Presentazione libro Afghanistan

Ci sono eventi che potrebbero condizionare o modificare il nostro modo di pensare, aprendo il campo a nuovi interrogativi, gli stessi che hanno portato il Generale Marcello Bellacicco ( Ufficiale degli Alpini Paracadusti) a scrivere il libro” Noi ci abbiamo creduto” diario di sei mesi di missione in Afghanistan, nel periodo 2010-2011.

Il Comandante Bellacicco ha presentato il suo libro sull’Afghanistan presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a Roma. Iniziativa voluta fortemente dall’Onorevole Paola Chiesa (ndr Capogruppo Commissione Difesa Fratelli d’Italia )

La genesi della narrazione parte da un antefatto. Per quasi vent’anni si è svolta in Afghanistan l’operazione Nato Isaf, azione di pace finalizzata a sconfiggere i Talebani grazie alla presenza, oltre che delle truppe statunitensi e britanniche, anche del nostro l’Esercito Italiano, con l’avvicendamento di più reparti. Nel maggio del 2021, il governo americano ha deciso il ritiro delle ultime truppe statunitensi e della coalizione, innescando una delusione ed uno sconcerto che accumunarono giovani ed anziani, civili e militari.

Il libro è stato presentato durante un convegno moderato da Alessandro Conte, Direttore di European Affairs Magazine, che ha fornito ai presenti diversi spunti di riflessione, sulle vicende passate e presenti dell’Afghanistan.

Il libro sull’Afghanistan del generale Bellacicco: la nascita del diario

Durante l’incontro l’autore ha raccontato com’è nato il suo libro-diario dall’Afghanistan:” Non potevo dare un titolo differente, soprattutto dopo aver assistito incredulo a quanto accaduto in Afghanistan, trasformando l’impegno profuso per quasi vent’anni in vane illusioni. Ricordo la telefonata di Franco, padre del giovane Matteo Miotto, caduto il 31 dicembre del 2010 in Gulistan che mi chiese senza giri di parole se ne fosse valsa la pena. Gli risposi dicendogli che Matteo credeva in quello che faceva.”

Continua il Generale Ballacicco nella sua descrizione:” Fondamentale in questo contesto è stata la presenza delle truppe alpine con le Brigate Julia e Taurinense che hanno partecipato a tutta la campagna afghana, garantendo il proprio contributo, anche in quel lungo periodo in cui le Brigate presenti erano solo quattro (le due alpine, la Folgore e la Sassari). Di quei mesi mi è rimasto tutto ed ogni giorno si pensa a quella missione che è stata una missione totalizzante. Il nostro personale militare ha dato tutto quello che poteva, interpretando la professione militare con quell’umanità e quei valori che animano il popolo italiano. Noi ci abbiamo creduto ed io ci credo ancora. In quegli anni si è messo un seme. E confidiamo nelle giovani generazioni afghane che, sono sicuro, non accetteranno questo status quo.“

Gi interventi dei relatori

L’Onorevole Paola Chiesa, ha condiviso la tesi del Generale Bellacicco ed ha ricordato, durante il suo intervento, uno ad uno, i 53 militari italiani caduti nel Paese del sud ovest dell’Asia.

Andrea Romussi, già Ambasciatore italiano in Burkina Faso ha riportato la sua esperienza:

” Credo sia opportuno sottolineare che nel il campo dell’approccio multidimensionale le cose importanti furono la coabitazione, il coordinamento e la continuità da parte nostra. La coabitazione consente un livello di comprensione reciproca, di cooperazione civile e militare, difficilmente raggiungibile da parte dei civili che lavorano fuori dalle basi del quartier generale.”

La componente civile è stata descritta, invece, dal Dottor Marco Urago, Cooperazione italiana ad Herat. “Sono stato testimone di una sinergia tra parti civili e militari, riuscendo a portare dentro e coinvolgere, anche, le organizzazioni non governative. Con il nostro operato congiunto abbiamo dato l’immagine di un Paese capace di lavora bene assieme”.

L’Afghanistan oggi

Ma qual è l’attuale situazione in Afghanistan?  Uno spaccato è stato tratteggiato da Maria Bashir, già Presidente del Tribunale di Herat.” Le donne Afghane hanno lavorato venti anni sperando di ottenere un futuro più roseo per i loro figli. Hanno potuto lavorare con voi nei contesti sociali ed economici e la nostra fiducia era molto ampia. La presenza femminile era considerevole in ambito universitario ed in parlamento, ed è stato un tassello importante per  creare uno stato democratico. Ricordo quando i soldati italiani arrivarono nella mia città per costruire un nuovo Afghanistan incentrato sull’uguaglianza e la libertà e nacquero scuole ed ospedali. Ringrazio profondamente il Generale Bellaccicco e tutti gli italiani che hanno aiutato il mio popolo. Purtroppo con l’accordo siglato dagli americani tutti i diritti acquisiti sono svaniti e la componente rosa è sempre quella più mortificata”. Bashir ha chiesto  all’Italia di non dimenticare il suo Paese, assoggettato al potere dei terroristi, che rappresentano una minaccia per l’intero mondo.

Spazio alle emozioni, poi, con la voce di Francesco Pannofino. L’attore e doppiatore ha letto alcuni brani del libro, una presenza motivata da una amicizia pluriennale con Marcello Bellacicco.

Le testimonianze dal campo

Kamal Fakhruddin, già ufficiale delle forze di sicurezza afghane ha proseguito spiegando  cosa accade in Afghanistan in questo momento.” L’Afghanistan si sta trasformando in una macchina di diffusione dell’estremismo religioso di stampo terroristico. La ingente quantità di risorse naturali presenti sul territorio sta rendendo il mio Paese sempre più autonomo. E si sta rafforzando grazie al sostegno della Cina, che stipula contratti con il regime. Cinquemila scuole jihadiste nasceranno in Afghanistan. E questo comporta la nascita, in cinque anni, di cinque milioni di estremisti che andranno ad alimentare il bacino della jihad globale.”

Anche il mondo del giornalismo ha voluto offrire il proprio contributo sul contesto afghano, tramite le parole di Claudio Cali, giornalista ed inviato di Sky Italia. “Quando arrivai ad Herat, ero distante dal mondo militare. Ho conosciuto il Generale Bellacicco grazie ad Igor Piani, in quell’epoca Maggiore dell’Esercito Italiano. Mi piace sottolineare che tra me e Marcello c’è stata una apertura totale e sono caduti quei pregiudizi rispetto all’operato di noi informatori. Gli Afghani sono stati messi al centro. E ho potuto capire quali fossero le competenze di noi italiani, che rispetto agli inglesi e spagnoli, hanno dimostrato di avere una predisposizione differente e di adattamento alle situazioni, viaggiando in posti proibitivi.”

Un messaggio di speranza è giunto dal Generale Vincenzo Camporini (già Capo di Stato Maggiore della Difesa) :”Io credo a tutto ciò che è stato fatto e per un semplice motivo; conta quello che hai seminato ed anche se non sai quando nascerà qualcosa di buono, sicuramente ci saranno i suoi frutti”.

Un altro protagonista del periodo afgano è stato Igor Piani, attualmente Tenente Colonnello presso la “Rivista Militare”. Ha condiviso la tesi del Generale Camporini ed ha aggiunto: ”La missione, raccontata da più attori, è in assoluto ricordata come “la missione”, proprio perché seppe far emergere da ognuno di noi solo il meglio.”

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