Bridget Jones è tornata, e in questi giorni si aggira per Roma. La vedremo con la sua ultima (pare) avventura, al cinema a partire dal 27 febbraio, ma l’uscita ufficiale di “Bridget Jones, un tesoro di ragazzo” verrà anticipata da alcune proiezioni speciali a San Valentino. Intanto, Rene Zellweger, il regista del film e il resto del cast, sono a Roma per presentare il film e stamattina hanno incontrato la stampa in un hotel a Trinità de’ Monti. Noi c’eravamo, ed ecco cosa ha raccontato l’attrice del nuovo film in cui torna a vestire i personaggi del suo personaggio più popolare.
Renee Zellweger: “A Bridget Jones direi: tranquilla, andrà tutto bene”
Renee Zellweger, come si è trovata a vestire di nuovo i panni di Bridget Jones?
“Ogni nuovo capitolo è una riscoperta di Bridget, ogni volta mi ritrovo a scoprire dove la vita l’ha portata. Però ci sono cose che ritrovo sempre: il suo carattere, la sua essenza rimangono gli stessi. La verità è che mi sembra stia sempre con me, perché ne parlo quasi tutti i giorni, e quando vado in giro, tutti vogliono condividere i ricordi, o i pensieri su i film, o che vorrebbero con dividere con Bridget Jones e li condividono con me. E per me questo è un regalo”.
In cosa si rivede, se c’è qualche aspetto in cui si rivede, di Bridget Jones?
“Mi sento così legata a questo personaggio, che mi accompagna sempre, che non saprei dire esattamente quanto è diverso da me. Ci sono sicuramente delle scelte creative in cui io sono intervenuta. Ci sono sicuramente delle cose che condivido con lei: capisco per esempio, perfettamente, il suo rapporto complicato con il tempo. Capisco anche il fatto di far finta che vada tutto bene fino al disastro e poi il fatto di cogliere spesso il momento meno opportuno, ma anche il fatto di vedere sempre la parte romantica delle situazioni, che a volte, in certe situazione è indice di cattiva stima di se stessi”.
Questo è sicuramente il film con la storia di partenza più triste, è stato più difficile equilibrare il lato comico e quello più serio, rispetto ai primi tre film?
“Abbiamo voluto fare il quarto film per seguire l’evoluzione di Bridget, quindi questo è un capitolo diverso della sua vita, abbiamo voluto vedere Bridget Jones alle prese con uno di quei momenti in cui la vita ci pone davanti sfide inimmaginabili. Non si poteva certo fare lo stesso film per 20 anni. Quello che ci preoccupa è diverso quando sei giovane e quando sei più grande. L’ottimismo, il calore, l’umanità di Bridget Jones, alla fine sono quegli elementi che l’aiutano ad andare avanti”.
Abbiamo conosciuto una Bridget 27enne, poi 30enne, ora una Bridget nella piena maturità, ci dobbiamo aspettare di vedere Bridget Jones anche in una fase ancora più adulta della vita?
“Non lo so. Da Helen (Fielding, la scrittrice dei romanzi da cui sono tratti i film ndr), mi sembra di capire che sia finita qui, ma io tengo le dita incrociate, chissà che Bridget Jones non torni invece a chiamarmi.
Renee Zellweger è amatissima dal pubblico per Bridget Jones, ma i riconoscimenti più importanti li ha avuti con Brockback Mountain e Judy. Le dispiace essere ricordata soprattutto per Bridget Jones?
“Assolutamente no. Commedia e dramma sono due facce dell’universo, forse a volte fare ridere è più difficile ma io cerco soprattutto le buone storie, che mi permettano di esplorare i vari aspetti dell’esperienza umana. Ma anche le cose che non conosco o che non ho avuto la possibilità di esplorare bene in passato. Questo è quello che mi attira verso un personaggio”.
In questo quarto film, finalmente il suo personaggio ha imparato a volersi bene? E poi, se avesse davanti la Bridget Jones del primo film, cosa le direbbe quella del quarto?
“Credo che ci sia un momento del film che la dice lunga su questo. Non ci sono parole ma fa una scelta che fa capire che sì, ora è più decisa a volersi bene. Alla Bridget del primo film le direi:’ Tranquilla, andrà tutto bene”.



