perché in un adolescente impreparato, fragile, specie se figlio unico e perciò privo di qualcuno che non sia solo il genitore con cui confrontarsi, la cosa può ingrandirsi senza che la vittima si difenda e diventi una vera e propria tortura psicologica che incide negativamente sul carattere e sulla vita sociale.

Ma quali sono i soggetti più a rischio come vittime di bullismo? Prima di tutto gli alunni che arrivano in una classe già completa, magari a metà anno. Poi un bambino timido o introverso, uno scolaro straniero che non conosce la lingua dei coetanei che frequenta. Infine uno studente molto studioso ( il cosiddetto secchione). E uno scolaro con disabilità più o meno grave.

E quali sono i segnali che i bambini o i ragazzi ci mandano per dirci che stanno male? Si tratta di allarmi evidenti di malessere che un genitore attento non può non notare. Ecco quali vi avvertono che vostro figlio potrebbe essere vittima di bullismo a scuola I disturbi psicosomatici (malessere, dolori, difficoltà a dormire ecc.). L’isolamento dal contesto sociale ( in Giappone, per esempio le vittime di bullismo sono tantissime e il problema è stato affrontato con grande serietà). Ci possono essere nei casi più gravi anche un inizio di depressione, un calo del rendimento scolastico, un comportamento introverso o addirittura il rifiuto della scuola, Naturalmente questi elencati sono dei campanelli di allarme. E non bisogna farsi prendere dal panico se se ne nota uno. Soprattutto non vanno assillati i ragazzi con una raffica di domande, ma bisogna cercare di far parlare loro offrendo il vostro complice e sereno appoggio. Poi, se notate che davvero qualcosa non va e avete la certezza che ci sia un problema di bullismo, non drammatizzate, ma cercate di risolvere la cosa con affetto e positività, facendo capire che qualunque cosa accada siete al fianco di vostro figlio, senza diventare iperprotettivi e far sentire la vittima ancora più vittima.

Importante sapere poi che se la scuola è a conoscenza degli episodi di bullismo, ha l’obbligo di sporgere denuncia. E che la legge tutela le vittime. Parlate perciò con la dirigenza e confrontatevi con gli insegnanti di classe. Soprattutto se avete il sospetto che ignorino del tutto la situazione. Cosa purtroppo molto facile perché non sempre i bravi insegnanti si occupano anche dell’aspetto psicologico dei loro allievi e non solo del rendimento da programma.

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