via poma

Agosto a Roma nel 1990 non era come agosto a Roma oggi. Si assisteva infatti a quel fenomeno ormai sconosciuto che era ‘la serrata’. Negozi chiusi, uffici e palazzi svuotati, strade deserte in cui rimbombava il frinire delle cicale. I pochi romani rimasti in città di giorno si rintanavano in casa a combattere l’afa con i ventilatori, visto che non c’erano posti dove andare, eventi da frequentare, centri commerciali aperti tutto l’anno in cui rifugiarsi e far passare qualche ora. Agosto a Roma nel 1990 era la definizione della desolazione. In questo scenario apocalittico e un po’ angosciante si consumò l’omicidio di via Poma, uno dei gialli più intricati del ‘900 a cui, ad oggi, nessuno ha trovato soluzione.

L’omicidio di Simonetta Cesaroni

Simonetta Cesaroni, aveva vent’anni, una cascata di riccioli neri a incorniciare un viso minuto da ragazzina, un fidanzato, una vita normale. Anche lei stava per andare finalmente in ferie quel 7 agosto di trent’anni fa. Era il suo ultimo giorno di lavoro negli uffici dell’Aiag in via Poma 2, prima del meritato riposo estivo. La ragazza lavorava lì da qualche tempo, part time, in orario pomeridiano.

Alle vacanze, come tutti sanno, Simonetta Cesaroni non arrivò, perché venne uccisa brutalmente da qualcuno che si accanì con 29 colpi di arma da taglio su di lei. Una tragedia che sconvolse la città, un evento inquietante che per anni rimase non solo nell’immaginario collettivo, ma addirittura nei modi dire dei romani. Prima di tutto questo ovviamente, la terribile morte di Simonetta Cesaroni è la tragedia di una famiglia, ma anche di persone che sono state coinvolte a vario titolo nell’inchiesta che ne seguì e una sfida ardua per gli inquirenti.

L’inchiesta

Se volete ripercorre le tappe investigative in quasi tutti i dettagli dell’intricata vicenda, potete leggere il romanzo “Via Poma”, in libreria in questi giorni per Newton Compton. Scritto a quattro mani da Antonio Del Greco, nel 1990 a capo della Squadra Mobile di Roma, e da Massimo Lugli, ex nerista di Repubblica. Entrambi, ognuno su suo fronte, lavorarono al caso all’epoca e, seppur hanno deciso di dare ai loro ricordi la forma di un romanzo, Via Poma vi farà conoscere tutti i passaggi, il lavoro, le incertezze, i dubbi e le difficoltà che hanno portato al niente di fatto su quell’efferato omicidio.

Nel romanzo i personaggi hanno nomi diversi eppure sono tutti riconoscibilissimi. Il racconto si concentra sulle prime due fasi dell’inchiesta. La prima: quella a ridosso dell’omicidio che portò al’incarcerazione ‘a tempo determinato’ del portiere Pietrino Vanacore, quasi subito scagionato (e morto suicida alla vigilia del giorno in cui avrebbe dovuto testimoniare nell’ambito del processo a Raniero Busco nel 2010). Ci fu poi la seconda fase, quando un ambiguo personaggio divenne un ‘supertestimone’ spuntato dal nulla che indirizzò l’attenzione degli inquirenti sul nipote di uno degli inquilini di via Poma e frequentatore del palazzo, Federico Valle, ennesima pista rivelatasi inconsistente.

La terza fase di questa lunga storia, è il processo, a 20 anni di distanza dei fatti, all’uomo che era stato il fidanzato di Simonetta all’epoca dell’omicidio, Raniero Busco. Un uomo che era stato ovviamente lungamente ascoltato subito dagli investigatori ,e che si è ritrovato coinvolto e accusato dell’atroce assassinio della sua allora fidanzata a causa di tracce di un morso sul seno della ragazza. Condannato in primo grado a 24 anni, fu poi scagionato da ogni accusa nei successivi gradi di giudizio, e oggi vive la sua vita cercando di dimenticare.

Via Poma: 30 anni e nessun colpevole

Rimane, a 30 anni da quel giorno, il dolore della famiglia di Simonetta, che ancora oggi rivendica il diritto di sapere cosa sia successo nel condominio di via Poma 2 quel 7 agosto del 1990.

Lo  ha fatto, a mezzo stampa, ancora qualche giorno, fa Federica Mondani, legale dei Cesaroni che così ha chiarito a RaiNews la posizione della famiglia:

“L’omicidio di via Poma rappresenta una sconfitta per tutto il sistema giudiziario italiano, una sconfitta per lo Stato. Per la famiglia il dolore non cambia, hanno questa ferita che non si chiuderà mai anche alla luce di alcuni dubbi che non sono stati sgombrati. L’indagine si può riaprire in qualsiasi momento”.

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