Barbara Chichiarelli si racconta a TuaCityMag: dagli esordi, al personaggio che l’ha resa famosa, Livia Adami di Suburra, fino all’ Ifigenia con cui è in scena all’Eliseo Off.

Barbara Chichiarelli ha sempre saputo qual era il suo destino, ma solo a 25 anni si è arresa all’inevitabile. A casa ha un filmato in super8 che la vede protagonista. Lei ha due anni, è su un palco e recita una poesia. Ci si trova proprio bene su quel palco, anche troppo, tanto che non ne vuole proprio sapere di scendere, e le maestre dell’asilo, esasperate, sono costrette ad entrare in scena per trascinarla via, per poter andare avanti con il saggio scolastico.

E’ il primo aneddoto che ci racconta l’attrice romana, quando le chiediamo come si è avvicinata al mondo dello spettacolo. Un aneddoto che illumina su una passione precocissima, diventata progetto di vita solo in età adulta, quando in molti tentavano di scoraggiarla, perché, le dicevano: ‘ormai sei avanti con l’età per iniziare’.

Eppure, il coraggio di Barbara è stato premiato e, uscita con il diploma in tasca dall’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, al secondo provino, ha pescato la carta vincente. E’ così che è entrata nel cast di Suburra- la serie, vestendo i panni di uno dei personaggi principali, Livia Adami, sorella maggiore di Aureliano (Alessandro Borghi), con il quale manda avanti i traffici criminali di Ostia. E con la spietata Livia, a 32 anni, Barbara Chichiarelli ha imposto all’attenzione del mondo il suo talento. Oggi si divide tra cinema, fiction e teatro. E’ protagonista, fino al 29 aprile, sul palco dell’Eliseo Off, di Ifigenia in Splott, in cui, attraverso un’ attualizzazione del mito, torna a incarnare una donna nel contesto di una periferia che sembra non lasciare scampo.

Barbara Chichiarelli, come si è avvicinata alla recitazione?

“Ho sempre avuto questa grande passione.Ho iniziato a frequentare laboratori teatrali che ero ancora una bambina delle elementari, ho continuato alle medie, al liceo. Anche all’università, parallelamente al DAMS, frequentavo un corso di recitazione e, per il saggio finale di quel corso, ho lavorato su una storia molto forte, quella di Santa Maria della Pietà, raccogliendo anche le testimonianze dirette degli infermieri che lì lavoravano. Credo di aver capito in quel momento, con quel lavoro, che quello che volevo realmente fare nella vita era recitare. Avevo già 25 anni e sono riuscita ad entrare, dopo una selezione lunghissima, all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Da lì è iniziato il mio percorso.”

Un percorso che ha una svolta nel 2017, quando viene scelta per il ruolo di Livia Adami in Suburra-La serie.

Le prime esperienze sono state a teatro, poi è arrivato il il cinema ‘a gamba tesa’ nella mia vita. Quello per Suburra era solo il mio secondo provino, davvero non mi aspettavo di essere scelta per un progetto così importante. Da lì si sono aperti, non mondi, ma universi.

Cosa le ha dato, oltre alla popolarità, il personaggio di Livia Adami?

Quello che è derivato dall’esperienza di Suburra è stato talmente tanto, che io ancora lo sto assorbendo. Mi accorgo solo ora, guardandomi indietro, di quanto entusiasmo c’ho messo, del fatto che per me sul set, era tutta una scoperta. Ho portato una certa inconsapevolezza in un mondo e in un modo di lavorare che per me era del tutto nuovo. Questo ha fatto sì che fossi sempre super concentrata, attenta a dare il massimo. E penso che questa concentrazione si sia riflessa sulla qualità del mio lavoro. Ho messo in Livia Adami la mia totale dedizione. E credo che questo, in qualche misura, sia stato percepito anche dal pubblico.

Nella realtà, quanto somiglia al suo personaggio?

Il lato caratteriale che più ci accomuna è che anch’io, come lei, sono una donna molto indipendente. Sono anche la maggiore di tre sorelle: con la più piccola ci passiamo ben otto anni, quindi capisco il suo istinto protettivo anzi, ‘genitoriale’, nei confronti del fratello minore. E’ quello che ti porta naturalmente a caricarti di maggiori responsabilità. Ho cercato comunque di rendere Livia Adami umana, facendo uscire la sua emotività. Questo la rende un personaggio più interessante secondo me, e dà anche più profondità al suo carattere forte. I veri forti sono quelli che in fondo sono morbidi, e riescono a reagire e ad adattarsi alle situazioni.

