Bernini borromini

Un documentario racconta l’arte e la rivalità dei due geni che hanno cambiato il volto della Città Eterna

Si può parlare di Borromini senza Bernini? Evidentemente no. A grande disdoro, immaginiamo, dei diretti interessati, il binomio dei due geni che hanno rivoluzionato il volto della Roma Barocca e inventato la Grande Bellezza della Capitale, è ancora indissolubile per chi ne osserva le opere e le tracce lasciate. Due artisti immensi, che trovandosi a lavorare nello stesso luogo nello stesso tempo, erano anche irriducibili rivali. Una rivalità che una bella leggenda vorrebbe addirittura scolpita nella pietra, e in particolare nel marmo della splendida statua del Rio de La Plata, una di quelle che compone la Fontana dei Quattro Fiumi di piazza Navona, opera del Bernini, ‘piazzata’ proprio sotto la Chiesa di Sant’Agnese in Agone progettata dal Borromini. La statua della fontana che si trova davanti alla facciata, si protegge con la mano, e la leggenda vuole che questo gesto sia stata una frecciata di Bernini al suo rivale, per insinuare un probabile prossimo crollo dell’opera borrominiana. Sebbene questa gustosa storia non abbia alcuna base di verità, il fatto che si sia addirittura costruita una leggenda sulla concorrenza agguerrita tra i due geni, dice tanto su quello che fu il loro reale rapporto.

Borromini e Bernini, la rivalità più famosa della storia dell’arte

A raccontare tutto questo arriva anche nei cinema il 15, 16 e 17 maggio con Nexo Digital, Borromini e Bernini, sfida alla perfezione, prodotto da Sky per la regia di Giovanni Troilo

Il docufilm si concentra soprattutto sulla figura di Borromini raccontando della rivoluzione architettonica di un genio che cambia per sempre l’aspetto di Roma attraverso una sfida personale alle convenzioni e ai pregiudizi, con l’umiltà di apprendere dal passato per inventare il futuro, con il coraggio di portare avanti un’idea pagandone il prezzo fino in fondo. Lo stile di Borromini è riconoscibile, eccentrico, diverso . Trasuda un’austera autorità spirituale, con perenni allusioni che evocano l’infinito. Ma questa è anche la storia della rivalità artistica più famosa di sempre, quella tra Borromini (1599-1667) e Bernini (1598-1680) e soprattutto la storia della rivalità di Borromini con sé stesso. Un genio talmente legato alla sua arte da trasformarla in un demone che lo divora dall’interno, fino a spingerlo a scegliere la morte, con un gesto drammatico, pur di toccare l’eternità.

Il film si snoda per le vie di Roma, tra 

  • Palazzo Barberini,
  • San Pietro,
  • San Carlo alle Quattro Fontane,
  • Sant’Andrea al Quirinale,
  • l’Oratorio di San Filippo Neri,
  • la Basilica di San Giovanni in Laterano,
  • Piazza Navona,
  • la Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza,
  • Villa Adriana a Tivoli

E si spinge poi alla Villa-giardino di Paolo Portoghesi a Calcata, Viterbo, fino ad arrivare alla Tomba di Borromini a San Giovanni dei Fiorentini, dove l’artista riposa ancor oggi. Al viaggio visivo danno voce e pensiero le rievocazioni in chiave contemporanea, con gli attori Jacopo Olmo Antinori, Pierangelo Menci e Antonio Lanni, e gli interventi degli esperti coinvolti nel film: il critico d’arte e regista Waldemar Januszczak, l’architetto e accademico Paolo Portoghesi, il prof. della Cornell University di Roma Jeffrey Blanchard, il professore associato presso l’Università di Camerino Giuseppe Bonaccorso, la curatrice e critica d’arte Aindrea Emelife, la Professoressa di Storia dell’arte medievale e moderna alla American University di Roma Daria Borghese.

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