Alberto Sordi
Alberto Sordi: © Italfoto

Il 15 giugno si celebrano i 100 anni dalla nascita di Alberto Sordi. Ci facciamo raccontare il grande attore romano dalla giornalista Maria Antonietta Schiavina, che ne ha raccolto le confidenze più intime nel libro “Alberto racconta Sordi”

Dicevano che fosse avaro e invece fece beneficienza per tutta la vita, dicevano che fosse un pò misogeno e poco interessato alle donne e invece fu molto desiderato e ne ebbe tantissime, dicevano che fosse pigro e invece fu un vero stacanovista,  girando in media un film all’anno per tutta la sua lunghissima carriera. Sono solo alcuni degli aspetti del grande Alberto Sordi che si scoprono leggendo il libro di Maria Antonietta Schiavina, “Alberto racconta Sordi” edito da Mondadori. Il volume è uno ‘zibaldone’ di ricordi, pensieri, aneddoti narrati in prima persona dal grande attore romano che ha accolto per un anno ogni settimana la giornalista nel suo studio di via Emilia. Ne è venuto fuori un ritratto inedito, un racconto senza filtri dell’uomo prima che dell’artista. Ne parliamo con l’autrice.

Come ha convinto Alberto Sordi a ‘confessarsi ‘ con lei?

Il mio primo incontro con Alberto Sordi fu per un’intervista per il settimanale Gioia, poi lo incontrai successivamente per parlare di animali a cui lo legava un grande amore, per il mensile “Quattrozampe”, andrai a trovarlo nell’ufficio della sua ufficio stampa, che allora era Maria Ruhle. Erano gli anni in cui stava esplodendo il fenomeno degli ‘opinonisti’, e io, buttai lì una battuta a Sordi, dicendo che sarebbe stato interessante conoscere le sue opinioni su tanti argomenti, magari in un libro,visto che era un uomo di esperienza e un artista amatissimo dal pubblico. Lui sulle prime si schermì dicendo che non era tipo da autobiografie, ma io parlavo di un libro di commenti, pensieri, opinioni. La cosa era solo un’idea buttata lì, fu la sua ufficio stampa a dirmi: ‘Butta giù una scaletta e fagliela avere’,io la buttai giù già sul treno che mi riportava a casa e gliela mandai, senza troppe speranze che mi rispondesse. Dopo due giorni, con mia grande sorpresa, arrivò la telefonata in cui fissammo il primo di quella che sarebbe stata una serie di appuntamenti settimanali nell’arco di un intero anno. Ogni mercoledì, dalle 11 alle 15, raggiungevo Sordi nel suo ufficio di via Emilia e lui alle 11 e un secondo si presentava pronto per affrontare le nostre chiacchierate, ogni volta su argomenti diversi. Io cominciavo proponendogli un argomento  e lui partiva da quello, ma spesso poi vagava, andava fuori tema seguendo il suo estro e i suoi ricordi. Erano dei dialoghi molto belli: parlavamo sorseggiando tè alla pesca e all’ora di pranzo faceva portare prosciutto, formaggio e spumantino. Parte delle registrazioni di quegli incontri sono disponibili su Audible, per chi fosse curioso.

Cosa ha scoperto sull’uomo Alberto Sordi durante queste chiacchierate?

Ho scoperto un Alberto Sordi che non mi aspettavo, oltre agli aneddoti, ai ricordi del grande uomo di spettacolo, Sordi si è raccontato soprattutto nei suoi aspetti più privati, e credo che questo sia quello che può interessare di più allo sterminato pubblico che lo ha amato e che ancora lo ama: i suoi sentimenti, le sue emozioni, i suoi affetti, il suo gusto per le piccole gioie della vita.

Era un uomo della sua generazione, lo si capisce in tanti passaggi e in tante riflessioni raccolte in questo libro: il suo senso di pudore, il suo rapporto con la madre vista quasi come una Madonna, l’attaccamento alla famiglia, alle gioie semplici e tanto altro, ma Alberto Sordi amava i giovani ed era anche amatissimo da loro. Io stessa l’ho seguito durante alcuni incontri con gli studenti delle scuole e ho visto con i miei occhi con quanto entusiasmo i ragazzi lo accoglievano e lo ascoltavano.

Il messaggio più importante che in queste occasioni dava alle nuove generazioni, secondo lei qual era?

