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AMBILI ABRAHAM: LA MAGIA DI BOLLYWOOD

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Bollywood

Una ventata d’oriente ha invaso Roma in questa calda primavera, facendoci già sognare atmosfere da mille e una notte e proiettandoci verso il periodo più amato dell’anno, l’estate. Il periodo dei colori, delle notti in riva al mare, delle atmosfere esotiche. Ma soprattutto ha favorito l’incontro con culture diverse e che ci arricchiscono, costruendo ponti.

Il Festival dell’Oriente è questo, un’occasione per aprire la mente e ampliare il proprio bagaglio culturale.

 

BOLLYWOOD DANCE COS’E’?

E in questo turbinio di colori e musica spicca il dolce e contagioso sorriso di Ambili Abraham, una delle protagoniste della manifestazione.

Ambili è una giovane coreografa di Bollywood Dance, approdata a Roma quasi 20 anni fa, portando per prima la danza del cinema indiano in Italia. La sua bravura e le coinvolgenti coreografie, le hanno permesso in poco tempo di diventare un punto di riferimento per tutti gli amanti di questa danza solare e vivace.

Con la sua BollyMasala Dance Company oggi Ambili è conosciuta in tutta Italia. Partecipa a programmi televisivi, eventi cinematografici e teatrali, e insegna in numerose scuole del territorio romano.

Gettiamo le basi per capire questa danza. Che cos’è la Bollywood Dance?

Con la parola Bollywood parliamo dei film che escono dalla nostra “Cinecittà” più grande che c’è e che ha sede a Bombay. Si tratta di una fusione di parole tra Bombay ed Hollywood. Nei primi tempi era usata più come una presa in giro, ma adesso questa parola si trova anche nei dizionari di Oxford, dicono. Quindi in sostanza Bollywood indica qualsiasi film, girato in lingua hindi. Però esiste Bollywood ma anche Tollywood ad esempio e così via, perchè l’India è talmente vasta che ogni regione ha la sua produzione cinematografica. Per quanto concerne la danza “Bollywood”, è vero che sono specializzata in questo stile, però preferisco chiamarla danza del cinema indiano così ho la possibilità di poter utilizzare una pluralità di canzoni, anche in lingua Tamil, Telugu, tutte quelle canzoni del Sud dell’India. Ovviamente la maggioranza delle canzoni che utilizzo sono quelle in lingua hindi. In questi giorni al Festival dell’Oriente abbiamo portato un pezzo, ad esempio, in lingua Tamil. Quindi, quando portiamo questi brani, che non sono in lingua ufficiale, è importante che le presentiamo come provenienti dal cinema indiano in generale. Così come per la musica, anche lo stile di danza cambia in relazione alla sua provenienza.
In ogni caso per noi indiani il mondo del cinema non è solo tale, è un momento di condivisione, di divertimento in famiglia, con gli amici quando usciamo. Spesso si va al cinema per passare del tempo a divertirsi, guardare le danze, sentire la musica, fa proprio parte della nostra cultura. Siamo tutti molto legati al nostro cinema, lo sono anche quelle persone che sono nate in India e sono poi si sono trasferite, ma mantengono la loro connessione con le tradizioni. Ricchi, poveri, il cinema è qualcosa che accomuna tutti. Ad esempio il cinema commerciale con musica e balli attira maggiormente i ballerini.

 

Quando hai capito che la danza sarebbe potuta diventare il tuo mestiere?

Innanzitutto è necessario dire che bisogna avere una grande conoscenza della musica indiana in generale, perché se una canzone ha delle sonorità che richiamano le danze indiane classiche, la coreografia necessita di passi classici. Quindi avere una conoscenza dei passi base è estremamente importante per poi iniziare a ballare su una canzone a seconda anche della sua provenienza regionale. Io ho studiato Bharatanatyam da piccola, poi ho ampliato le mie conoscenze anche verso le danze folk, dato che mio padre faceva un lavoro che ci costringeva a spostarci ogni 3 anni in una regione dell’India. Quindi attraverso questa opportunità ho avuto l’occasione di visitare tanti paesi indiani conoscendo anche diverse culture da nord a sud. Mi è sempre piaciuto ogni stile di danza che veniva proposto nelle diverse parti dell’India, quindi poter studiare una moltitudine di stili per me è stata un’occasione di crescita. Sinceramente non avevo mai pensato di diventare insegnante di danza perché nella mia vita non ho mai fatto progetti. Il mio percorso nella danza è iniziato quando avevo 5 anni, grazie a mia nonna, e da lì è stato sempre un crescere. Una cosa che ho notato spesso, quando mi esibivo, quello che attorno a me non andava bene, riuscivo a conquistarlo o superarlo attraverso la danza. Quindi la danza ha sempre fatto parte della mia vita e in questo senso ho avuto anche le mie rivincite.

