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25 aprile: la resistenza delle donne a Roma

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25 aprile resistenza donne a roma

In questo 25 aprile vi raccontiamo qualcosa sulla Resistenza delle donne, di cui vive testimonianza a Roma

C’è un pugno di strade, nell’estrema periferia romana, che ci ricorda ogni giorno che insieme agli uomini, anche molte donne, più’ di settant’anni fa, scelsero la Resistenza.

Una scelta scomoda e pericolosa, ma una scelta necessaria quella delle quindici donne, medaglie d’ oro al valore, ricordate dalle vie a loro dedicate nella zona di Selva Candida, a Casalotti, nel quadrante ovest della città, già oltre il raccordo.

I nomi di  donne di tutta Italia: Irma Bandiera, Ires Bedeschi, Teresa Gullace, Livia Bianchi, Cecilia Deganutti, Annamaria Enrtiques, Gabriella Degli Esposti,Norma Pratelli Parenti, Tina Lorenzoni, Ancilla Marighetto, Clorinda Menguzzato, Irma Marchiani, Rita Rosani, Modesta Rossi,Virginia Tonelli, sono lì a ricordare il tributo di sangue che anche le donne italiane hanno dato alla lotta di Liberazione, che fu lotta dura, ma non solo lotta di uomini.

Ci furono donne,in quegli anni, come le ‘ragazze di Selva Candida’, che morirono tutte per questo, che scelsero il modo più’ diretto per sostenere i partigiani: abbandonando casa e famiglia, per abbracciare le armi.

La storia ci testimonia però, non solo del sacrificio delle militanti, ma anche di un contributo più’ quotidiano e non meno concreto delle donne alla Resistenza, un contributo,che ha gli stessi caratteri di quello dato dalla società femminile in ogni guerra moderna, ma raccontato sempre poco, forse perché più silenzioso e spesso non sintetizzabile in un singolo eclatante atto eroico.

Basti pensare a quello che successe a Roma, nei mesi bui dell’ occupazione tedesca: furono circa centoventi le donne arrestate e portate a via Tasso o a Regina Coeli, alcune furono deportate in Germania.

Erano donne, queste, che avevano scelto la strada della militanza, che svolgevano ruoli importanti per la propaganda antifascista e il trasporto delle armi.

Ma molte altre romane, meno inquadrate politicamente, fecero la loro parte, chiedendo pane  e libertà per loro, i loro mariti e i loro figli, sfidando gli occupanti, guidando le manifestazioni contro i rastrellamenti o gli assalti ai forni.

Otto donne furono uccise davanti al mulino del Forno Tesei a Ponte di Ferro.

Caterina Martinelli, madre di sei bambini, che aveva guidato le popolane del quartiere nell’ assalto a un forno al Tiburtino, fu freddata invece sulla strada di casa, mentre rientrava con la pagnotta conquistata e teneva in braccio la sua figlia più’ piccola, ancora lattante, che si salvo’ dai proiettili tedeschi, ma rimase lesionata alla spina dorsale.

 Rosa Guarnieri Calo’ Carducci (anche a lei è dedicata una strada, a Ostiense), fu invece uccisa mentre si opponeva all’arresto di suo figlio da parte delle S.S.

E come dimenticare Teresa Gullace Talotta, la donna la cui storia ispirò a Rossellini il personaggio della sora Pina in Roma Città Aperta. La popolana incarnata da Anna Magnani che nella sua corsa disperata per raggiungere il marito arrestato dagli occupanti viene freddata davanti agli occhi del figlioletto.

Anche Teresa trovò fu uccisa per mano tedesca, la mattina del 3 marzo 1944, (in una città in cui si preparavano gli eventi tragici che avrebbero portato alle Fosse Ardeatine), nella caserma dell’ 81mo fanteria di viale Giulio Cesare. Qui la donna era andata a protestare con altre donne, madri, mogli dopo il rastrellamento che aveva portato via i loro uomini. Tra questi suo marito Girolamo Gullace.

Secondo le testimonianze, Teresa tentò di avvicinarlo e fu freddata da un tedesco. La rabbia montò e la manifestazione si trasformò in una vera rivolta. Girolamo fu liberato e Teresa, madre di cinque figli e incinta del sesto, divenne un’icona della Resistenza a Roma. Immortalata per sempre dalla corsa tragica di Anna Magnani.

A Roma, dopo l’ 8 settembre, c’erano prigionieri di guerra, profughi fuggiti dalle città distrutte del basso Lazio, ma anche funzionari, impiegati, che si diedero alla macchia per non essere costretti a collaborare con i tedeschi, diventare repubblichini: una massa di uomini in fuga, che trovarono aiuto nel coraggio quotidiano delle donne che li curarono, li nascosero e li assistettero nella clandestinità. Un contributo che non si può’ non ricordare oggi, per i settant’ anni della Liberazione.

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