La sua incredibile costanza nel seguire un sogno. All’inizio Alberto Sordi ha preso tantissime porte in faccia, ha dovuto subire umiliazioni, ingoiare bocconi amari eppure non si è fermato davanti a niente. Continuava a proporsi agli agenti, ai registi, ai produttori anche quando tutti gli rispondevano: ‘Ma che vuole questo con questo faccione? Ma come? Vuole fare il cinema???” Lui non si è mai scoraggiato e non ha mai pensato a fare niente di diverso nella sua vita, talmente era forte il suo desiderio e la sua passione per il suo lavoro. Questa secondo me è la miglior lezione che i giovani possono assorbire da Alberto Sordi, troppo spesso i ragazzi che dicono di avere un sogno si fermano davanti alle prime difficoltà, alle porte chiuse in faccia: lui quelle porte, alla fine, è riuscito a sfondarle.

Tra tutte le cose che le ha raccontato Alberto Sordi, qual è quella che l’ha più stupita?

Sono state diverse, proprio perché si è raccontato come uomo, non come personaggio pubblico, e si è aperto molto, lasciando scoprire aspetti addirittura insospettabili del suo carattere. E’ noto il suo viscerale attaccamento alla famiglia, e proprio nel racconto della perdita dei suoi famigliari ho scoperto una fragilità che non mi aspettavo. Una delle cose che mi ha colpito di più è stato il ricordo della morte della madre: era talmente disperato da chiudersi dentro casa, cercando di impedire che ne portassero via il corpo. Un dolore profondo, che è lo stesso che ha segnato anche la perdita del fratello Pino e della sorella Savina. Alberto Sordi è arrivato a vendere la casa di Castiglioncello dove era morto il fratello perché, pur avendola molto amata, non sopportava più di andarci senza di lui. La stessa cosa è avvenuta in occasione della morte della sorella Savina al cui ricordo era legata una casa in Friuli di cui l’attore si liberò poco dopo.

Era un uomo talmente sensibile da commuoversi se ascoltava un inno alla Madonna che cantava sempre la madre.

Era poi anche un uomo che ci ha fatto tanto ridere ma si portava dentro le sue malinconie, la più grande era quella di non aver avuto un figlio, ma di fatto la verità era che la vita di Alberto Sordi era il cinema, e aveva sacrificato tutto per il suo lavoro.

Nonostante la sua immagine di scapolone, dal libro esce un Alberto Sordi molto corteggiato e amato dalle donne. Perché non si sposò mai secondo lei?

Le donne non gli mancarono mai, gli saltavano letteralmente addosso. Non si approfittò mai della sua posizione e, nonostante i gossip, non ebbe mai nessuna relazione con le sue partner di set. Eppure fu molto corteggiato e amato. La relazione più importante della sua vita fu quella con una collega, Andreina Pagnani. Lui era un giovane aspirante attore, lei un’ attrice già famosa, vedova, molto più anziana di lui, che lo lasciò quando scoprì un tradimento di Sordi. Quel legame, in forme diverse, durò per tutta la vita e lui fu al suo capezzale e soffrì moltissimo quando lei morì. Le altre, tante, donne che ha avuto, sapevano che Alberto Sordi non le avrebbe mai sposate perché era lui a mettere subito le cose in chiaro: gli bastava quello che già aveva, una casa, la sua famiglia, e poi aveva già un grande amore che toglieva spazio a tutto il resto: il cinema. La donna più importante della sua vita in realtà fu la sua amatissima madre e, forse, questa figura un po’ ingombrante, gli ha impedito di legarsi fino in fondo.

Un’altra diceria che viene clamorosamente sfatata da questo libro è quella sull’Alberto Sordi avaro

E’ un’altra delle cose che ho scoperto e che mi ha sorpreso di lui. Alberto Sordi era l’esatto opposto dell’avaro, ha aiutato gli altri in molti modi per tutta la sua vita. Nel libro è raccontato come questa diceria risalisse all’epoca della Dolce Vita, quando tutti i suoi colleghi frequentavano locali, facevano vita notturna e lui invece faceva una vita più riservata. Qualcuno scrisse che, evidentemente, lo faceva per non spendere soldi e da allora in poi questa nomea gli è rimasta addosso, anche perché lui non ha mai fatto nulla per rendere pubblica la sua generosità, che è stata tanta. Ha aiutato spesso amici e parenti in difficoltà, ha pagato le cure mediche al figlio di Anna Longhi e alla sua fedelissima segretaria Nunziata quando scoprì di avere una malattia seria, ha aiutato ospizi, orfanotrofi, fatto beneficienza per tutta la vita, tutto questo in silenzio, mentre lo chiamavano ‘avaro’.

In sintesi, lei che gli ha strappato tante confidenze, come definirebbe l’uomo e l’artista Alberto Sordi?

Geniale, costante, forte e fragile e soprattutto, inimitabile perché è stato davvero unico e non ha eredi.

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