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Alessandro Borghi: “Una palestra e un’accademia per i ragazzi di Roma”

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Alessandro Borghi
Alessandro Borghi Ph: ArchivioItalfoto

Alessandro Borghi si racconta al pubblico: sogni, progetti, aneddoti, lo sport, il cinema, Roma, le periferie e la convinzione di poter migliorare le cose, tutti insieme.

“Ho un sogno: aprire una palestra per tutti. Si tratta di un progetto a cui tengo molto e che vorrei realizzare il prima possibile. Dopo aver lavorato quattro/cinque anni ininterrottamente, e dopo aver conosciuto persone che fanno qualcosa di veramente interessante, ho voglia di provare a fare qualcosa anche io, come stanno facendo questi ragazzi qua”.

A parlare è Alessandro Borghi e “questi ragazzi qua” sono quelli dell’associazione Grande come una città, che lo ospita per un incontro pubblico gremitissimo, nella Palestra Popolare Valerio Verbano al Tuffelo.

Il progetto dell’attore sposa perfettamente quelli realizzati dall’associazione, nata circa un anno fa nel III Municipio di Roma e che oggi conta all’attivo oltre 500 soci, impegnati ad aprire spazi pubblici di confronto su tematiche di interesse comune come genere, sostenibilità, accoglienza, educazione, per permettere ai cittadini di offrire un proprio contributo al miglioramento della città.

“Per realizzare il mio progetto”, spiega Alessandro Borghi, ” per ora sono andato soltanto da Tommaso Paradiso, poi andrò anche da Salmo, e mi sono detto se ci mettiamo insieme ci seguono 2 milioni e mezzo di persone sui social e dobbiamo sfruttare questa cosa in maniera interessante. Come possiamo fare? Usando il nostro nome, e la voglia di fare delle cose, investendo in delle cose per le persone. Voglio fare una palestra e sto cercando a Roma un posto molto grande e che diventerà un luogo non a scopo di lucro perché noi non abbiamo bisogno di guadagnare con quello che facciamo. Stiamo cercando di farlo ma ci vorrà un po’ di tempo perché questa città è molto complicata. Ho capito che se avessi preso un posto del Comune ci sarebbero venuti a chiedere dei favori invece non voglio farne a nessuno e me lo pagherò da solo. La palestra sarà quindi un posto dove le persone potranno ritrovarsi e imparare delle cose”.

Alla passione per lo sport e la palestra si affianca però quella più grande, la recitazione, anche quella, da condividere:

“C’è poi un’altra cosa che voglio fare, più complessa ma sarà una delle mie priorità, ossia aprire un posto per cui ho già un nome, si chiamerà Accademia di Arte Libera.” spiega infatti Alessandro Borghi, “Qui le persone potranno venire per imparare a recitare, suonare la chitarra, o qualunque altra cosa che abbia a che fare con la libertà di espressione perché mi da molto fastidio che ci siano in questa città tantissimi millantatori, gente che fa spendere ai ragazzi tremilacinquecento euro l’anno per non insegnare nulla. Chi vi chiede tutti questi soldi non ha niente da insegnarvi. Queste accademie sono stracolme di gente che non ha neanche un film all’attivo e insegna recitazione. State attenti. Con quei soldi vi potreste comprare 10 biglietti aerei , fare 5 interrail e lo sapete che scuola di recitazione che vi portate a casa?”.

Il cinema, racconta l’attore, non era, almeno inizialmente, nei suoi piani fino a quando non è arrivato il giorno che gli ha cambiato la vita, 14 anni fa:

“Uscendo dalla palestra incontro questa persona che mi dice ‘senti sto cercando uno con la faccia come la tua per fare una parte in Distretto di Polizia 6’. A quel tempo avevo un problema di autostima e pensai che a quel provino non ci sarei mai andato. Cambiai idea e decisi di provare. Mi presero, e da quel giorno è iniziato tutto”.

Da quel momento iniziano per lui, un ragazzo della periferia romana, proveniente da una famiglia umile, le prime comparse sul piccolo schermo fino ad arrivare al grande schermo, tanto sognato e amato da spettatore.

La consapevolezza di poter arrivare a fare l’attore arriva però con il tempo:

“Ho capito di poterlo fare perché lo facevo con una discreta facilità. Quando incontro i ragazzi delle scuole, nelle Università, nelle scuole di recitazione dico sempre loro che un modo per capire se questo lavoro lo potete fare è se mentre lo state facendo state pensando oppure no: se state pensando state sbagliando, se invece vi viene di fare delle cose, state facendo la cosa giusta, perché questo lavoro è strettamente connesso al concetto di libertà. Consiglio a tutti di fare un corso di recitazione, perché ti apre la testa in una maniera incredibile e ti costringe ad avere a che fare con te stesso in una maniera molto intima, quindi si sbloccano tutta una serie di cose. Ho iniziato ad essere sicuro di me con questo mestiere. Ho capito invece che sarebbe stato quello che avrei voluto fare per sempre quando Stefano Sollima mi ha chiesto di fare Suburra il film”.

