ogni giorno 3 morti sul lavoro

Ogni giorno 3. No, non è la media del numero di caffè che si concedono nell’arco della giornata gli italiani, e nemmeno , le ore quotidiane che passiamo imbottigliati nel traffico in una grande città.

Ogni giorno 3, i numeri inaccettabili delle morti bianche in Italia

Ogni giorno 3 è il numero dei morti sul lavoro in Italia. Una statistica agghiacciante. Ogni giorno 3 lavoratori perdono la vita nell’esercizio del proprio mestiere, ogni settimana sono 21 le persone che, uscite di casa per recarsi al lavoro non sono più tornate. Il conto finale in un anno segna l’assurda cifra di 1221 morti bianche, uomini e donne che perdono la vita ogni anno in Italia sul posto di lavoro.

Numeri enormi, di cui però non abbiamo chiara l’entità, perché spesso, li percepiamo, appunto, solo come numeri.

E invece, dietro queste dolorose statistiche si nascondono altrettante vite spezzate, con i loro sogni, i loro affetti, il loro mondo che, dopo di loro, non saranno più gli stessi.

A farci entrare nel vero significato di questi numeri, in un libro che si intitola, appunto, “Ogni giorno 3”, è la penna di Giusi Fasano, cronista del Corriere della Sera, che ci propone di ascoltare le loro storie, direttamente dalla voce dei protagonisti. Sono loro, i morti sul lavoro, a condurci nelle loro vite e a spiegarci quale tragedia sia stata la loro fine, per loro e, anche, per tutte le persone che condividevano con loro giornate, progetti, vita.

Le storie dei morti sul lavoro per capire l’entità della tragedia

C’è la colf filippina caduta di sotto mentre lavava i vetri di un appartamento nella calura di un estate milanese che era arrivata in Italia con il sogno grande di regalare il migliore futuro possibile ai suoi tre figli lasciati a crescere a casa.

C’è il ragazzo che è felice di avere appena preso il primo stipendio e si reca per l’ultimo giorno al lavoro gonfio di orgoglio per la nuova conquista dell’autonomia economica. Ha solo 18 anni e quel giorno sarà l’ultimo della sua vita.

Ci sono i due fratelli, rimasti avvelenati in un silos dell’azienda agricola di famiglia, una famiglia che perderà in un colpo solo due figli giovani ed entusiasti, innamorati della terra.

Ci sono coloro che per lavoro salvano la vita degli altri: il medico del servizio alpino, il vigile del fuoco, il medico di base, il poliziotto. Tutti caduti mentre cercavano di proteggere o salvare qualcuno che aveva bisogno d’aiuto.

Ci sono le donne dei campi, schiantate dalla fatica in un mondo fatto di prepotenze, umiliazioni e zero diritti.

Ce ne sono in tutto 21, come il numero medio dei morti sul lavoro in Italia in una qualsiasi settimana dell’anno.

21 anime che si raccontano in prima persona.

E’ una spoon river piena di dolore, ma anche di profondissimo rispetto, quella su cui ci propone di aprire gli occhi “Ogni giorno 3” di Giusi Fasano, che ha lavorato con le famiglie delle vittime per entrare nel loro mondo e poter restituire l’ingiustizia di morti che nella quasi totalità dei casi si sarebbero potute evitare rispettando le regole, riconoscendo la necessità delle dovute tutele sui posti di lavoro e diffondendo di più la cultura della sicurezza a tutti i livelli.

Un libro da leggere in questo 1 maggio, e in ogni altro giorno dell’anno in cui, mentre sfoglieremo queste pagine e ci coinvolgeremo calandoci nella sorte ingiusta dei protagonisti, altri tre nomi si aggiungeranno a questa inaccettabile lista nera. A meno di cambiare velocemente rotta.

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