4 gennaio 1944 deportati regina coeli

Questa mattina il sindaco di Roma Roberto Gualtieri deporrà una corona in memoria dei deportati di Regina Coeli. Quello del 4 gennaio 1944 è un rastrellamento nazista rimasto dimenticato a lungo, e tornato alla luce grazie alla caparbietà di un nipote di uno degli uomini coinvolti e di altri ricercatori.

Ma chi e quanti erano questi uomini, e qual è stata la loro destinazione finale?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo proiettarci nell’atmosfera cupa della Roma occupata.

Già da fine 1943 i collaborazionisti si rivelano efficienti bracci operativi dei nazisti. Si impegnano a far capire da che parte stanno, e uno dei metodi che scelgono per far arrivare forte e chiaro il loro messaggio è intensificare le attività contro ‘soggetti indesiderati’, cercati casa per casa e finiti nelle celle di Regina Coeli.

Da lì, in circa 300 partiranno la mattina del 4 gennaio 1944 con destinazione Stazione Tiburtina. Ma questa è solo una prima tappa, il ‘centro raccolta’, perché poi saranno fatti salire su un treno con destinazione, a loro, sconosciuta.

Oggi sappiamo che quel treno era simile in tutto e per tutto ai tanti treni della morte che viaggiavano verso l’Europa centrale.

I deportati di Regina Coeli e il treno della morte degli italiani

La destinazione del ‘treno degli italiani’ era il campo di concentramento di Mathausen. Partirono in 300 e in 257 non fecero più ritorno.

Tra questi indesiderabili, circa 70 erano detenuti per motivi politici: comunisti, anarchici, socialisti, liberali, resistenti, oppositori a vario titolo dei nazisti. E poi ebrei, renitenti alla leva, semplici ragazzi e ragazzini (anche un quattordicenne) sbandati.

Una pagina nerissima di storia cittadina, a lungo rimasta nell’ombra, che evidenzia anche indicibili complicità di italiani contro italiani a sostegno degli occupanti tedeschi.

I circa 300 deportati di Regina Coeli sono alla fine usciti dal buio che li aveva inghiottiti e il 4 gennaio 1944 è diventato un altro giorno nero da cui trarre spunto per non ripetere errori del passato.

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