Quando si rivolge al pubblico in questa domenica primaverile, è sempre visibilmente emozionato, assicura di non aver provato un’emozione così forte neanche quando, qualche giorno fa, il film Sulla mia pelle, che racconta la tragedia di Stefano Cucchi, è stato proiettato a Bruxelles al Parlamento Europeo. Un un film difficile, che lo ha provato fisicamente ma soprattutto mentalmente:

“ Il film su Stefano è stato per me un regalo.” racconta Alessandro Borghi “C’era la necessità di raccontare una storia così forte, importante. La parte legata al fisico, e al dimagrimento, è stata una delle emozioni più grandi per me. Mi sono detto: per quanto possa provare ad immedesimarmi nella storia della mente di Stefano, se poi la gente non riconosce visivamente qualcosa che lo riporti a lui è inefficace. Quando ho iniziato a lavorare a questo dimagrimento, mi ha aiutato anche il fatto di girare in contemporanea Il Primo Re, di Matteo Rovere. Vivevo in mezzo ai boschi, mangiavo 500 kcal al giorno e questo mi ha provato molto. Quando sono arrivato sul set avevo perso 20 chili: ero passato dai miei 80 attuali a 60. Ma quel tipo di dimagrimento non ha niente a che fare con il fisico. È soprattutto una cosa mentale, perché per dimagrire devi rinunciare completamente alla vita sociale. Avviene una chiusura che ti fa arrivare sul set con la consapevolezza di dover raccontare un dramma mettendo in scena una sofferenza che tu in primis stai già provando. È questa cosa, che agisce su di te, ad aiutarti. Arrivavo sul set completamente svuotato e quella debolezza che sarei dovuto andare a ricercare direttamente invece me la sono trovata addosso nel bisogno che avevo di portare la verità in quella storia”.

Ogni attore porta dentro di sé un immaginario che lo aiuta a immedesimarsi nella parte e a creare un proprio stile. Uno dei tratti distintivi di Borghi è sicuramente la sua romanità, di cui è il rappresentante per eccellenza, come si riscontra nel dialetto romano che non abbandona sul e fuori dal set, e di cui sottolinea l’importanza “perché serve per dare una sensazione di spontaneità e perché le sporcature sono importanti per ricordarsi sempre da dove si viene.”

È proprio la sua città, Roma, a rappresentare il filo rosso che lo lega ai suoi personaggi e ai suoi lavori:

“Roma è la mia città e sono fortemente legato a lei. In tutti i miei film c’è sempre. Nella gente di quartiere rivedo i miei genitori, persone lavoratrici, umili e buone, che conoscono il senso della comunità, proprio come voi oggi che siete qui e state dimostrando che insieme si può lottare per migliorare la propria città, il proprio quartiere”.

Nonostante questo forte senso di appartenenza alla Capitale, città in cui è nato, cresciuto e set di numerosi suoi film che lo hanno reso celebre oggi, Borghi è un attore poliedrico, difficilmente classificabile in un unico genere cinematografico, come dimostrano i molteplici volti della sua città che ha messo in scena: dall’emarginazione e la fragilità di Chicano in Fortunata o di Stefano Cucchi in Sulla mia pelle, alla criminalità di Aureliano Adami in Suburra-la serie e il film, allo smarrimento di un uomo non vedente in The Place o di Vittorio, il ragazzo difficile di Non essere cattivo, che riesce a trovare la sua strada e cerca di salvare l’amico da un triste destino.

La sua particolarità consiste nel non limitarsi a mettere in scena il personaggio, ma ad immedesimarsi in esso, per mostrarne la veridicità delle emozioni che prova, come accaduto per Stefano Cucchi. Rielaborando un immaginario cinematografico è in grado di mostrare al pubblico il volto della comunità di cui ciascuno di noi, lui compreso, è parte integrante. Alessandro Borghi sembra essere il testimone perfetto della collettività che si unisce per costruire qualcosa di bello:

“La mia più grande fortuna sono state le persone. Nutro una grande fiducia negli esseri umani e nelle nuove generazioni. Sapere che quello che faccio oggi può essere un motivo per unire le persone, come è successo oggi, mi rende tanto felice. Tutto questo è incredibile e meraviglioso. Grazie”.

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