 

BOLLYWOOD A ROMA

Come sei finita ad insegnare Bollywood a Roma? Sei stata la prima coreografa a portarla nel nostro Paese.

A Roma sono arrivata nel dicembre del 1999. Sono arrivata per caso con mio padre che era stato trasferito qui per motivi di lavoro. Ho fatto la mia prima esibizione all’ Ambasciata Indiana, che ha riscosso molto successo. Tra il pubblico poi c’era un organizzatore di eventi che mi ha chiesto se potevo fare uno spettacolo. In quel periodo non avevo dei corsi attivi e nessuno insegnava questo tipo di danza in Italia. Quindi quello è stato il mio primo spettacolo a Roma. Poi nei primi anni 2000 ho cominciato ad insegnare perché vedevo che molte persone non conoscevano questo stile di danza, quindi, senza avere dei progetti per la testa dato che non era mia intenzione stabilirmi a Roma, prima di andare via volevo lasciare comunque un segno della mia cultura. Così feci un’esibizione al saggio organizzato da Marco Santinelli della scuola You Ca Dance..e ora nel 2018 ancora insegno!

 

In che modo le persone reagivano quando hai iniziato a proporre i primi corsi di danza in Italia? Molti non conoscendo questo stile pensano sia una sorta di danza del ventre, ma ovviamente non è così.

Ho iniziato a dicembre del 1999 ed essendo da sola ho organizzato una piccola audizione, nella scuola di Marco Santinelli che tuttora ringrazio, per trovare due ragazze che potessero ballare insieme a me, formando un piccolo corpo di ballo per partecipare ad eventi e manifestazioni. Ho partecipato al saggio finale di danza della scuola ed è stato un successone. Quando poi abbiamo proposto il corso, sono arrivate tantissime ragazze e da lì le cose sono andate avanti molto bene. All’inizio le persone non sapevano affatto che cosa era la danza Bollywood perché non c’era nemmeno una grande conoscenza di quello che è il cinema indiano. A volte sono arrivata a scrivere, addirittura, tra virgolette danza moderna per farlo capire. Una volta iniziato qualcuno si è presentato pensando fosse una sorta di Yoga…poi quando hanno visto che era tutto saltellato sono scappati! È indubbiamente una danza molto complessa, una ballerina deve essere molto versatile, conoscere i passi, lo stile, la musica di una determinata regione, e interpretare quello che viene detto nel testo della canzone. È un lavoro molto complicato, bisogna avere sicuramente un’ottima conoscenza dell’India dal punto di vista culturale, e ancor di più avere una conoscenza molto profonda della musica. Devo dire che oggi, grazie anche ai primi film che sono arrivati in Italia come Slumdog Millionaire, prima ancora Matrimoni e Pregiudizi, Sognando Beckam, le persone hanno iniziato a capire di cosa si tratta.

 

IL VALORE DELLA DANZA

Qual è il valore della danza in India?

In India, mangiare, respirare, ballare, guardare i film sono tutti elementi legati l’uno con l’altro. Ci sono tantissime chance di crescita per i bambini in India legati alla musica e alla danza. Mi spiace che in parte qui non ci sia la stessa attitudine, perché nelle scuole indiane ci sono proprio materie specifiche dedicate alla musica nei percorsi di studio tradizionali. Si cresce anche attraverso molte competizioni, e sono tenute molto in considerazione le “extra curricular activities”, che sono tantissime e importanti tanto quanto lo studio classico. Magari un bambino pensa di non avere chissà quale talento, ma dovendo seguire dei corsi per obbligo, poi si scopre capace. Quindi la scuola, in questo senso, dà tantissimo, dà tante opportunità di far crescere un bambino. Ovviamente a parte ci sono le scuole di danza specifiche. Bollywood è uno stile relativamente recente. Quando ero piccola non esistevano dei corsi veri e propri, crescevi artisticamente guardando i film ma avevi già di tuo delle basi. Insegnando in Italia non posso dare per scontato che si sappiano le basi della danza classica indiana, quindi ho dovuto strutturare dei percorsi per poter insegnare.
In India la danza è qualcosa che viene tramandato in famiglia, e in generale tutto ciò che riguarda l’arte. I miei nonni, ad esempio, erano nel campo del cinema, quindi la danza non mi è stata propriamente tramandata. In India avevo anche un corpo di ballo con cui partecipavamo a delle competizioni per tutto il Paese. Ma come spesso accade, la maggior parte dei miei compagni hanno lasciato poi la danza, questo avviene in particolar modo per le donne quando arriva il matrimonio, figli, ecc.. Io sono stata fortunata perché ho avuto l’opportunità di poter continuare.

 

“Ballando con le stelle”, “Si può fare”, “Miss Italia”, “Unti e Bisunti”. Sono moltissime le apparizioni che tu e la tua Bollywood Dance Company avete fatto in televisione e nelle varie manifestazioni di settore. Qual è stata quella che ti ha più resa orgogliosa del tuo lavoro?

