ddl zan cosa dice il testo
Oggi in aula al Senato il ddl Zan Foto: Pexels

Dopo mesi di ostruzionismo che ha condannato il ddl Zan nella palude della Commissione Giustizia del Senato, oggi il testo arriva finalmente al dibattito in aula. E’ prevista, e ampiamente annunciata una battaglia senza esclusione di colpi. Ad affrontarsi saranno, pd, 5 stelle, Leu da una parte, e Lega e il resto della destra dall’altra. A fare da ago da bilancia, il partito di Italia Viva.


Ma cosa prevede il ddl Zan e perché sta infuocando da mesi gli animi e il dibattito politico e mediatico italiano?


Ddl Zan, cosa dice il testo


Quello che viene chiamato spesso sinteticamente disegno di legge contro l’omotransfobia, in realtà abbraccia un contesto più ampio.


Il ddl che porta la prima firma del deputato pd Alessandro Zan è un breve testo, è composto solo da 10 articoli, che in alcuni punti ha da subito sollevato polemiche e battaglie politiche.


Il titolo completo del testo recita: “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità“.


Lo scopo è quello di integrare l’articolo 604 del codice penale, nei paragrafi bis e ter. L’articolo interviene sulla “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa“. A questi motivi, il ddl Zan aggiungerebbe appunto i motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Indicando anche tali motivi come aggravanti.


Il testo che oggi inizia ad essere discusso in aula al Senato prevede anche un’integrazione della Legge Mancino, che è la legge contro i crimini di odio e incitamento all’odio, contestualizzandoli anche relativamente ai “motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità“.


Ddl Zan, gli ostacoli da superare


Ma cosa è che spaventa tanto di questo testo la destra, guidata dalla Lega, a capo della crociata contro il Ddl Zan?
Il primo elemento ritenuto inaccettabile da chi si oppone a questo testo è l’uso dell’espressione identità di genere.


Un’espressione esplicitata nello stesso disegno di legge come: “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.“


C’è poi l’articolo 7 che ha portato non solo la destra sulle barricate, ma anche il Vaticano. Il segretario di stato è intervenuto con una nota recapitata all’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede. In tale nota, di fatto, oltre ad esprimere preoccupazione, si invitava a rivedere il testo del provvedimento.


Quello che non va giù dunque è la parte legata alla ‘prevenzione’ relativamente alla discriminazione ‘di genere’, che, nella retorica avversaria è diventata ‘la propaganza dell’ideologia gender’.
Il ddl Zan propone infatti di istituire a livello nazionale la Giornata contro l’omotransfobia che viene celebrata a livello internazionale ogni 17 maggio. In questa occasione si prevede di dare vita a iniziative di sensibilizzazione in particolare nelle scuole.
La questione della sensibilizzazione in materia nelle scuole è il nervo scoperto per il Vaticano. Da queste attività di sensibilizzazione previste per il 17 maggio infatti, non sarebbero certo esentate le scuole cattoliche.


C’è poi il sempiterno spauracchio della censura sulla libertà di espressione.

Su questo la lettera del Ddl Zan, all’articolo 4 recita “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.”


Dunque, lo spirito del testo punisce non la libera espressione, ma solo quelle condotte che possono determinare il concreto pericolo di atti discriminatori o violenti. In questo passaggio si consuma una battaglia feroce, perché la formulazione lascia spazio di discrezionalità sulla valutazione di cosa determinerebbe il ‘concreto pericolo’ e cosa no.


Cosa succederà oggi in Senato


La battaglia sul ddl Zan, dunque è apertissima. Il testo, passato a novembre alla Camera, ha dovuto attendere fino a metà aprile la calendarizzazione per la discussione in aula a Palazzo Madama.


Per mesi è rimasto in commissione giustizia, sepolto da emendamenti, ostruzionismo e rimandi vani.
In questi mesi sono arrivate anche proposte alternative. Una è il ddl Ronzulli, appoggiato dalla Lega che, tra le altre cose, eliminava le espressioni legate al genere.

Nel frattempo la battaglia politica è diventata battaglia mediatica. E l’ingerenza del Vaticano, ha di fatto fatto fare un passo indietro a qualcuno, a iniziare dalla formazione guidata da Matteo Renzi.


Il ddl Zan arriva al dibattito in Senato senza relatore, e in molti scommettono che ogni cavillo regolamentare sarà usato per rallentarne ancora l’iter.

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