Annalisa Aglioti intervista Paura spettacolo

Battute irresistibili, personaggi comici amati dal pubblico, monologhi taglienti e tante risate. E’ questa la ricetta con cui Annalisa Aglioti promette di farci ridere ed esorcizzare, ma anche abbracciare, le nostre paure, nello spettacolo intitolato proprio Paura, con la regia di Michela Andreozzi, che sarà in scena al Teatro de’Servi di Roma, in via del Mortaro, da giovedì 22 febbraio a domenica 25 febbraio.

Annalisa Aglioti, intervista

In questa intervista la protagonista e autrice ci racconta di più dello spettacolo e di come un tema un po’ tabù nella società della performance, come la Paura, le abbia ispirato l’idea di riderci su, tutti insieme.

Annalisa Aglioti, come nasce lo spettacolo Paura?

Un giorno stavo rileggendo gli appunti della mia insegnante di recitazione Beatrice Bracco, in cui ho trovato la citazione di una frase di John Lennon che diceva che tutte le emozioni di un essere umano, possono in realtà riassumersi in due forze fondamentali: l’amore e la paura. Rileggendo questi appunti mi sono resa conto che effettivamente tutto quello che avevo scritto, i miei personaggi, erano un ribaltamento comico della paura. Non solo i miei, ma anche tanti personaggi, per esempio dei fumetti, basti pensare al mondo dei Peanuts e di Charlie Brown. Tutti i personaggi dei fumetti, oltre a ripetere lo stesso schema, possono essere anche letti come il racconto comico di una determinata paura.

Difficile immaginare come i tuoi esilaranti personaggi possano legarsi al concetto di Paura: quali delle tue “maschere” vedremo sul palco del Teatro de’ Servi, e che paure rappresentano?

Vedrete la zia Pinella che rappresenta un po’ la paura del giudizio altrui e la conseguente necessità della approvazione sociale. Lei è un po’ come Lucy dei Peanuts che attacca tutti e giudica tutti, per la paura di essere giudicata. C’è poi c’è il personaggio della gattara che rappresenta un po’ la paura delle relazioni umane, una persona che ha chiuso con l’idea che ci sia la possibilità di relazionarsi profondamente con altri esseri umani, oppure c’è la Moglie Modello, che rappresenta un po’ la paura della solitudine perché è disposta a tutto pur di sposarsi e non restare sola.

Nello spettacolo ci sono anche dei veri e propri pezzi di stand up comedy, sempre sullo stesso tema, su cosa punti per far scattare la risata?

Si, fuori dai miei personaggi ci saranno monologhi in cui parlo in modo tagliente della paura di sbagliare, per esempio, ma anche della paura della morte, della paura della maternità o genitorialità. Come dice la regista Michela Andreozzi sono tutte paure “democratiche”, perché riguardano un po’ tutti, sono senza spazio e senza tempo. Questo è uno spettacolo in cui si sorride e si ride di un tema che è veramente universale. I personaggi ovviamente sono donne, perché io sono una donna, ma in quello che rappresentano possono ritrovarsi facilmente anche gli uomini. Più si va nel profondo, più le cose hanno la potenzialità di far ridere e c’è materiale comico che può divertire un po’ tutti, perché tutti possono riconoscersi. Noi le paure, che sono inevitabili, abbiamo cercato di alleggerirle e affrontarle con ironia.

Secondo te, c’è una paura più diffusa delle altre al giorno d’oggi, una che si può dire caratteristica dei nostri tempi?

Quelle senza tempo, come dicevamo, resistono. Oggi mi sembra che una paura molto diffusa sia la paura del vuoto. Facciamo tutti mille cose contemporaneamente, c’è gente che in qualunque momento la chiami  la trovi perennemente ‘incasinata’, pure a Ferragosto!

Come ti sei trovata a lavorare con Michela Andreozzi alla regia?