Fino al 29 aprile è in scena all’Eliseo con “Ifigenia in Splott”, uno spettacolo che rilegge, attualizzandolo, il mito. Che sfida rappresenta questo personaggio?

La riscrittura del mito, in un momento storico come questo, secondo me, è particolarmente interessante. Ci aiuta a tornare alle nostre radici, filtrandole con lo sguardo contemporaneo. Attraverso gli archetipi si vanno a smuovere quelle leve dell’animo che sono ancora fondamentali per ogni essere umano. Ifigenia è l’emblema del sacrificio e la sua lettura e rilettura, come quella di questo spettacolo, ci fa riflettere su chi stiamo sacrificando oggi e per cosa lo stiamo sacrificando. In quest’Europa in crisi, sono le persone ai margini, fragili, quelle che vengono sacrificate. Chi stava male prima, ora sta ancora peggio. E questo è particolarmente evidente in contesti periferici.

Livia Adami è una donna di periferia, Ifigenia è reincarnata in una ragazza di periferia. Da artista, le interessa particolarmente questo contesto narrativo, o è un caso?

Non credo al caso. Io credo che siamo noi ad attirare quello che incontriamo sulla nostra strada. E credo che, in generale, in questo momento, ci sia una nuova attenzione e un nuovo interesse a raccontare le periferie, che non sono più quelle che ci ha raccontato, per esempio, Pasolini.

Ifigenia è figlia del suo contesto, un luogo dove non si vive ma si sopravvive. Una ragazza che, dopo una serie di esperienze, ne vivrà una molto più forte: una vera e propria svolta. Il finale è aperto, ma a me piace pensare che quella svolta apra una strada di speranza per la protagonista, perché la porta finalmente a una presa di coscienza.

Di certo cambiare vita, migliorarla, quando si vive in certi contesti è molto difficile, e creare le possibilità perché si possa fare, è un compito che dovrebbe essere prioritario per chiunque abbia la responsabilità di gestire le cose.

Roma, secondo lei, è ancora una città che può offrire occasioni ai giovani che sognano di entrare nel mondo dello spettacolo?

Bisogna prima di tutto dire ai giovani che vogliono fare questo lavoro che non ci si può improvvisare, che bisogna prepararsi, studiare. Roma rimane per molti ancora una meta attraente. Anche se non siamo più negli anni d’oro del cinema, l’immagine della città della dolce vita, e delle grandi occasioni è rimasta, soprattutto per chi la vede da fuori. Mia nonna mi racconta che mio nonno, da giovane, spesso andava fuori Cinecittà a fumarsi una sigaretta vicino ai set, con Alberto Sordi, nella speranza di essere notato. Non successe mai, ma questo secondo me, è rimasto nella percezione comune. In molti credono che si arriva a Roma, il talent scout ti nota per strada e tu ‘svolti’. Magari a uno su un milione succede ancora, ma i tempi non sono più quelli. Roma rimane una meta interessante soprattutto per chi vuole fare cinema e ha centri di formazione importanti come il Centro Sperimentale e l’ Accademia Silvio D’Amico, ma se non si studia, difficilmente si arriverà a qualcosa.

Ha dei modelli artistici a cui si ispira? Attrici preferite?

Stimo in particolare attori che si distinguono per professionalità ed umiltà. Quelli che non si sono fatti travolgere dal successo. Come diceva Flaiano, per fare questo lavoro bisogna avere “i piedi ben piantati sulle nuvole.” Vuol dire che serve avere la testa fra le nuvole, ma non bisogna farsi travolgere dal fatto di essere riconosciuti per strada. Personalmente stimo tantissimo attrici come Bette Davis, Liv Ullmann, Cate Blanchette, Meryl Streep, tutte hanno in comune, secondo me, quello che in inglese si chiama “transparency” negli occhi: uno sguardo vivo, pieno, vero, puro.

Barbara Chichiarelli
Barbara Chichiarelli – Foto ©Alessandro Cantarini

Ifigenia in Splott

Eliseo OffFoyer II balconata

Dal 3 al 29 aprile2019

Spettacoli dal venerdì al lunedì

venerdì ore 18.00 – domenica, lunedì e mercoledì ore 20.00

Prezzi € 7

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