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LA LUNGA ESTATE CALDA: IL PUNTO SULL’EMERGENZA SICCITA’

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Veduta aerea del lago di Bracciano Foto: ©ArchivioItalfoto/TuaCityMag

L’estate della siccità ha messo davanti i romani a un nuovo incubo: la minaccia, inedita, del razionamento delle risorse idriche.

Razionamento che avrebbe coinvolto 250 mila persone, spalmato su turni di otto ore, divise per municipi. Dalla decisione di chiudere le fontanelle romane (i ‘nasoni’) per evitare lo spreco, Acea, di cui Roma Capitale detiene il 51% in azioni, ha alzato il muro contro le istituzioni. Si era arrivati alla decisione di dover chiudere i nasoni perché, l’erogazione di acqua proveniente dal Lago di Bracciano non era più a norma, dato che il lago a causa della siccità, ha diminuito il suo livello sotto il limite della soglia di guardia di 35 cm e i Sindaci dei comuni del bacino del lago – Bracciano, Trevignano e Anguillara –  hanno affrettato a urlare la loro indignazione.

Il divieto della presa d’acqua per derivazione voluta dalla Regione Lazio è stato subito impugnato dalla multiservizi e presentato presso il Tribunale delle Acque. In stallo sui provvedimenti e non senza polemiche, sono stati fissati due vertici per cercare una soluzione comune.

Il 25 luglio in Campidoglio si sono incontrati la Sindaca di Roma, il presidente di Acea Ato 2 Paolo Saccani e l’assessore regionale competente Fabio Refrigeri. Il colloquio si è concluso con un niente di fatto. lI 26 luglio si è svolto invece un incontro dell’osservatorio permanente sugli usi idrici dell’Appennino centrale a cui hanno partecipato Regione Lazio e Acea, con la presenza del Ministro dell’Ambiente GianLuca Galletti.In questa occasione si è messa a punto una strategia basata sulla scelta di “incrementare prelievi di acqua da fonti alternative” per evitare di attingere dalla riserva del Lago e il conseguente razionamento d’acqua che provocherebbe sulla popolazione della Capitale non pochi disagi.

La parola sull’acqua “bene comune” l’hanno presa un po’ tutti, ora che il problema è di evidente interesse pubblico, con i turisti che si immaginano di trovare il “deserto del Sahara”, cittadini che corrono nei supermercati facendo scorta di bottiglie di minerale, ritroviamo calzante la profetica frase del Premio Nobel Alternativo per la Pace Vandana Shiva quando nel suo libro sulle Guerre dell’acqua ricordava la frase pronunciata nel 1995 dal vicepresidente della Banca mondiale: “Se le guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo avranno come oggetto del contendere l’acqua”.

Rimanendo alla piccola ma importante ‘guerra dell’acqua’ in corso entro i confini del raccordo, sarebbe stata istituita , un tavolo tecnico,una “cabina di regia” per intenderci, tra Regione e Acea, un’ iniziativa di difficile  realizzazione, dato che la multiservizi avrebbe negato alla Regione anche il prelievo dal Peschiera, uno dei maggiori acquedotti che servono i quartiere della città che non si abbeverano nell’acqua del Lago di Bracciano.

Giungono consigli anche dal sindacato Uil Lazio che, per evitare il razionamento, propone di “raddoppiare la portata delle condutture del Peschiera, investire sulla rete, aumentare gli stanziamenti per la manutenzione stradale e ripristinare i centri operativi di Acea”.

Il 27 luglio arrivava la sentenza dal Tribunale delle Acque: rigettato il ricorso di Acea contro la Regione. Così, mentre i due contendenti se la battevano in un incontro-scontro senza precedenti, il Governo è intervenuto in due mosse. Prima, la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha ammonito con qualche riga Raggi e Zingaretti invitandoli a garantire la fornitura ai servizi sanitari essenziali, nonostante la Raggi avesse precedentemente dichiarato che avrebbe fatto il possibile per non procurare ulteriori disagi ai cittadini ma anzi cercando di tutelarli, ma soprattutto che ospedali e mezzi di soccorso avrebbero avuto la priorità sull’utilizzo dell’acqua.

In seguito, il Governo è intervenuto con un’ordinanza da varare durante il prossimo Consiglio dei Ministri del 28 luglio per “derogare ai limiti imposti dalle concessioni per la captazione nelle regioni in stato di calamità naturale”. Nella stessa mattinata del 27 luglio poi, mentre si attendeva con ansia il responso dell’ultimo vertice, arrivò la notizia di alcune perquisizioni eseguite dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) negli uffici di Acea Ato 2, indagata dalla Procura di Civitavecchia, da cui sono state sequestrate alcune documentazioni. Al presidente Paolo Saccani è stato notificato dal Tribunale di Velletri un avviso di garanzia per il reato di inquinamento ambientale colposo, in merito all’indagine sulle criticità ambientali del lago di Bracciano. Il reato contestatogli e derivato da due denunce è disciplinato dal nuovissimo articolo 452 bis del codice penale sull’inquinamento ambientale.

Alla fine di una settimana di fuoco, con i romani in attesa col fiato sospeso, si è deciso per il no: “Insieme al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che ringrazio, abbiamo scongiurato un disagio per centinaia di migliaia di cittadini romani e scongiurato che Roma facesse una pessima figura internazionale”, così ha annunciato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Salvata Roma, per ora.

La decisione di razionare l’acqua secondo turni è stata però presa per almeno 20 comuni della provincia capitolina, tra Rocca di Papa e Lariano.

Zingaretti poi, ha anche annunciato che i prelievi d’acqua dal Lago di Bracciano inizieranno dal 1° di settembre, nel frattempo Acea potrà continuare a captare fino al 10 agosto 400 litri al secondo rispetto ai 900 attuali e 200 litri al secondo dall’11 al 31 agosto. Non senza polemiche ha inoltre spiegato: “facendoci carico di un problema creato da altri, confermiamo la nostra massima attenzione alla tutela del lago e al tempo stesso cerchiamo di coprire l’incapacità dell’ente gestore a garantire i servizi essenziali”. Parole aspre che sull’“incapacità” trovano  naturale conferma nell’ultimo avviso di garanzia che le forze dell’ordine hanno presentato al “gestore” Saccani.

I provvedimenti, come si può notare, hanno assunto per i più una valenza del tutto precaria, la sensazione più comune è che si sia corsi ai ripari in un momento d’emergenza ma ciò non risolve il problema a monte che potrebbe con ogni probabilità ripresentarsi dopo l’estate e se la siccità si protrarrà oltre le previsioni.

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