barbara palombelli femminicidio

Ci rendiamo conto di arrivare buone ultime nello tsunami di polemiche e indignazione che da questa mattina ha giustamente travolto la giornalista e conduttrice Barbara Palombelli.

Le sue parole incredibili e che dovrebbero ora farla arrossire, hanno scatenato una sana ondata di indignazione. E questa, non c’è dubbio, è l’unica buona notizia.

Siamo reduci da dieci giorni di sangue e tragedia, sette donne uccise in sette giorni, lo ha detto pure lei, la conduttrice di Forum, e non è umanamente comprensibile come, davanti a questo dato, di per sé da brividi, abbia avuto poi il coraggio di snocciolare un discorso che è un vero e proprio ‘manuale del victim blaming’ e tutto questo senza rendersene minimamente conto.

Ma andiamo per ordine e ricostruiamo la vicenda, per i pochi che avessero passato le ultime ore su Marte.

Dunque, Barbara Palombelli introducendo una lite tra marito e moglie nel tribunale di Forum ha premesso: “Qui parliamo della rabbia tra marito e moglie.” E poi. “Come sapete in sette giorni ci sono stati sette delitti di sette donne uccise, PRESUMIBILMENTE da uomini, solo nell’ultima settimana”.

E già, all’orecchio attento, ma nemmeno troppo, stride il legame tra ‘rabbia tra marito e moglie’ e ‘sette femminicidi’, un legame che depotenzia l’immagine della della tragedia. Ma, ancor più perplessi gli spettatori sono rimasti apprendendo che sono state uccise in sette giorni sette donne, PRESUMIBILMENTE da uomini.

Ora, di mestiere, la Palombelli fa la giornalista, e ci auguriamo che le capiti di sfogliare un quotidiano e di ascoltare un tg, almeno una volta al giorno. Dunque, saprà che di quei delitti efferati, c’è poco che ancora rimane di nebuloso. Se il ‘presumibilmente’ era un avverbio che voleva suonare garantista, in quel contesto suonava soprattutto ridicolo, visto che queste sette donne sono state uccise da mariti, compagni, vicini di casa e conoscenti, tutti di sesso maschile. Che poi vadano appurate le dinamiche, i moventi e le altre questioni rilevanti in sede di istruttoria è ovvio, ma queste sette donne sono state uccise certamente da uomini.

Se la parola ‘presumibilmente’ aveva già fatto sobbalzare sulla poltrona gli spettatori più sensibili, figurarsi poi che effetto ha fatto il punto più alto del discorso di Barbara Palombelli, ovvero le parole che hanno provocato indignazione e richieste di chiudere la trasmissione. Eh sì, perché veramente dobbiamo sperare almeno nel fatto che la giornalista sia una mente così ingenua da non rendersi esattamente conto di cosa stesse dicendo. Cosa  che, rivolgendosi a un vasto pubblico attraverso il mezzo più popolare, la tv, non è comunque una giustificazione sufficiente.

Ma vediamole queste parole, fedelmente trascritte dal breve eppure così incisivo discorso di Barbara Palombelli a favore di telecamera.

“Questi uomini erano completamente fuori di testa, obnubilati? Oppure c’è stato un comportamento aggressivo, estenuante, anche dall’altra parte?”

Le avete contate? Sono diciotto semplici parole, costruite in modo semplice e che racchiudono la summa migliore del victim blaming, un vero manuale per apprendisti colpevolizzatori di vittime.

Nella prima parte Barbara Palombelli si chiede se ‘questi uomini erano effettivamente fuori di testa’, dando dunque per scontato che gli autori di sette femminicidi erano tutti presi da raptus, obnubilati. Anni di lotte perché si faccia corretta informazione e narrazione sui femminicidi e per Barbara Palombelli, giornalista, il femminicidio è frutto di un raptus, un atto compiuto da un uomo fuori di testa, ‘obnubilato’.

E ancora, l’apice arriva dopo. Siamo proprio proprio sicuri che ‘dall’altra parte’ non ci sia stato un comportamento ‘aggressivo ed estenuante’?

Che tradotto vorrebbe dire: ‘ma siamo sicuri che la morta ammazzata non se la sia cercata? Siamo sicuri che l’uomo non sia andato fuori di testa perché la donna gli rompeva troppo le scatole?!’

Ora, Barbara Palombelli, siamo sicuri che tu sia una professionista dell’informazione? Siamo sicuri che tu sia una donna che comprenda la responsabilità che ha nell’andare davanti a una telecamera e dire cose di questo genere?

Lo sai tu, che hai fatto victim blaming? Lo sai tu che cos’è il victim blaming? Ti rendi conto che hai colpevolizzato con poche parole tutte le povere vittime di femminicidio? Ti rendi conto che la tua narrazione distorta, senza capo nè coda, intrisa non solo di superficialità, ma anche di grassa ignoranza su argomenti che, chiunque operi nella comunicazione pubblica dovrebbe padroneggiare, è stato un momento, non solo imbarazzante, ma pericoloso?

Che non se ne renda conto, è evidente dalla flebile difesa messa nero su bianco sul suo profilo social in cui scrive.

Quando un uomo o una donna non controllano la rabbia (aridaje! ndr) dobbiamo interrogarci. Stabilire ruoli ed emettere condanne senza conoscere i fatti si può fare nei comizi o sulle pagine dei social, non in tribunale. E anche in un’aula televisiva si ha il dovere di guardare la realtà da tutte le angolazioni. La violenza familiare, il crescendo di aggressività che prende il posto dell’amore, l’incomprensione che acceca e ci pongono di fronte a tanti interrogativi”.

Nessuna scusa, nessuna presa in carico di responsabilità, niente. Una risposta, mascherata da garantismo, che non ha né capo né coda e non c’entra il motivo dell’indignazione e dice solo una cosa: Barbara Palombelli continua a non capire o a far finta di non capire quanto di grave  e pericoloso le sia uscito dalla bocca. Le auguriamo di fare presto un bel corso di aggiornamento professionale o anche di farsi una bella chiacchierata con qualche famigliare di vittima di femminicidio, qualche operatore delle forze dell’ordine, qualche persona che lavora nei centri antiviolenza e altre figure di questo tipo. Così, giusto per vedere se alla fine riesce a comprendere che in una frase di diciotto parole ha infilato tutto quello che offende e colpevolizza le vittime di violenza che decidono di denunciare, e quelle morte che non possono difendersi.

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