anoressia

Una madre colpita dal caso del ventenne di Torino morto di anoressia scrive alla dott.ssa Bressan, che ci spiega quali sono i fattori di rischio e quali segnali possono essere spie dell’insorgere della malattia

Gentile dott.ssa, in questi giorni si è tornato a parlare di anoressia, con il caso del ragazzo ventenne morto a Torino. Io sono madre di due figlie adolescenti e in passato ho avuto una carissima amica che soffriva di questo disturbo alimentare e la cui odissea ricordo ancora con tristeza. Oggi, da mamma, mi chiedo: quali sono i primi segnali di rischio a cui un genitore deve prestare attenzione? Come possiamo aiutare i nostri figli a non cadere nella trappola?

Grazie della risposta,

Giorgia

Cara Giorgia, le cause esatte dell’insorgere di una malattia quale l’anoressia non sono ancora note. Quello che sappiamo sull’anoressia è che ci sono molti fattori di rischio che concorrono allo sviluppo della malattia, parliamo di aspetti sociali, genetici, ambientali e psicologici. L’anoressia è una malattia grave e fortemente invalidante a livello psicologico, che se non curata nei casi più gravi può portare alla morte.
E’ quindi molto importante intercettare i sintomi dell’anoressia sul nascere, per intervenire il prima possibile.

Anoressia: i diversi fattori di rischio


Vediamo insieme quali sono i fattori di rischio: quali sono gli aspetti che possono favorire l’insorgere dell’anoressia? E a cosa bisogna fare attenzione quando temiamo che una persona stia sviluppando un disturbo alimentare?
I fattori socioculturali giocano un ruolo importantissimo rispetto allo sviluppo di questa malattia, basta pensare a come in un determinato contesto viene considerato il peso. Sappiamo tutti molto bene che la magrezza eccessiva in molte culture soprattutto in quelle occidentali è considerata come un indice di bellezza, mentre in altre culture o in altri periodi storici i canoni della valutazione della bellezza sono ed erano esattamente opposti a quelli attuali.
Una delle caratteristiche principali delle persone che soffrono di anoressia è il fatto di porsi obbiettivi rispetto al proprio peso corporeo del tutto irrealistici.
Un ruolo importante nello sviluppo dell’anoressia lo giocano anche i fattori genetici. Sappiamo che i disturbi alimentari in generale hanno una certa familiarità, questo ci dice che c’è una predisposizione genetica. Non meno importanti sono i fattori biologici, ossia la biochimica del cervello, è stato infatti rilevato che la dopamina e la serotonina concorrono non solo nella regolazione dello stress, ma anche sulla regolazione dell’umore e dell’appetito. Alcuni ricercatori hanno infatti scoperto che i livelli della serotonina sono bassi nelle persone con anoressia e questo dato suggerisce che ci sia una interconnessione tra i livelli di questi neurotrasmettitori e lo sviluppo della malattia.
Non meno importanti risultano però i fattori ambientali: se una persona cresce in un contesto familiare troppo sensibile all’aspetto fisico o con un’atmosfera troppo controllante rispetto al cibo e alla magrezza è probabile che quella persona sviluppi una vera e propria distorsione cognitiva rispetto alla percezione dell’immagine corporea, distorcendo l’immagine del proprio corpo.

Anoressia: il ruolo dell’autostima


Un altro fattore molto importante è l’autostima: sappiamo infatti molto bene che una bassa stima di sé comporta lo sviluppo di un grandissimo senso di vulnerabilità. A tal proposito è importante sottolineare come il perfezionismo rappresenti molto spesso una modalità con cui le persone “bilanciano” l’insicurezza.
Anche i traumi o gli abusi sono fattori predittivi dell’anoressia.
Alla luce di questi dati possiamo capire quanto l’anoressia sia una malattia complessa, in cui molti fattori giocano un ruolo importante e quanto sia importante individuare, in particolare negli adolescenti, i fattori di rischio.

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Potete scrivere le vostre domande per la dott.ssa Francesca Bressan, psicologa e psicoterapeuta, alla mail tuacitymag@gmail.com, oppure inviare un messaggio whatsapp al 3297854081, o scriverci attraverso i canali social di Tua City Mag.

Per approfondimenti e contatti diretti: www.psicologiaparioli.it

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