Michela Andreozzi ha fatto un grandissimo lavoro di regia, perché ha dato un’omogeneità a tutto lo spettacolo. Poi ha il merito di aver coinvolto le persone giuste: Cristiano Cascelli per le scenografie, Alessandro Grezza per le musiche che alternano momenti pop a momenti più lirici. Diciamo che, a proposito di paura, io forse, senza la sua guida, il coraggio di farlo questo spettacolo non l’avrei trovato. E’ una persona preparatissima, colta, lucida, capace di trovare le soluzioni giuste al momento stesso in cui servono, ma soprattutto è umana. Quindi è una persona con cui si lavora veramente bene.

Nelle note di regia si legge: “Ognuno ha la sua paura che gli assomiglia come una goccia d’acqua”, qual è la tua?

Io prima di diventare mamma avevo tantissime paure, adesso ne ho quasi zero, perché mi sento più uno scudo nei confronti di mia figlia, quindi lei è la mia kriptonite contro la paura. Mi sono scoperta meno ansiosa di quello che pensavo, anche nei suoi confronti. Diciamo che una cosa che mi ha sempre fatto paura e mi fa riflettere ancora è il passare del tempo, come impieghiamo il tempo.  Di conseguenza, mi affascinano quei piccoli momenti in cui il tempo sembra che si riesca a fermare. Ognuno trova il suo modo per farlo. C’è chi si fuma una sigaretta, chi si dà un bacio, chi si legge un libro, chi guarda un tramonto. Sono momenti in cui sembra di poter fermare il tempo, che intanto in realtà sta passando. Questa è la cosa che mi ha spaventato sin da piccola, ed è forse la legge più dura della vita. Forse anche quello stare un’ora e mezza sul palco per me è un modo non di fermare il tempo perché non si può ma dargli un senso pieno e diverso, ecco.

Rispetto al tuo lavoro invece, c’è una paura che non passa mai?

La paura di sbagliare sul palco non mi passa e non mi passerà mai. Spendo tutte le mie energie, do il massimo per prepararmi, anche quando devo fare un testo che faccio da anni, voglio dare tutta me stessa perché il pubblico è sacro, quindi il palco è sacro. Poi nel nostro lavoro c’è sempre una paura latente, quella di fare i provini e non essere chiamati, di aspettare la risposta che non arriva, non stiamo mai tranquilli da quel punto di vista. Però c’è anche da dire che dovremmo pensare, come dice Ryan Gosling, che se anche capita di sbagliare nel nostro lavoro, non facciamo del male a nessuno. Al massimo si fa una brutta figura.

Paura è, per eccellenza, una parola che spaventa, non hai avuto dubbi a sceglierla come titolo secco del tuo spettacolo?

Un po’ si, è vero, la parola Paura incute suggestione, ma io punto soprattutto sull’effetto curiosità. Perché siamo immersi in una società che porta a nascondere agli altri e anche a noi stessi questa emozione che quindi si presta particolarmente ad essere esplorata e ritirata fuori. Ci dicono in continuazione “devi superare la tua comfort zone”, ma chi l’ha detto? Io c’ho messo 50 anni a crearmela questa comfort zone, ora me la voglio godere!

Perché venire al Teatro dei Servi a vedere Paura di e con Annalisa Aglioti?

Per ridere tutti insieme delle nostre paure, perché ognuno ha la sua, e gli spettatori che verranno a vederci torneranno alleggeriti a casa, sentendosi parte di una grande comunità mondiale di paurosi. L’uomo è un animale pauroso, se riusciamo a superare la paura bene, ma altrimenti teniamocela stretta, che chissà da quanti disastri ci ha salvato!

Annalisa Aglioti intervista Paura spettacolo

Informazioni spettacolo

Paura di e con Annalisa Aglioti

regia di Michela Andreozzi

musica dal vivo del maestro Alessandro Greggia

DAL 22 AL 25 FEBBRAIO

Teatro de’ Servi Via del Mortaro, 22 Roma

Per informazioni e biglietti: tel. 06.6795130 | info@teatroservi.it

Orari spettacoli: dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30

Biglietti:  25 euro

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