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“Detective per caso”: il film che supera i pregiudizi

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“Detective per caso” nei cinema oggi e domani è un film davvero speciale in cui attori disabili interpretano ruoli da non disabili, contro ogni pregiudizio.

“Detective per caso”, lungometraggio di Giorgio Romano, ha una particolarità: è la prima produzione italiana ad aver utilizzato attori disabili per interpretare ruoli altrimenti interpretati da attori affermati.

La protagonista è Giulia, interpretata da Emanuela Annini, una venticinquenne con la passione, coltivata sin da piccola, per i gialli e le indagini. Il suo è un vero e proprio dono: riesce infatti sempre ad indovinare il colpevole di uno dei suoi programmi televisivi preferiti, Occhio Privato, condotta dalla detective Ramona (interpretata da Claudia Gerini), e di cui lei è grande fan. L’occasione per realizzare il suo sogno di diventare una detective, rimasto nel cassetto, si presenta quando suo cugino Piero (Alessanro Tiberi), a cui lei è molto legata, viene coinvolto in una rapina e successivamente rapito. Sarà proprio il motto della sua eroina Ramona, “Niente che una buona indagine non possa risolvere”, a spingere Giulia, insieme agli amici di una vita Valeria (Giulia Pinto), Panico (Giordano Capparucci), Sandro (Matteo Panfilo) e Oreste (Giuseppe Rappa), a raccogliere gli indizi per ritrovare il cugino e salvarlo, affrontando sfide e situazioni tragicomiche.

Il lungometraggio il 18 e 19 marzo sarà in oltre 200 sale italiane, è stato una vera e propria scommessa, come spiega Daniela Alleruzzo, Presidente dell’Associazione L’Arte nel Cuore e ideatrice del film:

“Con un budget di soli 250mila euro, ed in sole quattro settimane, grazie all’aiuto pro-bono di attori professionisti che hanno deciso di prendervi parte, siamo riusciti a realizzare questo bellissimo progetto che per me, prima di tutto, ha significato la realizzazione di un sogno: vedere i miei ragazzi recitare in un film. Quando c’è talento non esistono barriere e i ragazzi lo hanno dimostrato”.

L’Arte nel Cuore è un’associazione nata 13 anni fa, proprio con lo scopo di dare la possibilità a persone con una disabilità e normodotate di apprendere le tecniche di recitazione e metterle in scena nel modo più naturale possibile, dimostrando alle persone che abbattere le barriere si può. Guardando il film si ha proprio questa impressione: non si percepisce la differenza tra attori professionisti e i ragazzi dell’Accademia, perché la recitazione degli uni e degli altri si fonde in un sincronismo naturale, tanto che lo spettatore assiste al fluido divenire delle cose. Il film si inserisce in una corrente cinematografica che è stata definita “cornice nuova”

come sottolinea Giampaolo Letta

“ossia a mettere in scena la normalità sono i ragazzi con una disabilità. La parola chiave è collaborazione, ed è proprio attraverso di essa che posso spiegare come è nato il coinvolgimento di Medusa. È questo lo spirito con cui abbiamo lavorato a questo progetto di Daniela, che ci ha colpito sin da subito”.

La sua realizzazione è stata possibile grazie anche alla Fondazione Allianz Umanamente, propulsore del girato, che ha investito le sue risorse considerandolo un progetto importante dal punto vista umano e qualitativo. Questo film nasce anche con l’obiettivo di trasmettere un messaggio di speranza alle famiglie di questi ragazzi e per dimostrare che è possibile superare i pregiudizi, come ha spiega l’Alleruzzo:

“Perché un ragazzo down, con la spina bifida, in carrozzella o con un ritardo mentale non può fare l’attore? Perché dobbiamo prendere gli attori normodotati per fargli fare ruoli da disabili quando ci sono attori professionisti che possono fare quel ruolo? Basta parlare sempre di disabilità come una fascia bassa. Noi da loro possiamo imparare tanto: passare un pomeriggio con loro vi cambia la vita. Il messaggio di questo film è che anche loro possono, e devono, quindi mi auguro che tutti i sacrifici fatti per realizzare questo film siano visti ma soprattutto supportati”.

Claudia Gerini, descrive così l’esperienza sul set con i colleghi attori dell’Arte nel Cuore e in particolare con Emanuela Annini, con cui ha condiviso più scene:

Sono felicissima di questo film, del mio personaggio un po’ sopra alle righe e di tutta questa esperienza. Io ho lavorato con Emanuela e con gli altri e li ho trovati tutti preparatissimi. Considerate che abbiamo avuto a disposizione per girare solo quattro settimane e quindi abbiamo lavorato tanto e in modo molto intensivo.  Correvamo tanto sul set .E’ stato un lavoro  piuttosto faticoso ma Manuela è stata molto brava, trovo che abbia uno stile di recitazione molto naturale, è riuscita a dare autenticità al personaggio. “

Detective per caso è anche un racconto che, senza ricorrere ad artifici cinematografici, mette in scena la quotidianità, l’amore, l’amicizia, la collaborazione per trovare una soluzione ai problemi, con estrema naturalezza, come sottolinea anche Emanuela Annini, dandoci una grande lezione di vita: “Non bisogna mai essere artefatti, neanche nella vita”.

La scommessa di superare il concetto di diversità è stata vinta a pieni voti, mettendo in scena la vera essenza dei personaggi, che sono quelli che potremmo incontrare per strada tutti i giorni, che affrontano problemi di vita quotidiana, e che evolvono insieme al divenire della storia.


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