alessia navarro donne afghane

“Come pietra paziente” è uno spettacolo necessario. Così lo definisce la protagonista, Alessia Navarro, in scena questo weekend fino al 5 dicembre al Teatro 7 Off e poi, dal 7 al 9 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca.

Il testo è tratto dal libro ‘Pietra di pazienza’, e racconta la storia struggente di una donna che assiste il marito morente. Siamo in Afghanistan e il testo parla di guerra, ingiustizia, della condizione tragica delle donne afghane e di altre disumanità. Ne parliamo con la protagonista, Alessia Navarro, per farci raccontare qualcosa di più di questo intenso spettacolo.

Alessia Navarro, come nasce lo spettacolo ‘Come pietra paziente’? Cosa vedremo in scena?

Lo spettacolo nasce dalla suggestione che mi ha provocato il romanzo di Atiq Rahimi“Pietra di pazienza”, da cui “Come pietra paziente” è tratto. Un testo intenso, capace di raccontare con una scrittura estrema e veritiera le sorti di una donna afghana che assiste il marito morente, colpito durante uno scontro a fuoco. Sullo sfondo, la tragica situazione di guerriglia che sconvolge il paese, nonché le disumane condizioni psicologiche e culturali in cui versano le donne afghane che, purtroppo, hanno pochissime facoltà di imporre la propria presenza e il proprio pensiero, in una società che non le contempla affatto.

Cosa ha imparato sulle donne afghane e sulla loro condizione, grazie a questo lavoro, che ancora non sapeva?

Il mio lavoro parte da uno studio dettagliato della condizione femminile in Afghanistan. Non mi erano nuove le informazioni che man mano scoprivo nel mio percorso di ricerca, ma vi assicuro che addentrarmi maggiormente in tutte le dinamiche quotidiane che vivono lì le donne mi ha lacerato il cuore. Concetti come soprusi, violenze, sottomissione, mancanza assoluta di libertà di espressione e costrizione coatta da parte di una società così fortemente patriarcale, sono distanti da ogni tipo di immaginazione. Ho capito quanto ancora c’è da fare, da dire e da lottare per tutte queste donne, alle quali viene negato il legittimo diritto alla vita.

Quali sono gli elementi che possono considerarsi non solo locali, legati al contesto afghano, ma anche universali, della storia raccontata?

In questa stessa domanda risiede la forza stessa dello spettacolo. I sentimenti di cui si parla, le questioni affrontate, i percorsi emotivi che la donna che interpreto vive, non sono così distanti da dinamiche che purtroppo coinvolgono più donne, in misura più o meno maggiore, in qualsiasi parte del mondo. I femminicidi, per esempio ci riguardano molto da vicino. La donna ridotta a mero oggetto sessuale, la donna discriminata, lesa nei suoi diritti essenziali sono, ahimè, situazioni non molto distanti anche per un occidentale. Questo lavoro vuole essere proprio un focus su ciò che la donna purtroppo è ancora costretta a subire. Ovunque.

Da donna, come si pone sui temi della sorellanza e delle donne che aiutano le donne, ci crede?

 Credo fortemente nella complicità femminile, nella forza del gruppo. Lamento purtroppo che in più occasioni le donne sono anche detrattrici di loro stesse, della propria natura, ed è un peccato. Proprio in nome della grandissima forza vitale che la donna possiede, la sua sacra spinta generatrice, ella può, anzi deve, fare gruppo per affermare la propria presenza nel mondo. Mi auguro che in futuro che questa presenza non debba più essere urlata, ma vissuta con la naturalezza a cui ogni essere umano ha il sacrosanto diritto. Esserci. 

Questo spettacolo ci ricorda la funzione sociale del teatro, che può tenere alta l’attenzione anche sulle questioni relative ai diritti. Cosa ne pensa di questo Alessia Navarro?

Credo che chiunque abbia la facoltà di esprimere i propri pensieri, il proprio dissenso nei confronti della disumanità che ci circonda, debba farlo ovunque, e in qualsiasi contesto. In questo il teatro può assolutamente svolgere la sua funzione sociale di tramite. Da interprete, di fronte ad un pubblico in ascolto,  mi sento in dovere di comunicare ciò che non approvo, ciò che può far pensare, riflettere. Non dimentichiamoci che la comunicazione verbale è un grandissimo strumento in questo senso. Ti permette di dare voce anche a chi non ha voce. Mi sento una privilegiata e uso il mio corpo, le mie emozioni, le mie parole per esprimere un concetto importante. So che ne varrà la pena. 

Dovesse indicare il motivo principale per cui gli spettatori dovrebbero venire a vedere lo spettacolo, quale sarebbe?

Gli spettatori con cui ho interagito nel corso di queste repliche di “Come pietra paziente” sono assolutamente in ascolto, partecipi, commossi ed emozionati. La gente ha bisogno di ridere e divertirsi, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo. Ma dal riscontro che ho ogni sera, mi rendo conto che le persone vogliono comunque confrontarsi con storie importanti, forti, crudeli e necessarie. Questo è uno spettacolo “necessario”. E io li ringrazio per la cura e l’attenzione con cui vivono assieme a me la storia che racconto.

“Come pietra paziente”, per la regia di Matteo Tarasco, che ha curato traduzione e drammaturgia del testo, “Come pietra paziente” è interpretato da Alessia Navarro, Fabio Appetito, Marcello Spinetta e Kabir Tavani. Lo spettacolo è sostenuto dalla Regione Lazio con il Fondo unico 2021 sullo Spettacolo dal vivo evanta il sostegno della Comunità Afghana in Italia, Nove Onlus Caring Humans, Associazione Carminella, Rising Pari in genere, Cooperativa Sociale Magliana Solidale, Casa Internazionale delle Donne.

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