Per quanto mi riguarda i migliori lavori, artisticamente parlando, sono stati a teatro, durante diversi eventi. Parlo anche al Festival dell’Oriente ovviamente. Adesso girando tutta l’Italia con tanti appuntamenti durante l’anno, ci aiuta a far capire al pubblico che cos’è Bollywood. Quindi mi sento anche molto soddisfatta artisticamente sul palco perché mi sento libera di poter fare un lavoro che divulga una cultura. Per quanto riguarda la televisione, invece, devi seguire una sorta di scaletta purtroppo. In televisione quando parli di musica indiana vuol dire mettere solo una canzone: Jai Ho (colonna sonora di Slumdog Millionaire – ndr). Quindi non c’è possibilità di portare anche qualcosa di diverso da far ascoltare al pubblico. Ciò si fa molto spesso perché sentendo una canzone che già conosci, poi riesci ad associare lo stile di danza alla musica, ed è molto limitante perché non possiamo proporre delle novità. È difficile educare il pubblico attraverso la televisione. Da questo punto di vista è un po’ contraddittoria. Poi ha i suoi tempi, che sono molto stretti. Devi essere molto sveglia quando lavori come coreografa in televisione. Nei programmi televisivi le esigenze sono anche diverse. L’idea che passa è che si tratta di una disciplina molto divertente e che porta buonumore. In virtù di ciò, la televisione sta iniziando ad accorgersene e di conseguenza si interessa. Però ritengo sia importante divulgare questa cultura a livello più ampio, perché è una danza complessa quando si studia, non è solamente colore e allegria, ha molte sfumature e c’è molto studio dietro. Bollywood non è solo Jai Ho! Chissà, magari in futuro inizieremo a vedere competizioni in televisione dedicate anche alla Bollywood Dance.

 

 

ABBATTERE I MURI

In questi giorni sei stata impegnata al Festival dell’Oriente, un appuntamento fisso ormai da diversi anni in tutta Italia. Secondo te, manifestazioni di questo tipo possono portare un valore aggiunto alla cultura occidentale favorendo una maggiore conoscenza delle culture straniere? Si favorisce davvero l’incontro?

Secondo me un evento come il Festival dell’Oriente può portare certamente un valore aggiunto alla cultura occidentale, perché chi non conosce le danze indiane, non sa che abbiamo tanti stili diversi come il Bhangra, per citarne uno. Quando vedono una danza del genere è comunque una conoscenza in più che si portano a casa, che li porta poi anche a fare delle ricerche e quindi a scoprire qualcosa di nuovo. Ci sono persone che mi hanno scritto, dopo aver visto i nostri spettacoli, dicendo che si sono innamorati dell’India andando poi anche a visitarla. Chi ha visto le nostre esibizioni è stato poi invogliato a intraprendere lo studio. Il Festival dà un assaggio di tante culture e contribuisce a diffonderle.

 

Assistiamo ad una crescente diffidenza nei confronti del prossimo, e nello specifico verso chi è straniero. Hai mai trovato difficoltà di integrazione in Italia? Cosa credi servirebbe oggi per favorire l’incontro fra culture senza pregiudizi?

Per fortuna devo dire che non ho mai avuto problemi di integrazione. L ‘Italia mi ha sempre accolto e mi ha dato tanto, la considero la mia seconda casa. Come vado in India mi manca l’Italia, e giustamente, quando siamo in Italia mi manca l’India. Credo che l’Italia sia un posto che mi appartenga. Non mi pento di niente riguardo il mio percorso, soprattutto quando ho deciso di rimanere in Italia senza i miei genitori. All’inizio ho lavorato tanto per portare avanti il mio obiettivo di divulgare questo stile. Ho lavorato dappertutto, senza dormire, e ho sempre continuato a insegnare perché è sempre vivo dentro di me l’obiettivo di far capire cos’è, e qual è l’importanza di questa cultura. La danza mi ha sempre aiutato nella vita e qui le persone con me sono sempre state molto accoglienti. Secondo me la danza è un qualcosa che abbatte le barriere. Non capisco perché nella vita ci si debba sentire per forza superiori ad un’altra cultura, personalmente. Purtroppo abbiamo tutti un destino comune. Quindi non comprendo perché dobbiamo vivere di egoismo o sentirci superiori. Viviamo e godiamoci la vita. Quello che mi dispiace dell’Italia è proprio questo, che c’è molta solitudine fra le persone. Sono sempre tutti molto occupati a fare i propri percorsi di vita, si dimenticano che ci sono anche altre persone che hanno dei problemi e non se ne curano. Dovremmo tendere tutti un po’ di più verso l’altro, in modo da far sì che il mondo possa cambiare. Tutto quello che facciamo con amore oggi, sono dei bei ricordi che ci portiamo per il domani.

 

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