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Amy Winehouse, storia di una stella bruciata troppo in fretta

Amy Winehouse

amy winehouse Foto: wikipedia

E’ stata una voce potente, calda, dolente, indimenticabile. Ancora oggi chiudere gli occhi ed ascoltare una canzone di Amy Winehouse, trasporta l’ascoltatore lì dove la sua musica è nata: nel profondo, al centro della sua anima irrequieta.

Dieci anni senza Amy Winehouse

Nel suo fugace e abbagliante passaggio su questa terra e nel mondo dell’arte, Amy Winehouse è stato in grado di fare qualcosa che a molti artisti non riesce in una vita di sforzi e sacrifici. Sfondare il muro dell’indifferenza, entrare nei cuori delle persone con la forza di una voce prodigiosa e la sincerità di un’ esistenza disperata.

E’ stata la sua sincerità a dare potenza alla sua arte e a far diventare il suo nome immortale, per tutti quelli che amano la musica.

Eppure, Amy Winehouse è morta a soli 27 anni, dopo aver conquistato le classifiche di tutto il mondo, milioni di fan e cinque Grammy Awards.

Tutto con un unico album, Back to black, il secondo dopo il disco d’esordio, Frank e prima del terzo, Lioness, uscito postumo.

Tutto qui. Due esplosioni di suoni, parole e voce che hanno rivoltato la musica e dato all’Inghilterra la più bella voce jazz mai nata sul suo suolo.

Canzoni come Back to black o Love is a looser game o la beffarda Rehab, sono entrate nella storia della musica mondiale e ci resteranno per sempre.

Eppure, la storia di questa giovane di talento e successo non è stata una storia a lieto fine.

Amy Winhouse, una vita al limite

La storia triste di Amy Winhouse non è comunque quella di una ragazza con un’infanzia e un adolescenza particolarmente difficile alle spalle, come spesso capita quando ci si trova davanti a chi ha problemi di dipendenze.

Amy nasce in un tranquillo sobborgo di Londra, in una famiglia in cui non manca niente: il padre fa il tassista, la madre è farmacista. L’evento che più la ferisce è il divorzio dei genitori e soprattutto il successivo comportamento del padre, da cui si sentirà abbandonata.

E’ da quel momento che quella ragazzina che già a dieci anni mette su un gruppo rap per imitare le Salt ‘n’ pepa, diventa sempre più ribelle.

Musica e inquietudine, canzoni e insofferenza, c’è già tutta la futura star della musica mondiale in quell’adolescente arrabbiata.

La sua vita, da quel momento, è tutta una velocissima corsa verso il destino che l’attende.

A dieci anni dalla sua scomparsa ricordiamo Amy Winhouse per le sue canzoni, per la sua voce portentosa, per il suo look inconfondibile, ma anche per i suoi eccessi.

Documentati e raccontati fin nei minimi particolari dalla stampa scandalistica che fiutò presto il potenziale di quella ragazza strampalata e folle.

Sappiamo tutto dei suoi tormenti, sappiamo tutto delle sue relazioni pericolosissime, in primis quell’amore tossico che la legò al marito, che ha avuto la responsabilità di iniziarla alle droghe pesanti.

Sappiamo della sua bulimia, della sua anoressia. Sappiamo degli scatti di ira e delle overdose. E sappiamo di quella che tra tutte le pericolose dipendenze le è costata la vita, quella dall’alcol.

“Il successo, è un cancro”

Amy Winhouse è diventata la cantante più venduta del mondo a 24 anni, definiva il successo ‘un cancro in stato terminale’.

Più diventava famosa e ammirata, più perdeva il controllo sulla sua vita folle di sbandata che alla fine le costerà tutto.

A dieci anni dal ritrovamento di questa artista senza vita, quel 23 luglio 2011, la prima cosa che viene in mente è: che peccato! Che peccato che un talento così luminoso abbia illuminato la musica con un passaggio così fugace e abbagliante.

Chissà, viene da pensare, quante altre parole intrise di emozioni che fanno capriole, quante altre canzoni che avrebbero colpito al cuore avrebbe potuto creare questa ragazza disgraziata e talentuosa.

Ma poi, a noi chi da la sicurezza di poter affermare che il suo talento non fosse già del tutto esploso e che non si sarebbe esaurito travolto dall’incapacità dell’artista di riprendere in mano se stessa?

Nessuno può dirlo, si può solo continuare a godere di quello che questa stella bruciata ha saputo regalarci nel suo breve passaggio.

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